Tutto è spettacolo e tutto è politica

La valigia dei sogni e delle illusioni

Del professor I. Nappini

La politica tende ad uniformarsi e ad integrarsi con la dimensione dello spettacolo e più in generale dell’evento spettacolare, in Italia come altrove.

In questi giorni per me angoscianti di noia e di disgusto ne ho avuto una prova a proposito della cerimonia d’apertura dei mondiali di nuoto: una scenografia imponente, a tratti magica, messa al servizio delle diverse autorità presenti.

Fa il paio con questa constatazione il fatto che la moglie del presidente francese Carla Bruni si sia messa a suonare e cantare in onore del compleanno, il 91°, del leader africano Nelson Mandela, rompendo così un prolungato periodo d’astensione dai palchi. Lo stesso leader statunitense Obama ha voluto sottolineare la dimensione straordinaria e quindi spettacolare dell’evento con un video – messaggio. Traggo questa notizia da Leggo del 20 luglio 2009, e il quotidiano gratuito precisa che la il concerto si è tenuto a New York con una sfilata di celebrità fra cui Zucchero. Il tutto era anche a favore della lotta contro l’AIDS. Altra piccola curiosità il leader africano ha festeggiato nella sua casa a Johannesburg.

Ora è evidente che questa che può essere una nota di colore in realtà rappresenta un processo presente che è una interazione continua e ossessiva fra le logiche dello spettacolo e della promozione pubblicitaria di grandi eventi e la dimensione della politica.

Non è un fenomeno di costume ma una concretissima dimensione del reale che qui e ora è così strettamente legato al virtuale, alla finzione, a ciò che si vede e sente da essere oggetto di pubblicità, forma delle vanità umane delle caste al potere, espressione di un nuovo modello politico e sociale che si sta formando.

Le minoranze che vivono di politica nel Belpaese son respinte e attratte nello stesso tempo da questa dimensione dell’evento spettacolare che ingoia tutta la politica: per un verso non possono rinunziare a queste forme con cui si ostenta il potere e dall’altro lo sentono come una massa di cose strane, remote, incontrollabili.

Si passa quindi da forme di rappresentazione del potere politico nel quale si concede tutto alla dimensione dello spettacolare a forme nelle quali si cerca di fingere una dignità istituzionale e un senso delle distinzioni per dividere il potere politico, o quel che ne resta, dalle altre espressioni della vita al tempo della civiltà delle immagini.

E’ evidente che il potere politico si sta trasformando in due direzioni parallele: una è la dimensione dello spettacolare, l’altra quella della specializzazione di carattere amministrativo o elettorale.

Potenzialmente queste due vie sono destinate ad allontanarsi dalla virtuosa strada del rapporto fra eletti ed elettori, in un caso per la distanza che c’è fra il VIP della politica o il personaggio illustre del mondo dello spettacolo e la maggior parte dei suoi uditori o spettatori, dall’altro perché la specializzazione impone l’uso di linguaggi tecnici o di conoscenze specifiche che stanno dietro alle decisioni, condizioni che separano il semplice elettore dal suo amministratore d’alto livello e rappresentante politico.

Il potere si allontana dalla vita democratica per queste due vie e forse non è casuale le tensione che c’è in questi giorni in Francia che si sta configurando come una riedizione del conflitto sociale e una nuova forma di lotta di classe.

Le notizie che iniziano a filtrare in Italia parlano di lotte operaie che sembravano dimenticate, di proteste con tanto d’irruzione delle maestranze negli uffici dei dirigenti, in generale di un clima di forte tensione che annuncia un difficile autunno.

Sarebbe una felice cosa se lo spettacolare e il tecnicismo della politica politicante fosse accantonato a favore di una lucida e comprensibile interpretazione e rappresentazione della concretissima realtà materiale di questa finta Europa di finti ricchi, ma forse è una vana speranza.

Intanto Carla Bruni ha cantato a New York.

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