Padellaro e Travaglio a Fucecchio per Montanelli e Il Fatto.

Di F. Allegri (Presto verrà pubblicato il video di tutta la serata).
Mercoledì sera Empolitica era alla serata inaugurale di Marea a Fucecchio dove abbiamo assistito alla commemorazione di Indro Montanelli e alla promozione del nuovo giornale “IL FATTO” che sarà diretto da Padellaro e darà uno spazio maggiore a Travaglio e ad altri giornalisti liberi. Sarà un giornale diverso dagli altri che sfiderà il conformismo e il bavaglio informativo. Staremo a vedere intanto riscontro che noi lo stiamo già facendo da tempo.
Informo subito i lettori che erano presenti le telecamere di Senza Filtro di Antenna 5 ma non so quando la trasmissione sarà trasmessa.
Dico subito che ho molto apprezzato la parte della discussione dedicata ai diari di Montanelli che sono raccolti nell’opera “Conti con me stesso”.
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Ho apprezzato molto anche la riproposta fatta da Travaglio della sua opera “Montanelli e il cavaliere”. Sono perplesso su “Il fatto” e so di non essere solo. Servono tanti abbonamenti e servirebbe anche che questi fossero localizzati in aree circoscritte. 40.000 italiani non bastano. C’è anche il problema dei contenuti e a fine serata ho fatto una domanda a Travaglio, di quelle da dieci punti e alla fine il mio è stato l’unico intervento del pubblico.
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La risposta di Travaglio è stata sufficiente e ho apprezzato il riferimento a Brunetta, ma si poteva dire di più se lui avesse conosciuto la questione che è uscita da poco. Credo che leggerò presto un approfondimento su “Voglio Scendere”. Spero che questa parte possa venir raccolta in un video a parte. Conosco Travaglio da dieci anni, ma non gli avevo mai fatto una domanda in pubblico. Non rievocherò questa parte alla fine del pezzo perché ho preferito una chiusura diciamo “controcorrente”.
Veniamo alla serata che è iniziata con il ricordo di Montanelli.
Travaglio ha constatato che non ci sono più direttori bravi e liberi come lui e ne sono esistiti sempre pochi: ha parlato della FORTUNA DELLA LIBERTA’ DEL GIORNALISTA (si tratta di una condizione rara). Questa fortuna si poggia su due elementi:
a) il fattore umano ovvero la serietà del professionista;
b) l’interesse dell’editore.
A suo avviso un editore può cacciare un direttore, ma non lo può censurare se questo è serio. E Montanelli fu cacciato due volte, nel 1974 e nel 1994.
Montanelli era nemico delle mode e dei conformismi, era uno controcorrente! Lui non vagava nel mare seguendo la direzione del vento.
Infatti Travaglio ha ricordato che il “Corriere della Sera” di Montanelli venne ritenuto troppo a destra mentre “Il Giornale” troppo di sinistra (da Berlusconi sic).
L’opera che contiene i diari di Montanelli si intitola “Conti con me stesso” e ha in copertina il faccione inquietante di Montanelli. Il libro è allegro e rappresenta la descrizione del carattere di un uomo libero. Il diario è pieno di malignità e anche di pettegolezzi eleganti, c’è anche il rapporto con la moglie che non mi è sembrato sereno.
Travaglio ci ha dato un esempio del finto cinismo di Montanelli leggendo una pagina del suo diario dedicata all’alluvione del Polesine dove Indro constata: <<Nelle inondazioni, la prima cosa che manca è l’acqua!>>
Montanelli non amò mai lo scrittore Riccardo Bacchelli. Nei diari ci sono pagine taglienti dedicate a questo scrittore italiano. Per Montanelli il destino di Bacchelli dopo una sua tarda dipartita sarebbe stato quello opposto di un qualsiasi maiale ovvero tutto quello che lo scrittore aveva scritto sarebbe stato buttato via (mentre di un maiale non si butta via nulla). In un’altra pagina Indro rafforza la sua critica e constata che Bacchelli lavora da una vita a un piedistallo da monumenti. A tal proposito Montanelli si chiede cosa ci metteranno sopra dopo la morte dello scrittore. Decisamente non era il suo preferito!
Subito dopo Travaglio ha letto un appunto di Montanelli dedicato a un certo cardinale del 1700 che si chiamava Alberoni. Indro nel suo scritto ricordava la vicenda dei bisogni corporali di un principe e del bacio dato al sedere del principe dall’alto prelato che era anche ritenuto uomo di vasta cultura. In quello occasione il cardinale sostenne di aver baciato il culo di un angelo!
Per Montanelli quello fu l’inizio della brillante carriera italiana dell’alto prelato e forse anche un modello di santità per i tanti “lecchini” che ci sono anche oggi.
Travaglio stesso ci ha detto che ci sono anche oggi dei cardinali Alberoni e questi bacia culi fanno il lavoro di giornalisti. Qualche nome l’ha fatto spesso e non solo l’altra sera!
A questo punto Travaglio ha parlato di Montanelli e il giornalismo.
Un giornalista è sempre in servizio e non solo in orario di ufficio, Indrò non accettò la carica di senatore a vita. Una volta Giorgio Bocca disse di Indro: << E’ il più bravo di tutti, ma non è impegnato in nulla>>. La risposta di Montanelli nel diario è questa: << …. In nulla tranne che nel mio mestiere. Fiorentina – Bari 3 – 0. Chiarugi capo cannoniere>>.
Spero di non dovere spiegare questa risposta che è chiara e sintetica.
Per Montanelli un giornalista che non fosse attaccato ai soldi era più libero. Lui era un autore stipendiato dal pubblico e dal lettore, questi gli imponevano solo di essere sincero.
Travaglio ha letto anche una critica di Montanelli allo storico Candeloro. Io conosco questo professore che studiai all’università e condivido la sua critica:<<certi storici sono dei vedovi o degli archivisti disonesti>>. Mi piace anche l’idea di storica di Indro ovvero il principio che la storia sia figlia del carattere di uomini (e anche donne) straordinari.
Travaglio ha anche illustrato le pagine del diario dedicate all’attentato che gli fecero due brigatisti rossi, rimando il lettore alla cronaca che è nel video e aggiungo solo che mi ha colpito la decisione di Montanelli di morire in piedi e la frase che Indro disse ad una sua soccorritrice: <<non si spaventi>>.
I giornalisti del Giornale da un palazzo vicino assistettero all’attentato, ma nessuno capì subito chi fosse la vittima. All’ospedale invece due fotografi si finsero barellieri. Indro fece la redazione all’ospedale e Travaglio ha ricordato le polemiche con Ottone e Levi, ma qui guardate il video e magari la prossima volta andate ai dibattiti. Devo ricordare anche che il pubblico presente alla serata era folto e non sono bastatele sedie.
Travaglio, dopo aver riportato le critiche di Indro a Ottone e Levi ha ricordato che l’Italia non cambia mai, cambiano solo i conformisti, c’erano quelli di sinistra mentre ora ci sono quelli di destra, ma entrambi stanno e stavano dalla parte di chi vince e di chi comanda.
Sempre secondo Travaglio siamo un paese che nel giornalismo non riesce a toccare il fondo!
A questo punto ho pensato ad alcuni amici di Futuro Ieri, al professor Nappini che medita sulla civiltà italiana e alla dottoressa Lara Gelli che con Ottone ha un conto aperto da anni.
Intanto Travaglio ha parlato della crisi dei giornali e dei dibattiti sulla morte della carta stampata. Di fatto oggi i giornali vendono meno che nel 1934 e sono destinati a vendere meno, ne sono certo!
Subito dopo ha parlato Padellaro e si è dedicato a “Il Fatto”. Questo sarà un giornale senza padrone e sostenuto dagli abbonati.
Subito dopo si è chiesto cosa scriverebbe Montanelli di Minzolini. Forse avrebbe parlato dei piccoli uomini del giornalismo certamente Montanelli resta, anche per Padellaro, una vetta inarrivabile, che riservava la trovata, il colpo di genio per i finali dei suoi articoli.
Anche io comincio a pensare ad un chiusura ad effetto del pezzo.
Padellaro ha parlato di un suo rimorso e di un suo rimpianto.
Il rimorso risale ai primi anni settanta quando la Zarina del Corriere Giulia Crespi cacciò il direttore del Corriere di allora, il professore Giovanni Spadolini. La Zarina dovette scegliere tra Montanelli e Ottone e preferì il secondo perché più affidabile e di sinistra.
Montanelli non accettò la scelta, se ne andò e fondò il suo giornale. Allora chiese al giovane Padellaro di seguirlo e questi non accetto. Questo è il suo rimorso che unisce alla gestione sbagliata dal Corriere della pubblicazione dell’articolo sull’attentato a Montanelli. In quell’occasione il Corriere e altri scrissero che nell’attentato era stato colpito “un giornalista”. Fu un titolo generico e invece avrebbero dovuto fare un omaggio!
Il rimpianto di Padellaro è più recente, risale al 2001, a quando Berlusconi tornò al governo.
In quel periodo rinacque l’Unità e ci furono varie interviste a Biagi, Montanelli, Sylos Labini e Bocca. Secondo Padellaro anche allora avevamo un regime e loro cercarono di denunciarlo.
Berlusconi governava con le leggi vergogna, iniziò li il cosiddetto “Puttanopoli”.
Il rimpianto di Padellaro è chiaro: tre dei quattro intervistati in quel momento non ci sono più!
E guardate come si è ridotta l’Italia e come la ridurrà da settembre la crisi.
Per quanto ci riguarda non proveremo a mostrarvi come si è ridotta la Valdelsa e lo faremo senza chiedere aiuto a Padellaro e Travaglio che consideriamo con rispetto e ammirazione.