TUTTE LE CRISI IN CORSO E TIMIDE SPERANZE AMERICANE

Presentazione della nuova lettera di Nader

Di F. Allegri

La scorsa settimana il caos informativo è stato vario e diffuso, la tendenza era quella di scongiurare ed esorcizzare la crisi prossima ventura. Un giorno abbiamo avuto la crisi poi per due giorni di seguito la ripresa era certa ma una volta lenta e l’altra accelerata.

Le analisi sulla crisi sono diventate fatti di cronaca o peggio puntate di un telenovela. In alcuni scritti le ho paragonate alle previsioni del tempo.

Forse mancano gli analisti economici, ma certamente c’è abbondanza di collaboratori e difensori dei potenti, di malinformati e di “disinformatori sciocchi”.

L’Italia non ha sentito la necessità di approntare una politica anti crisi o forse (peggio) non ne ha avuto la possibilità. Quello che si poteva fare non è stato fatto: alcuni credono alle virtù taumaturgiche del mercato libero anche quando questo non c’è o quando l’evidenza dice che non funziona. I mercatisti ottocenteschi sono uomini pazienti, credono al tutto si aggiusta. Meno male che non hanno studiato medicina!

La crisi poteva essere considerata come un’opportunità per investire e per conquistare quote di mercato europeo. Molte multinazionali erano acquistabili a prezzi da saldo!

Del resto la timidezza caratterizza tutti i comparti economici e io ritengo che essa sia figlia della paura. L’economia italiana è ferma, è ferma la grande industria e anche la piccola. La produzione è ai minimi visto che i consumi sono bassi ed esportare a credito è sempre più duro.

Quella che ho descritto ha un nome “crisi” e le politica adottate, anche quelle, hanno un nome ovvero “ordinaria amministrazione”.

Tutta la cultura economica italiana spera negli USA, ma si sono inventati la locomotiva cinese che ho criticato in un altro scritto. Certamente gli USA non sono stati fermi, qualcuno comincia ad esaltare i salvataggi di Bush (io non lo farò).

Io metto l’accento sulla riforma verde di Obama (in realtà un minimo di protezionismo ben mascherato) e sul recupero della sua egemonia internazionale durante il G 20 e il G 8 che si svolse in Italia.

I rapporti USA – Cina restano squilibrati, ma si è rallentata la caduta e in parte anche invertito la tendenza. In questo rapporto si fanno manifesti tutti i mali della globalizzazione.

Sto ultimando la traduzione di una nuova lettera di Nader agli americani che ha intitolato “Ritorno in USA”. Nella prima parte Nader espone il caso della “Farouk Systems” una manifattura internazionale che realizza piccoli elettrodomestici in Cina e in Corea e che ha deciso di spostare i suoi stabilimenti ad Houston Texas. E’ il ritorno a casa e l’inversione del processo di spostamento degli stabilimenti che andarono in Cina per godere dei vantaggi di reprimere il lavoro, di inquinare in libertà e anche di fare produzioni proibite.

Nader ridefinisce la globalizzazione e la chiama esodo, nome appropriato.

Nader si chiede anche: “Perché Mr. Shami e i suoi colleghi ritornano in USA?

Nella risposta Nader elenca anche i tre motivi di questa inversione e abbiamo un mix sorprendente di idee no global ed efficienza aziendale! Parla di ragioni economiche, di migliore produttività del lavoro in USA, di produzioni cinesi difettose e costose e dei costi dei trasporti delle merci in un periodo di crisi energetica.

Non sappiamo se è partito un nuovo modo di fare economia, certamente questo fatto rappresenta bene i timidi miglioramenti dell’economia USA che pare capace di correggersi.

Nella seconda parte della lettera Nader analizza i rapporti economici fra USA e Cina e ci dona il meglio del suo ragionamento. Egli critica e svela alcuni dei tanti inganni del libero commercio e del commercio bilaterale fra due nazioni.

Prima di tutto racconto l’evoluzione del deficit commerciale fra USA e Cina e come questo sia divenuto enorme, oltre 250 miliardi di dollari. Nader denuncia la produzione cinese, il pesce contaminato, le sostanze rischiose e le imitazioni che vengono esportate in tutto il mondo. Non dimentica nemmeno la svalutata moneta cinese.

Subito dopo Nader critica Samuelson e i suoi allievi che hanno studiato l’importanza del commercio fra due stati con esempi classici. Qui torna a mente la lettera sulle profezie di Ross Perot laddove si spiegavano le conseguenze delle NAFTA e della fuga in Messico degli stabilimenti USA.

Nader dedica spazio anche a un fatto poco noto: si tratta dei campi di lavoro forzato che spesso sono delle vere e proprie industrie. Queste fabbriche – carcere non dovrebbero esportare i loro prodotti, lo vieta il WTO e su questo si deve concordare.

Questo non avviene in Cina dove i dittatori locali non permettono quelle ispezioni internazionali che hanno autorizzato in precedenza con accordi internazionali di cooperazione.

La globalizzazione ha i suoi campioni che continueranno a difenderla anche in questo periodo difficile, difendendola mantengono i loro privilegi e Nader pare consapevole. Quanto meno abbiamo capito che la globalizzazione non conviene alla piccola industria italiana. Ma questa verità non è ancora condivisa.

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