FIABE DAL MONDO DELLA POLITICA

1) Lo chiamavano Bipolarismo
Di F. Allegri
C’era una volta un eroe leggendario: lo chiamavano Bipolarismo e faceva sembrare doppio tutto quello che era numeroso e unito tutto quello che era diviso e viceversa.
L’esistenza di un simile eroe non è certa; in realtà non si sa nemmeno cosa fosse di preciso. Qualcuno pensa a un idolo, altri ad un medicinale e giustificano tale congettura citando alcuni reperti giornalistici che parlavano del bipolarismo come del “rimedio per tutti i mali”.
L’arrivo del bipolarismo nel “Doppio Meridione” precedette la Grande Riforma Prima e molti studiosi ritengono che questa sia stata il suo primo successo.
Quello fu un periodo storico confuso e pieno di punti oscuro. Fu allora che gli indigeni mutarono i loro costumi. Abbiamo molti reperti televisivi, ma i TG di quel tempo erano veramente strani. Quelli locali reintrodussero i dialetti, lingue senza tradizioni scritte che fino a quel momento erano state usate solo fra le mura domestiche, spesso approssimative e difficili da intendere anche da comune a comune.
I TG nazionali invece erano un guazzabuglio inestricabile: una buona notizia era seguita da una cattiva. Prima veniva un lutto e poi la cronaca di uno spettacolo di gala o sui capricci di qualche nudista famosa!
Con l’arrivo di Bipolarismo nel triste paese vicino alla divisione tutto sembrò raddoppiarsi.
Tutto era sfarzo, trionfo e la politica parlava di sogni e progetti mirabolanti da realizzare. In realtà, quelli furono anni di crisi economica, politica e sociale, sia a livello internazionale che nel paese.
Bastò questo arrivo per distogliere l’attenzione di ogni Doppio meridionalista.
Bipolarismo stuzzicò ogni egoismo e la generale ignoranza fece il resto.
Si passò in pochi mesi dall’illusione della panacea di tutti mali alla dura realtà delle difficoltà quotidiane che consistevano nella disoccupazione o in un cattivo lavoro, nell’insicurezza sociale e nel distacco dalle istituzioni.
La forza di Bipolarismo fu incredibile! Tutti quei problemi non intaccarono il suo prestigio.
La sua grandezza e potenza garantiva tutti i potenti. A ben vedere fu allora che alcuni capirono cosa fosse in realtà: era lo spirito di un vecchio gigante pronto a difendere i privilegi di ogni potentato e di ogni casta del regno.
Era stato accolto come un eroe e si rivelò come il peggior scagnozzo dei prepotenti. Fu uno shock enorme, ma per pochi. Questo era dovuto al secondo potere della mostruosità.
Essa faceva sembrare unito tutto quello che era diviso.
Pensate ai partiti, al PUF per esempio. Tale partito era nato dall’associazione di almeno 14 partiti, ma grazie all’illusione del gigante la gente lo riteneva incarnato in una sola persona.
Sul PDP l’effetto era ancor più paradossale e duplice:
1) Se i suoi dirigenti prendevano varie posizioni politiche diverse su un tema, magari lo stesso giorno essi avevano detto tutti la stessa cosa;
2) Qualunque cosa dicessero i suoi dirigenti, anche le critiche al governo, erano sempre concetti alti, da discutere e da capire.
Il PDP poteva dire tutto quello che voleva, ma grazie a Bipolarismo non avrebbe realizzato nulla sul piano delle riforme mentre sul piano della propaganda la gente avrebbe pensato che tale partito continuasse a sostenere le posizioni delle sue origini.
Per qualcuno Bipolarismo era un apprendista stregone di lontane terre, in realtà era solo il più grande distruttore della politica che mente umana potesse concepire.
Infatti bipolarismo aveva altri due poteri miracolosi: dimezzava tutto quello che era scarso o carente e faceva sembrare diviso tutto quello che era unito!
Questo era il suo lato oscuro. Tutte le minoranze politiche, sociali e culturali lo maledissero e cercarono di contrastarlo, vanamente purtroppo. I suoi avversari erano troppo pochi e divisi per due poi con il secondo potere illusorio riuscì prima a farli litigare fra loro poi riuscì a mimetizzarsi nonostante avesse dimensioni enormi. Bipolarismo fu un’illusione collettiva.
A questo punto vi chiederete se “Doppio Meridione” fosse una dittatura o meno e forse vi chiederete se esisteva un movimento d’opposizione?
Ce n’era una: Il Partito Del Penultimo Nome. Qualcuno sosteneva che di tanto in tanto avesse governato, ma i più non ci credevano. Si sapeva che era arrivato sempre secondo e che aveva cambiato nome tante volte e che per questo l’avrebbe cambiato ancora. I governativo lo chiamavano il partito dai mille nomi, ma di questo parlerò nella terza fiaba!

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