RIFLESSIONI SULLE FASI DELLA RECESSIONE
Di F. Allegri
Qualcuno per parlare della crisi usa un concetto che io capisco solo se applicato all’edilizia e in generale all’architettura. Parlano di “ristrutturazione” e credo di aver capito che tale concetto appartiene contemporaneamente ad ambienti neo marxisti e per paradosso anche neo nazionalisti. Non sono in grado di aggiungere altro, ma tanto non credo che quello sia il termine giusto per chiamare i nostri problemi. Se penso alla parola ristrutturazione penso ad una casa vecchia e ai lavori necessari per farla tornare come era prima. Posso arrivare anche al concetto di nuova configurazione e di mutazione, ma tutto questo non rappresenta quello che accade da almeno tre anni.
Le parole giuste sono “recessione” in economia e “mutamento” in campo politico e anche sociologico!
Quello che accade non è la più grande ristrutturazione economica della storia, ma sicuramente la più grande recessione della storia accompagnata, per ora, da piccoli e marginali cambiamenti politici e anche da qualche cambiamento di mentalità e dei comportamenti sociali.
Intanto è bene ribadire che la recessione è in corso e non si fermerà presto e questo conduce ad un ridimensionamento di quel modo di comportarsi che qualcuno ha chiamato “Consumismo”. Gli USA erano il paese del consumismo e non riusciranno ad esserlo più e noi seguiremo.
Il ridimensionamento del consumismo va in parallelo ai primi provvedimenti protezionisti che sono stati presi dal governo Obama e anche in Europa soprattutto a favore delle fabbriche di automobili, magari con la scusa della tutela dell’ambiente. Si diventa timidi quando si parla di protezionismo, forse perché questa pare una brutta parola.
Gli USA non avevano altra scelta, è normale che essi debbano produrre nel loro paese la grande maggioranza dei loro beni e importare la quota restante e minoritaria.
Questo fatto che sembra semplice influenzerà in modo chiaro le prossime fasi della recessione, soprattutto in Italia e per questo ne parlo.
Le piccole imprese italiane che esportavano in USA saranno decimate, chi esportava per clienti lussuosi ha una speranza, ma chi esportava per il consumismo e il voluttuario dell’uomo della strada ha perso il suo mercato e non l’ha ancora capito. Vedremo questa decimazione nel corso dell’estate e soprattutto a settembre. Insomma per chi non l’avesse capito è in arrivo la disoccupazione. Non avevo mai parlato di questo perché temo ancora per i possibili problemi che potrebbe creare all’Europa la crisi Inglese attesa per giugno. E questo pericolo arriverà prima anche se non credo che sarà catastrofico. Solo allora tornerò su questi aspetti, ma credo di fare bene a dare l’allarme ora.
L’unica soluzione che vedo per queste imprese e la creazione di consorzi o la fusione, ma se conosco questi ambienti avremo tante chiusure e nuovi disoccupati senza garanzie.
C’è un altro settore che la recessione del consumismo metterà in crisi: è il mondo della grande distribuzione che si basa sui costi minimi gli acquisti in grande quantità e le vendite al dettaglio. I loro negozi periferici hanno i giorni contati, solo ridimensionando qualcuno di loro sopravviverà.
A questo punto chiediamoci quale territorio aveva tante piccole industrie che producevano per il consumismo ed ultimamente ha aperto le porte alla grande distribuzione? Sicuramente ce ne sono tanti, ma uno è Empoli.
La crisi dei grandi magazzini non mi intristisce, anzi spero che riprendano forza i negozi a livello familiare e quelle caratteristici. Forse non tutto il male viene per nuocere.
Quindi il 2009 è l’anno delle chiusure e dei fallimenti e poi serviranno almeno tre anni per sgomberare le macerie di questo terremoto. Invece in giro ci si illude ancora che il 2010 sarà l’anno della ripresa o della ripresina. E’ semplicemente troppo presto per dirlo e comunque chi parla di ripresa non prevede una diminuzione della disoccupazione, sperano al massimo nel ritorno all’agricoltura che per ora è del tutto marginale.