Il mondo di prima e l’immediato presente
La valigia dei sogni e delle illusioni
Del prof. I. Nappini
L’immediato presente è così forte da cancellare perfino la memoria del mondo di prima, di come eravamo, e non cento o sessanta anni fa ma anche solo vent’anni fa. Occorre quasi sforzarsi per ricordarsi del mondo prima del 1989, rimettere insieme abitudini perdute con l’uso del cellulare e di internet, dell’i-pod.
Oggi il presente è schiacciato tutto sulla dimensione della pubblicità, perfino i campioni e le campionesse di nuoto vengono rappresentati sulla stampa come se fossero divi del cinema o indossatori e indossatrici delle sfilate di moda, in certo senso questo è un modo semplice e diretto di dare al Mario Rossi di turno il senso dell’importanza di un successo sportivo o di una gioventù spesa dietro la rincorsa al medagliere olimpico o mondiale, inoltre la forma della pubblicità è forse il sistema privilegiato che c’è oggi per offrire ai campioni e alle campionesse dei congrui incassi.
Solo che questo fa sì che tutto si riduca al modello dello spettacolo e quindi al modello della pubblicità.
La comunicazione pubblicitaria è una realtà che usa e getta i personaggi che crea dopo che sono serviti allo scopo di far opera di persuasione per vendere costumi da bagno, vestiti, valigeria, o chissà cos’altro ancora.
Il mondo di prima con le sue dimensioni di sacralità, con le sue certezze in merito a Onore, Decoro, Dio, Patria e famiglia è stato lentamente ma inesorabilmente stritolato da questo tipo nuovo di civiltà.
Una civiltà industriale beninteso, quindi il modello di civiltà che Europa e Impero Inglese hanno modellato, costruito, voluto nel corso dei tre secoli precedenti il nostro, ma proprio questo modello di produzione e sviluppo è quasi totalitario e s’appoggia ad una ossessiva ripetizione degli stessi messaggi e degli stessi stereotipi; un sistema di produzione e consumo che rivela un modello di comunicazione e relazione fra gli esseri umani praticamente intollerante.
Non si dà in questa ripetizione del valore inteso solo come merce il senso di una realtà morale o spirituale che vada oltre il dato materiale, e non si dà neppure una qualche concreta possibilità di mettere davvero in discussione questa magia della pubblicità onnipresente.
Tutto è un presente di cose vendute o comprate, di storie vere o false, di immagini.
Tutto si compra e si vende, tutto o è un successo riconoscibile nei termini prestabiliti o è una cosa strana, eccentrica, privata che ha valore solo per determinati soggetti.
Nei fatti questo sistema di comunicare così vincolato dalle forme con cui s’esprime la pubblicità si fonda sul consenso e sulla forza delle abitudini, sulla pigrizia mentale a scapito dell’intelligenza umana.
Quel manca al Belpaese, come al solito vaso di coccio fra vasi di ferro, è una sua forma autonoma di civiltà, un suo essere se stesso aldilà delle pietose finzioni e dei travestimenti da finti aderenti ai popoli e alle civiltà dominanti in questa parte di mondo.
Solo una civiltà nostra che sia concreta e creduta può limitare i danni della continua aggressione di questo presente a tutto il resto del tempo, solo un senso forte d’appartenenza a qualcosa che è comune a tutte le diverse genti della penisola può limitare il danno terribile di essere esposti a tutte le mode, a tutte le persuasioni pubblicitarie, e quindi a tutte le avventure.
IANA per FuturoIeri
Io credo che il mondo della pubblicità e del marketing, così come lo conosciamo, appartenga al mondo di prima. Questa crisi non è di quelle normali, ma di quelle superiori ovvero di quelle che mutano società, economia e politica.
Ad esempio Obama è figlio di questa crisi e forse anche il premier francese: mutamenti politici.
A livello economico penso al fatto che RAI 2 e Rete 4 andranno sul satellite dove lavoreranno grazie ai pagamenti degli spettatori e non grazie alla pubblicità o al canone.
Credo che sia dovuto al fatto che il gioco pubblicitario cala e calerà.
Del pensiero politico passato non si deve rimpiangere la parte mitologica e nel fare questo si deve contrastare la nascita di nuove mitologie. Io cerco di lottare con il mito Obama traducendo Nader, Moore e gli altri. E la crisi è appena partita …