12 Mag, 2009
Perché non hanno fatto fallire le banche USA?
Scritto da: F. Allegri In: Variee letto 245 volte.

Di F. Allegri
Giovedì notte non avevo sonno e ho guardato la CNN in lingua inglese. C’era proprio il programma che dovevo vedere io ovvero un approfondimento sullo stress text delle banche americane. Prima hanno dato la buona notizia ovvero che le quattro grandi banche americane non avevano bisogno di altri aiuti statali. Sarà vero? Lo vedremo nelle prossime settimane.
Subito dopo hanno parlato delle successive 14 banche sostanzialmente più piccole, ma sempre enormi. Qui la crisi continua se è vero che chiedono a Zio Sam altri 78 miliarducci.
Questa notizia ha infierito sulle quotazioni del dollaro che venerdì è passato da 1,32 a 1,36. Ora sapete il perché! La stessa ragione motiva la crescita della nostra borsa del 3,50%, ma qui va aggiunto che il nostro paese si muove leggermente in contro - tendenza rispetto alla recessione.
Questa ripresa e questo successo internazionale italiano non produce nuovi posti di lavoro, anzi pare che la Fiat sia intenzionata a chiudere due stabilimenti in Italia. La notizia è top secret e per questo la diamo.
La borsa in questo momento quota 20039 e oggi perde un 2%. Qualcuno conta i soldi guadagnati! Bisogna attendere qualche altra ora per vedere che accade a New York e se il dollaro tiene. Anche le altre borse perdono posizioni, ma loro non hanno realizzato le nostre crescite.
In questo momento (sono le 15:30) il super euro si rafforza sul tutte le monete, ma il dollaro regge sotto quota 1,36 e lo Yen e il franco svizzero recuperano!
Torno alla domanda iniziale. Non credo di essere un mago se dico che Zio Sam pagherà anche questo debito delle banche USA, ma occorre vedere come e quando. Dietro l’angolo resta AIG e in quel caso il debito si allarga. Preoccupiamocene per giugno!
Gli USA hanno salvato sia banche che industrie, ma non i posti di lavoro e infatti in USA la disoccupazione è notevolmente aumentata. Quindi la riflessione sul salvataggio delle banche si fa meno interessante, ma alcune cose vanno dette.
Prima di tutto va ricordato che le agenzie di rating hanno considerato come pubbliche le due istituzioni della finanza edile che lo erano solo in apparenza. Se tali banche fossero fallite le agenzie di rating avrebbero dovuto spiegare le loro scelte e sarebbero emersi i rapporti fra stato e banche e quelli tra agenzie e istituti di credito. Rapporti di potere!
Anche le banche “normali” non potevano fallire. Almeno alcune, visto che un centinaio sono fallite. Sono fallite solo quelle anomale e quelle che hanno visto lo scatenamento politico della corsa agli sportelli. Qui si può parlare di panico orientato o indirizzato e si sbaglia di poco.
La corsa al ritiro dei risparmi avrebbe scatenato il domino delle chiusure e la sfiducia generalizzata fra le banche che fanno prestiti continui tra loro.
Per quel che riguarda le banche di investimento USA ricordo che esse godevano delle liberalizzazioni fatte dagli ultimi presidenti, Clinton in primis. Nessuno conosce i loro rischi e nessuno può quantificare con certezza le loro perdite, certamente la loro avarizia non è misurabile. Spesso tali banche riassicuravano i mutui di istituti di credito normali o acquistavano titoli di ogni tipo per giochi speculativi molto rischiosi.
Una banca di affari non può fallire perché rischia di coinvolgere le sue banche clienti e questo rischierebbe di fermare il circuito dei prestiti che spesso sono legati a lavori precari degli insolventi. Le hanno salvate per evitare l’epidemia bancaria.
Il grande problema è quello della durata del rapporto di lavoro. Il sistema economico europeo e americano può solo tollerare una minoranza di precariato e solo se finalizzato all’assunzione definitiva. Ma vallo a spiegare ai “riformisti” che hanno saltato la siepe fra sinistra e destra.
Il precariato andrebbe limitato anche a poche e selezionate tipologie di lavoro specializzato, altamente qualificato. Solo chi guadagna 5000 euro al mese può lavorare un mese e stare a casa due.


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