QUANDO UNA CRISI E MAL ANALIZZATA E CONTRASTATA ANCHE PEGGIO …
Di F. Allegri
Le analisi della crisi mondiale sono come le barzellette: ogni tanto se ne sente una nuova!
L’ultima novità, per me, è stata quella che sostiene che la crisi mondiale sia stata poca cosa.
Questa analisi non solo presuppone che la crisi sia finita, ma cerca di condizionare la nostra memoria e i suoi limiti fisici. Questo processo venne notato anche durante il secondo dopoguerra quando molti reduci si consolarono con questi concetti forti delle certezze che dona uno scampato pericolo.
Io non credo a tutto questo, per me la crisi è in corso, continuerà nei prossimi mesi ed è destinata a durare a lungo.
Ho letto le statistiche che dicono che il mercato dell’auto è cresciuto del 6%, ma mi stupisce che tale dato sia considerato un segno di nuova crescita. Sarebbe il caso di dire che una rondine non fa primavera. Io credo che la crisi attuale sia testimoniata meglio dalla fabbrica metalmeccanica INNSE dove i proprietari cercano di smantellare i macchinari anche davanti ad una sfida e una contestazione aperta degli operai.
Quella è la globalizzazione, quello è il trasferimento del lavoro che per una volta è visibile a tutti.
La crisi ha più volti e settori, ma a ben vedere e soprattutto a ben analizzare, tutto porta alla globalizzazione e alla localizzazione in Asia, Messico o paesi dell’Est degli stabilimenti occidentali.
Forse si allargherà il mondo capitalista, ma per ora si indebolisce l’occidente e la diffusione delle nuove povertà porta con se la perdita di diritti popolari.
La perdita delle case ipotecate e il conseguente crollo del mercato fondiario che ha sconvolto tante famiglie in USA ha una causa apparente nelle condizioni capestro dei mutui sub prime o nell’ambizione consumistica, ma la causa reale è la precarietà crescente del lavoro.
Questa è la causa di tutti i mali e questa precarietà si ricollega all’esportazione delle capacità produttive nel terzo mondo o nei paesi dell’est.
Tradurrò presto uno scritto di Nader che ci aiuterà a capire il minimo miglioramento in corso e soprattutto ci mostrerà la sola cura possibile per la crisi. Aspettate e pazientate.
Ora voglio tornare su Nader per parlare delle cattive battaglie anti crisi.
Nei giorni scorso ho tradotto la sua lettera intitolata: “Riforma finanziaria, parole e fatti” dove Nader passa in rassegna tutte le critiche che ha ricevuto tale progetto del Presidente Obama.
Nader si rende conto che la riforma Obama non impedirà e non può prevenire i nuovi crolli futuri di Wall Street e ha già scritto che sono in corso nuove speculazioni sui derivati (soprattutto quelli legati alle materie prime) e molte imprese hanno acquistato i loro titoli a prezzi super scontati. In Italia sarebbe un reato, ma in molti paesi non è così.
Il primo punto di ogni riforma finanziaria seria è quello di diminuire il peso e l’importanza dei derivati, limitando a poche banche la possibilità di fare speculazioni simili.
Molti rimpiangono la legge Glass-Steagall che aveva evitato tracolli per settanta anni. Oggi tutte le banche fanno raccolta di fondi e investimenti spericolati. Siamo in un campo minato non segnalato. Con questa legge avremmo da un lato le banche con i libretti di risparmio e dall’altra le finanziarie dedite al rischio!
Nader allarga la sua critica anche alle multinazionali che definisce come le imprese finanziarie che sono “troppo grandi per fallire”. Queste sono le imprese che saranno salvati dai contribuenti anche in futuro, gli USA sono il loro regno, ma anche in Europa ce ne sono molte.
Per quanto riguarda le grandi banche anche queste andrebbero limitate, ma per farlo occorrerebbe un potere politico indipendente dalla grande speculazione che in questo momento non esiste e nemmeno c’era nei secoli passati!
Tutte queste politiche hanno un nome “antitrust”, non credo che ne abbiate sentito parlare in questi mesi.
A questo proposito Nader ha introdotto una nuova questione che in pochi hanno ripreso e capito. Egli spesso invoca di dare più autorità agli azionisti, soprattutto quelli piccoli che spesso possiedono la maggioranza frammentata delle azioni di una ditta.
A livello popolare ha fatto questa battaglia anche Beppe Grillo quando è andato all’assemblea Telecom. All’artista genovese è mancato un progetto politico mentre Nader ha avuto un sostegno di base minore. Uno ha il movimento e l’altro l’idea.
Secondo Nader il potere decisivo degli azionisti sarebbe quello di stabilire il compenso dei dirigenti e dei manager.
Il tema merita di essere approfondito. Certamente i manager non dovrebbero avere il potere di decidere i loro stipendi e le loro liquidazioni di fine mandato.
Tra le altre riforme proposte da Nader c’è anche quella dell’obbligo di riserva dei titoli sub prime, parla di un 5%. Questo rappresenta una scelta più severa rispetto alla tassazione patrimoniale sulle transazioni di borsa proposta nei mesi passati. Certamente tutti questi dettagli hanno una filosofia ispiratrice nel concetto di “regolamentazione” e su quello dei “controlli”.
Le idee di Reagan sembrano passate di moda, almeno negli USA e tra i consumatori più accorti, Nader torna anche a valorizzare le Credit Union.
E in Italia che si fa?
Il 10 giugno lessi un articolo di tal G. Busulini il quale parlava di un sequestro fatto a Chiasso il 4 giugno dalla Guardia di Finanza italiana da 134 miliardi di dollari (96 miliardi di euro) in titoli di Stato americani. Si trattava di un valore enorme del resto tali titoli avevano dei tagli elevati che solo i grandi specialisti bancari conoscono e commerciano. Eravamo alla vigilia delle elezioni europee e in quei giorni la disinformazione era più forte del solito.
La notizia è enorme e dovrei stupirmi del fatto che i media non ne abbiano parlato. Non è così perché conosco il nostro sistema di disinformazione e di informazione provinciale.
L’argomento era tabù anche perché certamente la finanza era arrivata a qualcosa di grosso tutto da determinare.
Quindi il zitti e mosca era di rigore, auguriamoci sono che continuino le indagini, visto che la sanzione applicabile ai proprietari dei titoli potrebbe raggiungere i 38 miliardi di euro. In pratica risaneremmo il nostro deficit grazie al lavoro di pochi agenti. Non male, ma improbabile visto che tali titoli appartengono a qualche stato del mondo (asiatico probabilmente). Certamente tale vicenda aiuta a capire che il mondo della finanza ha un bisogno urgente di riforme.
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Ralph Nader l’avvocato e antropologo giuridico e sociale americano che lotta contro il bipartitismo corporativo nel mondo. Sostiene il meetup di Beppe Grillo di Empoli, di Firenze e molti altri. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri li troverai gli altri suoi scritti e quelli dei suoi associati. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.