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30 Giu, 2009

Fra noi in confidenza: parliamo di Patria

Scritto da: F. Allegri In: Variee letto 182 volte.

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Questa pagina scritta dal professor Nappini riflette sulla debolezza di una patria chiamata Italia.

L’ho usata anche per ispirare un mio articolo sulla riforma federalista approvata qualche mese fa.

Questo pezzo è da leggere con il successivo e da apprezzare per la proprietà di linguaggio e la profondità della riflessione. (Franco Allegri)

Il Belpaese: quarantanove passi nel delirio

Del professor I. Nappini

Un tempo era facile parlare di Patria, ovviamente mi riferisco a un tempo remoto, a un tempo trapassato e lontano nella memoria.

Oggi è molto difficile.

Guardiamo di sfuggita i tre elementi che costituivano il processo elementare di creazione dell’identità nazionale e del patriottismo: Scuola, Esercito di leva, Politica.

La scuola si dibatte oggi in mezzo ad una difficile crisi da un lato avrebbe bisogno di riforme e finanziamenti e d’immettere in ruolo migliaia di docenti precari, dall’altro è poco considerata perché nella società italiana l’ascesa sociale è legata a carriere che talvolta presuppongono un titolo di studio ma che poi di fatto si aprono e si sviluppano secondo logiche nepotistiche, clientelari, politiche, di frequentazione di determinati ambienti e personaggi.

La scuola, nonostante la sua crisi perdurante, è l’ente che ad oggi assolve da solo tutto il peso del mettere in relazione le migliaia di differenze dell’Italia di oggi con una debole prospettiva d’unità culturale e formativa.

L’esercito è diventato professionale e la leva è abolita per far spazio ad armi sofisticate e alla riconversione, magari a scopo abitativo, di vecchie strutture e caserme in disuso.

Quindi assolve a compiti che non hanno nulla a che vedere con la nazionalizzazione delle masse, e del resto non potrebbe visto che è impegnato in diversi teatri operativi talvolta a contatto con forze ostili.

Veniamo alla politica. La politica del fascismo voleva creare il popolo italiano attraverso lo Stato Fascista. Il disastro è stato totale.

La Prima Repubblica ha visto le speranze riposte nella Costituzione naufragare in modo inverecondo davanti alle ruberie dei partiti e dei faccendieri al seguito dei grandi e piccoli leader.

Le decine di scandali che hanno avuto luogo dal 1947 in poi e i processi di “Mani Pulite” hanno rivelato l’inadeguatezza della politica italiana davanti alla missione storica di creare una Patria per tutti gli italiani.

Quindi la Patria è rimasta in questa Seconda Repubblica come l’incompiuta, la chimera da tanti decenni inseguita e mai finita.

Eppure è evidente che in qualche misura esiste una civiltà italiana in cammino, qualcosa d’informe che si sforza di essere anche qui e ora.

Una realtà civile e sociale che contenga tutte le differenze che il Belpaese produce, o importa dal mare e dai suoi confini, ad oggi non esiste.

Ne è una prova il fatto che la Lega Nord ha una sua idea di “piccola patria” alla quale guardare e ispirarsi.

Ritengo che esista una possibile Patria italiana, ad oggi, e che possa prender forma solo come civiltà, come contenitore di differenze e come ordinatore e regolatore dotato di forza morale e civile delle medesime.

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