FUTURO DELLA CRISI: QUANDO I MALI NON VENGONO MAI SOLI
Di F. Allegri
Il peggio che potrebbe accadere, si verificherà nei prossimi 4 mesi. Se a qualcuno tutti i disastri che sono accaduti negli ultimi tre anni fossero sembrati poca cosa, stavolta avrà una nuova occasione per ricredersi. Quello che ci circonda non è solo una disgrazia dell’economia, il discorso va allargato.
Io credo che si possa parlare di un fallimento morale della liberalizzazione così come la progettarono i democratici americani durante il secondo mandato di Bill Clinton e la peggiorarono durante i due mandati di Bush figlio.
Si può anche cominciare a parlare di crisi del consumismo e forse si potrebbe proporre qualche idea della decrescita quasi felice. Tutti i dogmi del consumismo vacillano a partire dal vivere a debito passando per le speculazioni sul lavoro di tanta brava gente.
Il mito del turismo e della macchina o del tecnologico sono in forte perdita e stanno peggio gli arredatori e tanti mestieranti del terziario avanzato che da oggi andrà inteso come superfluo e superato.
Abbiamo capito da mesi che Wall Street e la City londinese non erano più in grado di gestire il gioco d’azzardo globale, anzi questo gli stava esplodendo fra le mani. E forse anche per questo motivo, in molti, abbiamo detto che il peggio doveva arrivare. Lo confermo per sottolineare che ha cominciato a muoversi e a travolgere altre difese e colpire duro varie nazioni che sono più importanti della vecchia Islanda.
L’alluvione recessiva ha già tracimato i confini del finanziario anche se ridimensionerà ancora certi ex giganti della borsa. Da qualche mese la recessione mangia i posti di lavoro, molte imprese di ogni dimensione e gratta i bilanci statali.
La recessione ha invaso tutte le nostre vite. Di certo il consumismo subirà un ridimensionamento, ma non si va verso la Decrescita, io vedo una vita spartana e plumbea e tanta rabbia soprattutto fra chi avrà perso in malo modo i guadagni derivanti dai lavori di una vita.
L’Italia avrà la sua recessione particolare, quella del suo debito pubblico che costa ottanta miliardi di euro di interessi annui.
Servirebbe un governo forte onesto e competente e io non lo vedo. Servirebbe un’opposizione parlamentare cosciente e io non la vedo.
Servirà un salto di qualità fra le persone che hanno cominciato a mobilitarsi e qui occorre sperare e aspettare.
Esiste una santa alleanza fra Cina e USA, ma questa conviene solo a breve termine e può creare nuovi problemi ad un’Europa che si muovesse in ordine sparso o con politiche economiche anti popolari o favorevoli a certe minoranze finanziarie e burocratiche.
Nel medio termine la salvezza dell’Europa passa attraverso la riscoperta della funzione produttiva e della valorizzazione dei commerci nei suoi mari, in primis il Mediterraneo, in secundis il Baltico.
L’Europa può fronteggiare i cinesi come e quando vuole, purché lo voglia e lo faccia unità. Uniti si esce dalla crisi e non servono dei titani, bastano dei protagonisti. Servono sforzi intensi e si è già perso del tempo e sprecato tante risorse.
Per fortuna la linea del dialogo internazionale con Russia, Iran e paesi arabi si sviluppa sempre più e anche questa è una notizia confortante.
L’aver scongiurato nuove guerre significa dimezzare gli effetti presunti della recessione!