LA CRISI E LA FANTOMATICA LOCOMOTIVA CINESE

Di F. Allegri
Torno a scrivere sul tema della crisi a giorni alterni perché l’informazione di questi ultimi due giorni costituisce un esempio tipico.
Martedì la crisi era di nuovo passata e si andava verso il solito e magnifico 2010. La novità era esotica e fantasiosa anzi addirittura mai sentita.
La ripresa verrà trasportata dalla locomotiva cinese.
Oggi invece è arrivato il dato dei prezzi annuali in Germania, siamo a un meno 7 e poi è tornato a crescere il prezzo del petrolio a causa della scarsità delle riserve.
Le ferie sono finite e si comincia a dire piano piano dei problemi occupazionali che molta gente avrà a settembre. Di questo ne riparleremo.
Ora voglio occuparmi della locomotiva cinese.
Da giovane giocavo con i trenini e con le figurine dei treni e nella mia collezione avevo il trenino di Burma. Era la carta più comune e scadente, raffigurava una specie di locomotiva per treni merce, era minuta e di colore rosso.
Questo treno è come la ripresa che può guidare la Cina una dittatura a modo suo ex comunista ed ex maoista che da almeno dieci anni fa affari con le multinazionali alla faccia dei diritti ambientali e del suo popolo.
La formula è vincente e va spiegata non con lo sfruttamento dei lavoratori locali, anche quello ma è un fattore di importanza secondaria. Le multinazionali trovano in Cina mille facilitazioni per realizzare gli impianti e non ci sono i diritti sindacali e le organizzazioni dei consumatori. Dei salari bassi ho già detto, ma c’è anche il fattore della complicità politica che concede sgravi fiscali in cambio di partecipazioni maggioritarie alla proprietà degli stabilimenti, abbiamo un 51 a 49. Sono stato l’unico anche a scrivere della particolare condizione di General Motors Cina e della Chrysler cinese. Ci sono abituato perché sono tra i pochi a capire che l’alleanza che nasce è fra una burocrazia statalista dittatoriale locale e una casta di grandi amministratori internazionali. Super burocrati con super stipendi che lucrano su tutta una serie di vantaggi. I grandi sedicenti liberali si abbracciano con gli studiosi del libretto rosso di Mao.
Parrebbe una barzelletta è la pura verità.
La Cina non ha un vero mercato per le sue merci e non pare destinata ad averlo. E’ solo la grande produttrice, il grande socio delle multinazionali. Chi può attendersi che questa realtà guidi la ripresa?
Solo la nostra informazione? Io credo che anche loro non siano così illusi, ma che questo sia il lavoro sporco della disinformazione quotidiana. Un gioco folle che non porta da nessuna parte.
L’importante è che una mole senza senso di informazioni sballate e senza importanza ricoprano le poche notizie vere e la voglia di informarsi e di capire le cose che comunque è ancora limitata.