La Cina vista al microscopio dopo il G 20 americano
27/09/2009
Di F. Allegri
Inizierò la mia riflessione con due constatazioni generali sul G 20 e soprattutto sulla situazione italiana e sul comportamento del nostro presidente del consiglio.
La prima considerazione riguarda la proposta tedesca di introdurre la Tobin tax sulle transazioni di borsa. Il progetto originale del professor Tobin è vecchio, ha più di dieci anni e riguardava la tassazione delle transazioni monetarie che a livello speculativo sono quelle più basse. Come sanno i miei lettori più fedeli esiste una versione moderna e aggiornata della Tobin tax che fu proposta nei mesi scorsi da Ralph Nader e altri. Questa tassazione riguarda tutte le transazioni di borsa e si basa su percentuali di tassa zione crescente a seconda del tipo di transazione – speculazione: si andrebbe da uno 0,10% ad un 1% del patrimonio e non dei guadagni. Tassando i capitali si rallenterebbe il vortice continuo del compra guadagna e scappa!
La seconda riflessione riguarda la posizione italiana. Si può capire il fatto che Berlusconi abbia celebrato il G 8 tenutosi all’Aquila mentre va spiegata la sua fuga precipitosa per incontrare il Papa all’aeroporto di Roma al momento della sua partenza per la Repubblica Ceca.
A livello internazionale questo dimostra meglio di altri fatti la scarsa importanza della grande riunione internazionale: mi riservo di leggere altri resoconti, ma per ora il mio giudizio è questo.
A livello locale invece va ricercata ed eventualmente sottolineata una regia del Sotto Segretario Letta che cercava questo incontro da mesi. Io vedo nell’incontro occasionale e per certi aspetti umiliante per un governo laico tutte le difficoltà di un governo debole che si indebolisce!
Per queste ragioni mi accingo a cambiare argomento. Ritorno dopo un mese sulla questione cinese, sul suo miracolo economico e soprattutto sulla sua situazione finanziaria.
La Cina oggi è più di un continente è un mondo a parte, potente e terribile. Non direi che vive un miracolo economico perché non credo che la sua popolazione goda dei piaceri del progresso.
La Cina continua a crescere e lo fa ad un ritmo vertiginoso: siamo ancora a un + 8% se si crede ai dati ufficiali. La borsa cinese ha seguito la crescita del paese e ha centuplicato il suo valore rispetto al suo minimo storico e non ci sono segni di frenata, sia nel breve che all’orizzonte. Ricordo di aver letto mesi fa che qualcuno considerava la Cina come la grande fabbrica del mondo.
Qualcuno potrebbe dire che tutto questa è la scoperta dell’acqua calda e io gli darei ragione. Infatti è sui motivi di tale crescita che la discussione si fa interessante.
Illustro per prima la spiegazione dei cinesi i quali sostengono di aver trasformato un’altra volta la loro economia e di aver creato un mercato di consumo interno. L’avrebbero fatto in pochi mesi!
C’è chi ci crede! Io non sono tra questi e continuo a sottolineare la potenza dell’alleanza fra la dittatura continentale e la confraternita/consorzio delle multinazionali.
Io la vedo come un’alleanza fra King Kong e Godzilla per fregare il Paperino di turno: sia il piccolo operaio che il consumatore urbano occidentale!
Nelle scorse settimane la cultura economica americana ha offerto una seconda spiegazione che merita di essere illustrata e commentata. Gli americani hanno gettato il riflettore sulle banche cinesi che sono sottomesse all’obbiettivo produttivo (e soprattutto al potere politico, aggiungo io). La riflessione è stata rafforzata dalla constatazione che le banche cinesi lavorano per il popolo. La scienziata che ha affermato questo ha avuto il suo momento di popolarità. E’ una donna che ha studiato economia a Londra e si chiama Samah El-Shahat.
Io non credo che in Cina il popolo venga prima delle banche, mi pare proprio di no e considero tale scritto solo un elogio per quel potentato che riceve dalle sue banche un contributo importante per lo sviluppo, ma non decisivo.
Soprattutto devo ripetere che la Cina non fa il benessere per il suo popolo.
Ho scritto di recente un elogio per le banche pubbliche, ma questo non ha incluso le banche cinesi perché queste hanno una natura diversa, quella dell’asservimento al regime, alla casta composta da un migliaio di notabili che tutto decide e impone. Le banche cinesi non hanno un potere e un’autonomia, prestano ancora perché il paese è ricco e i guadagni che arrivano dall’estero sono accumulati per accrescere il prestigio del regime.
Del resto tutte queste congetture mi ricordano la crisi del 1929 quando molti occidentali miopi lodarono la Russia di Stalin. Credo che certi errori siano fatti per essere ripetuti!
Bisognerebbe capire che quando una banca cinese presta qualcosa a tizio o caio, in realtà, è lo stato/dittatura che presta e il cinese oltre a ricevere dei soldi decide di legarsi al suo paese, di dimostrare fede e fiducia nel regime. Tale cinese diviene un debitore dello stato.
Questo è più statalismo, meno socialismo e meno mercato. Credo che qualsiasi dittatore sia da considerare come il peggior creditore possibile e prima o poi il tempo mi darà ragione come me lo da il continuo flusso migratorio che caratterizza quel paese. Chi si arricchisce, prima o poi scappa!
Ma perché la Cina cresce e il mondo retrocede?
Ripropongo la domanda per ribadire il concetto che l’arricchimento del regime cinese deriva dalla globalizzazione.
Questa è la parola magica che molti non sanno o non vogliono pronunciare.
Il vantaggio cinese non dipende dalle banche ma dagli investimenti delle