BEPPE GRILLO E LA SFIDA PER LA SEGRETERIA DEL PD: UN PESSIMO PROGETTO

Di F. Allegri

Dopo qualche giorno di silenzio sul tema Grillo segretario del PD torno a scrivere un terzo pezzo che vuole essere il mio intervento di chiusura.

In precedenza aveva intitolato uno scritto “Beppe Grillo per tre giorni nel PD” e non mi sbagliavo visto che il suo tesseramento è stato rifiutato più volte con pretesti evidenti che stanno sopra la ragione reale che è di fatto giusta e chiara.

Un neo iscritto non può candidarsi a nulla mentre per convenzione la segreteria di ogni partito è riservata per convenzione a un ristretto gruppo di professionisti della politica che hanno svolto un’attività politica decennale.

Questo va oltre qualsiasi principio etico e politico e riporta la politica di sinistra sul terreno della dura battaglia quotidiana che troppo spesso essa cerca di ignorare.

Non so se si possa considerare un successo per Beppe l’aver dimostrato queste verità che io considero come la scoperta dell’acqua calda.

Ho delineato nel pezzo “Beppe Grillo fra due draghi” la forza dei grandi avversari dell’attore genovese e ribadisco qui che considero errata e mal consigliata la scelta di Beppe.

Posso sbagliarmi ma secondo me questo errore è stato ispirato dal mondo IDV o da Travaglio e forse in misura minore da entrambi; certamente se tali persone fossero suoi amici disinteressati avrebbero dovuto impegnarsi per dissuaderlo.

Non considero un’obiezione importante quella della crisi “presunta” del suo sito che avrebbe perso posizioni in una classifica di Gradimento. Credo che solo iniziative reali e continue permettano di mantenere un sostegno che di per se è sempre in discussione.

Credo ancora al principio di Beppe del NO al PD e al PDL e continuo a considerarlo come una specificazione del NO al doppio bipolarismo (laici e cattolici di destra contro laici e cattolici di sinistra) che si risolve da decenni in sistemi politici corporativi e consorziati per eludere i mandati elettorali delle popolazioni e fare affari oscuri di ogni tipo.

Il no ai due partiti non può essere indistinto, ma va precisato punto su punto poi vengono le priorità. Quella principale resta la critica alla parte del cielo che ci governa, ovvero il PDL e negli ultimi giorni Grillo l’ha ridotta; spero momentaneamente.

Non auspicherò mai l’unità delle opposizioni senza se e senza ma, al contrario auspico la critica a un governo che di recente ha approvato un decreto che è anti crisi solo nel nome e contiene provvedimenti a pioggia di varia natura destinati alle realtà più disparate per lasciare di fatto la situazione economica che trovano.

Beppe, con tale mossa a sorpresa, si è concentrato sul PD e l’ha fatto con un approfondimento minore, rispetto ad altre volte. Certo ha messo in luce i tesseramenti gonfiati e la burocrazia eccessiva, ma sbaglia quando definisce “un vuoto” la storia politica del PD dal 1984 ad oggi.

Questi 25 vanno collocati nel giusto contesto della crisi della sinistra per essere compresi e a questo proposito aggiungo che la crisi della sinistra partì nel 1976 e quindi include gran parte della segreteria Berlinguer. Il comunista sardo è parte del problema, non un mito del gran bel partito che non c’è più e che non ci fu.

Beppe ha parlato di: “Una sinistra senza programmi, inciucista, radicata solo nello sfruttamento delle amministrazioni locali. Muta di fronte alla militarizzazione di Vicenza e all’introduzione delle centrali nucleari. Alfiere di inceneritori e della privatizzazione dell’acqua. Un mostro politico, nato dalla sinistra e finito in Vaticano. La stampella di tutti i conflitti di interesse”.

In realtà queste carenze programmatiche della sinistra, laddove non sono delle mistificazioni, vengono da lontano perché il PCI non fu mai un partito che sottovalutò il peso del conservatorismo italiano. Su Vicenza e sugli inceneritori poi avrebbe potuto fare critiche più dure. Questo PD, a mio avviso rappresenta anche lo sviluppo naturale di quel partito dei cattolici e dei comunisti auspicato da Ingrao negli anni sessanta e settanta, ma non lo dite troppo in giro.

Io attenderò nei prossimi mesi un progetto politico da Beppe Grillo che per ora ha iniziato a lavorare al nuovo Vaffaday ed ha incontrato sabato scorso i 25 cittadini eletti nelle istituzioni. Spero che riordini le idee, qualora non lo facesse credo che la crisi perdurante saprà stimolare la sua voglia di impegno sociale e politico.

Per ora spero che Grillo abbia dato un piccolo contributo a smitizzare la nostra politica che resta una vicenda concernente i rapporti fra uomini pieni di difetti e di ambizioni.

Per dare speranze all’opposizione e per offrire un’alternativa al “Nulla del duopolio” serve un nuovo progetto politico e le forze per realizzarlo. Ad oggi mancano entrambi e serve un lungo cammino per realizzare tali obiettivi, c’è solo un nome che mi piace “Democratici a 5 stelle” e a mio avviso tale partito esiste già ad Empoli ed ha un consigliere comunale.

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