Su Sartori e il “sultanato”

Di F. Allegri

Ogni tanto fa bene guardare il programma “Otto e mezzo” su La7, soprattutto quando è ospite il professor Sartori. La puntata di martedì 2 giugno (festa della repubblica) era intitolata “Un sultano al governo?” e ispirata all’omonimo libro del professore.

Nel libro Sartori ha attaccato alcuni “onorevoli” e i progetti politici del capo del governo che l’illustre politologo conosce.

Lilli Gruber si è chiesta se gli italiani rischiano di divenire i sudditi di un sultanato?

Il professore le ha risposto che lui non vuole definire Berlusconi come un dittatore (come fa certa sinistra), ma il capo del governo ama troppo fare quello che vuole perché si crede il più bravo. Il potere sta svuotando il controllo costituzionale dall’interno. Il professore ha anche chiarito che quando parlava di sultanato non pensava all’harem che si è scoperto dopo.

Non dedicherò spazio all’avversaria del professore, una deputata della PDL (tal Lorenzini), brava e intelligente che si è arrampicata sugli specchi per difendere l’esecutivo. Intelligenza sprecata, di sicuro! Per migliorare l’Italia per Sartori basterebbe la sfiducia costruttiva e la possibilità di sostituire i ministri senza passare dalle camere.

Queste riforme giuste non piacciono ad un uomo (Berlusconi) che non ha passione per le riforme e la costituzione. Queste lo stufano e lo annoiano. Qui è Sartori che parla e io lo condivido come quando dice che per fortuna la riforma costituzionale fatta in 4 giorni da 4 gatti fu bocciata sia dai costituzionalisti che dal popolo italiano.

Il programma è stato veramente esilarante, non ho capito subito come si chiamasse la nostra onorevole, ma la rabbia l’abbelliva. Era al disarmo e cercava di portare la discussione sul sociale e alla critica della sinistra. Sartori l’ha assecondata, ma qui la trasmissione ha perso interesse. Devo dire che ha formazione di un dirigente d’azienda e un lavoro futuro assicurato.

Torniamo a Sartori che è meglio.

Le autorità di controllo sono tutte in crisi. Molti giudici costituzionali sono di nomina partitica come lo sono le varie autorità sui vari temi. La magistratura è criticata per finalità non riformiste e la separazione delle carriere è usata come uno spettro per i creduloni.

Sartori è uno scienziato militante che dice la sua sulla politica quotidiana, fa il cane da guardia del potere al posto di molti giornalisti. Fa onore alla materia che ha insegnato “Teoria della democrazia”. Fa bene a criticare i nostri potenti e a ricordarci che solo quando si tratta degli interessi di Berlusconi la sua maggioranza parlamentare si fa bulgara mentre negli altri casi il presidente del consiglio lascia fare e non si interessa.

Sartori ha spiegato che si va verso un sistema a partito predominante e il prossimo referendum rafforza questo sistema: con tanti saluti al bipartitismo. Si va al Messico o al Giappone e non al modello anglo americano.

Per Sartori Fini parla bene solo ora, ma non ha più i suoi colonnelli e ha sbagliato tutte le decisioni. Può parlare quanto vuole, ma è un uomo senza potere e senza base di consenso.

La parte finale della puntata è stata dedicata ai pettegolezzi e alle pruderie di questi giorni; Sartori ha ricordato che casi simili sono già successi. Magari poteva dire anche che tali pruderie hanno sostituito la discussione sulla crisi e su quale ruolo dare al parlamento europeo. Ma questi sono temi che non hanno spazio in televisione.

Un Commento a “Su Sartori e il “sultanato””

  • Franco Allegri scrive:

    mi sono riletto questo mio scritto con piacere, ha quasi un anno e sembra scritto ieri, soprattutto la conclusione.

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