Un giorno entusiasmante solo per Barack Obama
Di F. Allegri
Prendi un presidente americano eletto a furor di popolo, fategli comprare titoli che nessuno vuole e che valgono poco più di niente e poi pretendete che il mondo esca dalla crisi.
E’ troppo anche per una favola o una storiella.
Non è una novella ma quello che è accaduto lunedì quando Obama ha fatto acquistare al governo del suo paese mille miliardi di titoli velenosi o titoli spazzatura. Chiamateli come volete.
Nei primi due mesi del suo governo abbiamo visto altri ingredienti della ricetta di Barack Obama che si possono considerare migliori di quello di ieri. Abbiamo capito che Obama è abbastanza nazionalista, quasi protezionista, ma solo in materia di pollice verde e di industria meccanica.
Per diminuire lo spaventoso disavanzo commerciale statunitense vuole riportare in casa una parte della produzione che le lobby USA facevano in Cina. Non finirà la globalizzazione, ma si attenuerà! Dei 20 milioni di cinesi licenziati abbiamo già detto, una parte di loro ha perso il lavoro in seguito al protezionismo democratico. Non lo sapranno mai!
Si avvicinano mesi duri per gli stabilimenti USA che volessero trasferirsi all’estero: chi delocalizza sarà punito dal fisco:
Anche il governo russo limiterà i licenziamenti fra le multinazionali che sono emigrate.
Insomma per ora tutto il mondo contrasta la crisi con dosi leggere di protezionismo, vedi anche Brasile e Sud America. Unica eccezione la Val d’Elsa che ha mandato 5 stabilimenti in Russia e l’Italia che cerca di portare fabbrichette in Cina e anche in Romania.
Da un lato è un bene che siamo sempre gli ultimi a partire, ma è anche un male perché dipende dal fatto che spesso siamo anche gli ultimi a capire!
Comunque la crisi di marzo è superata con forza (la borsa è a 15837) e quella di aprile sembra modesta. Trepidiamo non troppo per giugno ed occhio ai politici scadenti e agli speculatori che restano sempre nell’ombra. E non dimentichiamo che molte industrie hanno bisogno di aiuti e hanno una sete insaziabile di crediti.
Spererei che la globalizzazione fosse finita, ma è ancora presto per dirlo, certamente si sono spenti tutti gli entusiasmi per la UE ed è legittimo opporsi all’ingresso di nuovi paesi se questo volesse dire aprirsi a paesi che offrono manodopera a buon mercato. Non ce lo possiamo permettere, sarebbe duro anche l’allargamento dell’area euro al regno di Gran Bretagna. Questo si avvicina con l’avvicinarsi della parità tra euro e sterlina e sarebbe il modo più falso per combattere la crisi. Ne riparleremo e speriamo di non dover dire che la UE è un guaio. Solo gestioni sane possono permetterci di considerarla ancora un’opportunità.