Crisi politica in tempi di crisi economica
Di F. Allegri
Mesi fa parlai dell’eterogeneità della PDL come fattore di crisi dell’attuale governetto. Forse avrei dovuto specificare che l’eterogeneità era anche un veicolo del clientelismo e di tanti localismi. Credo di essere in tempo se lo faccio oggi.
Allora dissi (e lo ripetei in seguito) che avremmo avuto una crisi politica estiva del governo: pensavo alla crisi economica e al suo aggravamento, non agli scandali sessuali che comunque conoscevo, come conosco le perversioni che circondano la nostra società a tutti i livelli.
Mi aspettavo anche la caduta del governo, ma Berlusconi è riuscito a resistere perché a ben vedere le critiche che ha subito appartengono alla categoria degli intrighi di corte e non hanno vere possibilità di svilupparsi nel paese. Al massimo trovano un loro spazio solo tra i pettegolezzi di qualche bar.
Considero positivo il consolidamento politico in un partito del mondo anti berlusconiano, ma ora questa realtà deve diventare maggiorenne e deve farlo attraverso il primo congresso dell’IDV che arriverà almeno con dieci anni di ritardo.
A mio avviso le pene di Silvio non sono finite, anzi stanno per cominciare quelle vere. Quelle basate sulle lotte sociali che sono attese nei prossimi giorni, anche da lunedì prossimo quando non ci saranno alcune riaperture delle fabbriche e altre riapriranno a ranghi ridotti.
Berlusconi potrà cadere o restare in sella e questo dipende solo in minima parte da quelle capacità di governo che ha già dimostrato di non avere.
Il primo problema è semplice: chi può sostituirlo se un nuovo voto non viene preso in considerazione?
Ad inizio estate fece nuovamente capolino il nome di Draghi e in seconda fila sedevano Fini e anche Bertolaso. Sono candidati buoni per tutte le stagioni e hanno un prestigio crescente, forse eccessivo. Per me sono pesci piccoli e furono il primo segnale che questo governo poteva proseguire.
Il secondo fatto che si deve sapere e capire è che un eventuale governo post Berlusconi deve avere un certo gradimento di Silvio stesso e un suo appoggio più o meno evidente.
Ci vorrebbe un delfino e questo manca anche perché l’istrione non lo vuole. Silvio è da sempre abituato ad avere collaboratori, amici e soprattutto entrambi. Qualcuno li avrebbe chiamati i famigli ovvero quelli che facilmente si rivelano figliastri.
Complessivamente si può dire che Silvio l’ha scampata bella e con pochi acciacchi, ma nel fare questo non si deve tacere la natura del suo governo: da qualunque parte lo si guardi resta un governicchio, di quelli che hanno dieci voti di maggioranza.
In teoria questo governo avrebbe una maggioranza molto ampia.
E’ un’apparenza e questo dipende da due eterogeneità, la prima è della PDL e la seconda è della maggioranza stessa. A ben vedere in tale maggioranza c’è tutto e il suo contrario e soprattutto fra i tanti nominati ci sono troppi clienti esigenti che spesso sono anche dei servi sciocchi!
Questo è il triste contesto politico che farà da cornice alle nuove fasi della crisi economica, quelle più dure, quelle che interessano di più il consenso politico.
Non c’è un piano anti crisi, abbiamo invece una disinformazione permanente e confondente. Si sfoglia la margherita canticchiando la crisi c’è, la crisi non c’è. E mentre questo gioco prosegue all’infinito la vera crisi è arrivata e non dirà buongiorno.
E’ il caso di dire che le vacanze sono finite, ecco i giorni duri della crisi per un’Italia che del resto è da sempre senza un governo autorevole.