LA LEGA NORD DI IERI E OGGI E QUELLA PROBABILE DI DOMANI.
Di F. Allegri
Il comizio della Serracchiani tenutosi a Limite Sull’Arno giovedì scorso mi ha offerto vari stimoli per le mie riflessioni. Alcune le ho espresse nell’articolo sulla crisi del PD empolese mentre qui voglio soffermarmi sul rapporto – scontro fra la Lega Nord e la sinistra.
Rimando tutti al video su Empolitica per vedere quello che Debora ha detto sulla Lega mentre qui cercherò di spiegare l’ascesa della Lega nelle terre che un tempo erano democristiane e ora anche in quelle di sinistra.
La Lega è nata nelle terre pedemontane cattoliche grazie alla valorizzazione del localismo cattolico, diffuso dalle Alpi alla Sicilia, e grazie all’esaurimento di una classe dirigente cattolica a livello politico almeno cinquantennale. I giovani leghisti sostituirono cattolici troppo anziani, nell’età o nelle idee!
Negli ultimi anni la Lega ha dimostrato una seconda capacità ovvero quella di scalzare gli eredi del PCI in alcune località, ma non in altre.
Qualcuno spiega questo fatto parlando di “trasformazione del proletariato” che sarebbe basata sull’invidia sociale e sull’imitazione delle classi sociali superiori. Secondo questa prospettiva la Lega sarebbe una PDL dei poveri e in sedicesimo mentre Bossi sarebbe un Berlusconi del popolo e l’erede di Togliatti (manca il coraggio di paragonarlo a Berlinguer perché anche il paradossale ha i suoi limiti).
Gli operai si vergognerebbero del loro ruolo e cercherebbero un riscatto sociale nel vivere al di sopra delle loro possibilità e un riscatto politico nel voto alle forze emergenti. Non condivido nemmeno questo e comincio a spiegare. Un fatto politico ha una sua spiegazione politica principale mentre spiegazioni sociali, psicologiche o antropologiche vanno in secondo piano.
Perché gente di sinistra comincia a votare lega?
Semplice la Lega ha un progetto chiaro e ideologico e pseudo rivoluzionario come quello del socialismo dell’avvenire e di dopodomani; per contro la sinistra non sa darsi un progetto chiaro e anche a livello ideologico ha fatto poco, ma questo almeno a me interessa meno.
Ovunque la lega ha un progetto, ma non vince ovunque.
Qui subentrano i dati del malgoverno locale o dello sbandamento politico organizzativo.
La Lega guadagna voti laddove gli eredi del PCI non hanno un progetto chiaro ed ideologico e a questo si aggiunge un malgoverno locale e uno sbandamento organizzativo (anche a livello sindacale).
L’elettore della lega non va considerato come un proletario, un piccolo borghese, un montanaro o un emarginato urbano. Non serve la sociologia o l’economia generica per spiegare scelte diffuse in aree limitate.
La politica ci chiede di capire le idee politiche approssimative e le sue necessità quotidiane del popolo leghista. L’elettore leghista ha trovato fino ad ieri in questo partito una progetto chiaro e popolare. Un modo semplice di contrastare la crisi sociale, morale e politica.
La Lega è il paradosso del catto – comunismo e ha in comune con questo uno spirito poco italiano e molto localista perché anche il primo socialismo contrastava gli operai del comune vicino se questi si spostavano in cerca di lavoro. Localismo rosso per l’appunto.
Vi chiederete perché dico oggi queste cose, in un momento in cui la Lega indirizza tutte le scelte del governicchio Berlusconi?
Bene vi rispondo che lo faccio perché da un lato considero i progetti leghisti inadatti a contrastare la crisi che sopraggiunge dall’altro mi attendo cambiamento sorprendenti da quel partito.
Questo articolo non va inteso come una lode o come un’analisi, ma come un possibile epitaffio per una forza politica che nei prossimi mesi duellerà a modo suo con il mastodonte globale. Per me è destinata a soccombere o a mutare ancora una volta la sua pelle o si condannerà al ridimensionamento. Dal rossiccio si ritornerà al verde della Padania? Probabile se il governicchio cadesse sotto l’attacco della crisi e dei meridionalisti!