IL G 20 DUE MESI DOPO

Di F. Allegri

Quando si svolse questa grande assemblea internazionale uno dei nostri collaboratori lo definì la fiera della parrucca forse pensando ai mille incontri e ai mille cerimoniali con la corte inglese, o anche alle troppe cene e al numero incredibile di foto – ricordo.

Un dato fu chiaro: l’Inghilterra era la grande protagonista di quella assemblea!

Questa grande nazione seppe celare le sue difficoltà economiche e finanziarie e impose il suo ruolo di potenza egemone a livello internazionale. Ruolo diviso con gli USA.

Io non feci particolari commenti, preferii attendere per capire cosa avessero deciso davvero e come intendevano affrontare la crisi internazionale.

L’unica cosa che mi colpì fu la lotta ai paradisi fiscali. Sicuramente fu una riforma apprezzata da tutti ma che pochi analizzarono in profondità. Quando seppi che c’era un elenco dei paradisi fiscali cercai di consultarlo e trovai molte sorprese.

Da un lato lessi San Marino e ricordo ancora il mio stupore, non ci avevo mai pensato, poi scorsi più volte gli altri nomi, anche quelli difficili da trovare sulle carte geografiche.

Di quelli che conoscevo ne mancava uno solo: indovinate quale? Su, fate uno sforzo, è facile! Mancava proprio Londra, ma tu guarda il caso.

In quel momento i miei dubbi si fecero certezza: il G 20 serviva per aiutare il mondo anglosassone a spese delle potenze finanziarie di serie B e fra queste c’era una vittima di lusso ovvero il Giappone che ora è preda di una crisi monetaria e produttiva. Anche la Svizzera è in crisi e la sua moneta ce lo dice, a Londra hanno colpito anche questo paradiso secolare!

A due mesi di distanza si può fare questo consuntivo parziale perché Londra è ancora in mezzo al tunnel ed è fermo a causa della crisi politica mentre gli USA hanno reagiscono, ma per tutto il mese di luglio occorre restare all’erta e anche settembre può essere pericoloso.

Il tunnel della crisi resta pieno di trappole e la grande trappola per l’America si chiama AIG anche se il mondo delle fabbriche di Detroit è ancora nel limbo.

Veniamo all’Italia visto che non ne ho ancora parlato. Gli ultimi mesi sono stati meno duri, ma non per tutti. Altra gente ha perso il lavoro ed è cresciuta a dismisura la cassa integrazione.

Il nostro limite è sempre la politica. Dopo la social card abbiamo avuto solo i Tremonti Bond, ma sinceramente sono poca cosa. In questi mesi il nostro parlamento ha discusso d’altro, di tante cose, di giustizia, di diritti civili, di testamento biologico ecc. Tutte cose che si potevano rinviare di dieci anni, invece va bene tutto pur di non parlare di economia.

Nemmeno in campagna elettorale si è parlato di economia, c’era da vedere la puntata quotidiana della telenovela Noemi e il Presidente e in pochi hanno capito la vera trama.

Ho già detto quali siano i tre sciroppi contro il virus della crisi, ma li ricorderò:

a) patrimoniale a tassi variabili sulle transazioni di borsa.

b) un sistema europeo di dazi commerciali tesi a equilibrare la concorrenza sleale cinese.

c) riforma di vari articoli della legge 30 con riduzione del lavoro precario a categorie precise nel caso di lavori a breve scadenza e periodi di lavoro minimo per tutte le altre! Il minimo è tre mesi e non tre giorni.

Mi sono reso conto che queste tre riforme non bastano più, sarebbero state sufficienti un anno fa.

Ora serve un controllo più stretto sulle banche, soprattutto sulle riserve obbligatorie. Per superare la crisi del 1929 fu proposta la riserva totale, ma ad oggi io credo che sarebbe utile anche l’aumento di un paio di punti di riserva obbligatoria. Purché sia un obbligo mondiale!

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