Ce l’hanno tutti con il PD

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12/09/2009

Di F. Allegri

In questi mesi di crisi dura e generalizzata ci sono due cose che mi hanno stupito ed esse vanno a braccetto. Da un lato c’è la calma apparente del gruppo dirigente del PD che limita la sua opposizione in parlamento e al minimo impegno e in prospettiva valuta con avidità un’alleanza con il partito di Pier Ferdinando Casini. Dall’altro abbiamo le critiche generalizzate a questo partito che non sembra rappresentare il 26% dei votanti, ma pochi scellerati che si nascondono bene chissà dove.

Mentre pensavo queste cose, in una calda sera di agosto, andai alla Festa dell’Unità  di Certaldo Alto a sentire Piero Fassino. Con Empolitica riprendemmo il comizio ed io feci uno scritto fantasioso che titolai (se ricordo bene): “Premiato ristorante Da Fassino”. Giocai con lui, ma c’erano due minuti del discorso che mi avevano colpito e dopo qualche giorno chiesi agli amici di Empolitica di farmi un piccolo stralcio e un video a parte, isolato. Lo stralcio lo trovate all’inizio dell’articolo. Venerdì 11 ho mostrato tale stralcio agli amici, durante l’incontro periodico dei soci di Futuro Ieri e ho chiesto vari pareri.

Fra questi segnalo quello del Professor Nappini che è stato duro, ha parlato di vecchio discorso comunista perché Fassino pensa di sostituire una classe dirigente corrotta con un’altra virtuosa ovvero sarebbero sempre loro! Mi è sembrato un discorso razionale e fondato, ma la rabbia di Fassino mi era sembrata un sentimento profondo e da analizzare, io ci avevo visto qualcosa di diverso.

La rabbia politica e il risentimento sono dei sentimenti che la crisi nel paese e quella nel palazzo alimentano sempre più. I politici si denigrano l’uno con l’altro mentre la gente non arriva a fine mese. Hanno parlato di tutto e parleranno ancora, unica eccezione la crisi. All’estero è il fatto principale, qui si discute se c’è o non c’è, sul chi l’aveva prevista per primo (qui ricordo una lettera di Nader che rende giustizia a chi la merita) e sul fatto che noi saremmo i migliori. I migliori! Dove, nella disoccupazione senza garanzie? Questa retorica mi pare pericolosa!

Al culmine delle critiche al PD si deve collocare un giornalista, Marco Travaglio il quale è riuscito a mettere in croce tale partito scrivendo sul giornale “L’Unità”. Se fossi un militante del PD mi sarei chiesto: “Ma dove andremo a finire?” Poi avrei visto il comizio di Fini a Genova e avrei buttato la TV dalla finestra perché anche questo è stato mostrato ad operai e burocrati di altri tempi.

Io riesco a pensare solo che si voglia parare un governo che a ben vedere è piccolo debole e diviso: praticamente indifendibile. Forse vorranno logorarlo piano piano. Valle a capire certe strategie di lungo corso!

Devo tornare a Travaglio e a un suo scritto che pubblicò sull’Espresso il 25 luglio scorso ma io l’avrei visto bene su Panorama! S’intitolò: “Primarie PD, la fiera del tartufo”. Credo che il titolo dica molto. Nello scritto il giornalista ce l’aveva soprattutto con un’intervista concessa da Veltroni al Corriere dove Walter riabilitava Craxi e parlava, in modo fumoso, dei suoi progetti legislativi, in primis il conflitto d’interesse. Per Travaglio, Veltroni arrivava fuori tempo massimo! Marco Travaglio calcò la mano anche su D’Alema il quale era detto “il conte Max” e diceva che: ” …. ha collezionato più fiaschi di una cantina sociale: dalla Bicamerale al governo – catastrofe che sostituì Prodi nel ’98 e tracollò nel 2000 dopo le bombe sull’ex Jugoslavia e la leggendaria operazione Telecom. Per non parlare della scalata Unipol-Bnl (“Vai, Consorte, facci sognare!”), frettolosamente rimossa”.

L’attacco di Travaglio a Veltroni e D’Alema (le due anime del PDS) era crescente e non poteva dimenticare la vicenda della segreteria Grillo che lui non ha mai voluto o saputo analizzare in profondità. Per me resta un errore evidente anche alla luce del partito “Movimento Nazionale” che Grillo fonderà nelle prossime settimane. A mio avviso, e a ben vedere Travaglio dette un’importanza eccessiva al progetto di Grillo dove averlo accolto come un filmine a ciel sereno, come una sorpresa. Per me sono due stranezze e l’ho già scritto: non credo che Travaglio non sapesse questa cosa e non ci vedrei nulla di male mentre credo che un’analista politico non dovrebbe esaltare decisioni come queste che non possono cambiare nulla nella politica italiana e nel partito della sinistra.

In politica si può ricorrere al piccolo cabotaggio per la normale amministrazione, ma sui contenitori e le ideologie servono attenzioni particolari e le tecniche di comunicazione più moderne.

Travaglio ha scritto queste critiche mentre collaborava con l’Unità e lavorava alla costruzione de “Il Fatto” ovvero il giornale dell’opposizione al regime (apparentemente in senso molto allargato).

Qualche ragione sostanziale di critica al PD c’era, vedi il tesseramento campano, vedi i satrapi e i parvenù, ma a me resta un dubbio di fondo. Se si può attaccare così la principale opposizione. Travaglio e i suoi seguaci saranno credibile quando attaccheranno quotidianamente Berlusconi e compagni? E soprattutto, a chi si rivolgeranno per avere un maggiore sostegno? Quale sarà la sua base di sostegno politico?

Non si vincono le grandi battaglie senza alleati forti e fedeli! Dovunque guardi resto perplesso, ma voglio esprimere il mio benvenuto ad un giornale che nascerà in una situazione critica e pare destinato a navigare in acque difficili!

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