I mesi duri della crisi

Di F. Allegri

L’altra sera ho incontrato alcuni operai che stanno per andare in cassa integrazione e mi hanno chiesto delle spiegazioni sulla crisi. Per prima cosa mi hanno detto che in 20 anni non si era mai verificata una crisi simile.

Come premessa va bene, infatti questa crisi è la più grave della storia del capitalismo italiano. Le domande principali sono state quelle sulla durata della crisi e quella sul suo periodo più duro.

Quando mi si chiede quale sia il periodo più duro, non ho esitazioni: “E’ in corso!” La durezza è in relazione con i licenziamenti e la cassa integrazione e questi continueranno fino e durante l’estate. Su quanto durerà la crisi ho scritto spesso, fino a luglio non rivedrò le mie previsioni, dopo il 3 luglio rifarò i miei calcoli e vi farò sapere!

Non credo che l’Italia sia in pericolo, a dicembre si parlò di sindrome Argentina, ma io a questo non ho mai creduto e la condotta di Berlusconi al G 20 mi ha dato altri conforti, l’ultima riprova.

Da questo punto di vista il fatto che ospiteremo il G 8 è un’altra garanzia per la stabilità della nostra economia. Non crolleremo nei prossimi mesi! Anzi abbiamo in mano alcuni strumenti per aiutare chi cade.

L’economia italiana con tutti i suoi difetti ha due peculiarità che in gran parte la preservano dalla crisi (con l’eccezione del Veneto e del Val d’Arno). Le peculiarità sono il dinamismo e la differenziazione produttiva. Nelle regioni tra parentesi subentra un problema diverso quello della produzione di beni voluttuari e questo è un bel problema.

Il grande rischio italico era quello della bancarotta, ma ad oggi parlerei di falso allarme e forse di procurato allarme! Certo qualcuno lo fa per bramare la moderazione sociale, altri per ignoranza e malafede. Il rischio delle aste di titoli di stato deserte non s’è verificato, anzi abbiamo avuto gli accaparramenti! Come mai questo? Risponderò con un proverbio: nel paese dei ciechi, lo strabico è il re. Tradotto in economica significa che la nostra Italia è meno brutta di come la dipingono e rischia meno di altri. Al G 20 ad esempio siamo entrati nel gruppo dei vincitori (solo nel breve), ovvero gli anglosassoni e i giganti asiatici. Nei prossimi mesi consiglio di monitorare l’Europa continentale e l’USA, ma quest’ultimo va considerato come il grande malato che per miracolo ancora vive. Al G 20 gli USA sono stati protagonisti, ma vedremo nei prossimi mesi i risultati concreti.

Nel mondo ci sono montagne di debiti inesigibili con le loro scadenze. Per ora si pagano con la fiscalità e questo comporta il calo degli investimenti. Tali debiti hanno le loro scadenze e la prima arriverà a giugno e a luglio. Possiamo considerare quei mesi come il crocevia della crisi!

Entro quei mesi altre imprese crolleranno strangolate dalla mancanza di credito o dal calo degli ordinativi o da entrambi. Nel tunnel della depressione non si vede ancora luce, ma siamo quasi a metà del viaggio e la cosa conforta solo chi guarda indietro!

C’è anche un pericolo nuovo davanti a noi che va scongiurato. Si chiama inflazione. Fino ad oggi non si è verificata perché la moneta stampata è inferiore ai debiti che sono stati cancellati perché inesigibili. Ma l’economia che soffre e la concorrenza che elimina concorrenti creeranno presto le possibilità di rialzo dei prezzi. Solo allora vivremo l’ultima fase della crisi, la fase che chiamerei della crisi generalizzata. Oggi soffre davvero solo chi perde il lavoro non chi non potrà più andare al mare alle Bahamas!

Quando la crisi sarà generalizzata il dollaro raggiungerà i suoi minimi e i suoi effetti si faranno sentire in Cina (la più grande cassaforte dei dollari della globalizzazione) e in Europa. In quel momento alcuni stati non sapranno a chi vendere i loro titoli di stato. Per ora tale rischio è lontano ma alcune precauzioni sarebbero utili e tra queste la principale è la riduzione degli sprechi e delle spese inutili.

Ad oggi infatti siamo in una fase di deflazione dove chi detiene capitali, crediti e redditi certi non se la passa male. Il problema è però la disoccupazione crescente che in futuro sarà ridotta con l’inflazione che darà qualche aiuto agli indebitati che riuscissero a trovare un lavoro.

Un Commento a “I mesi duri della crisi”

  • iacopo Nappini scrive:

    Questa crisi economica trasformerà le relazioni di forza fra le potenze mondiali. Non so che vantaggio possa trarre da questo il Belpaese, solito vaso di coccio fra vasio di ferro.

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