La nuova ondata di crisi doppia è attesa per settembre e ottobre

Di F. Allegri

La recessione non è finita, ma la depressione non è arrivata e i profeti di catastrofi hanno rinviato il grande crollo americano ad ottobre. Non li considero con i venditori di reliquie, ma una maggiore attenzione alle cose che dicono sarebbe utile laddove le loro conclusioni sono figlie di strumenti di ricerca superati.

In Italia si teme la chiusura degli stabilimenti e per questo si attendono con trepidazione sia le ferie che la riapertura di settembre. Certamente è crisi dura per il turismo, poco lavoro a luglio e ad agosto si prevedono nuovi cali consistenti. Tra i tanti impoveriti e tra le fabbriche in crisi c’è posto anche per i finti poveri.

Non li vedremo ma ci saranno tutti al momento della denuncia dei redditi e degli studi di settori, stavolta la guardia di finanza dovrà fare i doppi turni o avremo un decretino governativo. Io chiedo da mesi che l’Italia lavori ai tagli ed ai risparmi perché so che non si può fare il deficit spending che è quello che chiedono parti del PD e della DC dissimulata.

Non annuncerò le chiusure a catena, anche se varie situazioni potrebbero verificarsi. Mi preoccupa molto la crescita del deficit e non ritengo sufficiente la riformetta delle pensioni delle impiegate pubbliche spacciata come una necessità europea. Mi stupisce l’accettazione passiva anche se ho subito sulla mia pelle i favoritismi e le raccomandazioni.

Certamente quelli che parlano di uscita dalla crisi come un fatto facile, possibile e automatico delirano, o non conoscono oppure fingono di non sapere quali sono le situazioni critiche.

Ad inizio giugno abbiamo avuto dei giorni critici a causa della crisi finanziaria in Lettonia. Quel povero paese non trovò i 100 milioni di dollari che gli servivano per rinnovare i suoi debiti con i paesi vicini, la Svezia in primis. Dopo alcuni giorni di incertezza e dopo alcune riforme in Lettonia la situazione si è stabilizzata, ma per i prossimi mesi si teme ancora il crollo del sistema politico locale.

Il vero scenario della crisi è quello Cinese – Americano. Da un lato bisogna valutare il vertice a due che è in corso in questi giorni e dall’altro bisogna valutare le scelte politiche di Obama.

La ragione di tale incontro è figlio della crisi e in secondo luogo del mancato colloquio tra gli statisti in Abruzzo della scorsa settimana.

La Cina continua ad essere un paese che produce e non consuma, il suo PIL avanza ancora, solo leggermente più lento. E’ un problema certo, ma credo che ai cinesi sarà imposto il ridimensionamento e bisogna anche rendersi conto che tutti i volti della crisi portano a Pechino e al processo di globalizzazione.

Del resto io credo che il rinvio di un tracollo (che non era certo) sia un primo merito di Obama e soprattutto della sua riforma economica apparentemente ecologista, in realtà neo imperiale e moderatamente protezionista.

Il grande malato americano è fuori dal coma, ma non è fuori pericolo. Siamo ancora nelle zone profonde del tunnel della crisi e non si vedono bagliori di luce!

Buon inizio ferie a tutti, di più non si può dire per ora, ma non perdete le prossime lettere di Nader, sia quelle sulla sanità che le altre sull’economia. I due temi vanno fianco a fianco!

L’articolo era finito, ma in serata ho rivisto Obama che incontra la gente comune e riflette sulla crisi dicendo quanto ho appena scritto e mandato alle stampe. (vedi anche la lettera di Nader). Da come parla si potrebbe dire che il tracollo sia stato evitato (ricordate cosa dicevo su AIG).

Non posso pensare che dica certe cose per godersi due mesetti prima del naufragio, ma credo che lo faccia perché sa che il mondo è arrivato all’approdo di una lunga fase di ristagno dove si mantengono i livelli acquisiti. Dovrei spiegare altre cose, ma lo lascerò fare a Nader nei prossimi scritti che tradurrò.

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