Una prima impressione su “Il Fatto” e sul nuovo che avanza
Di F. Allegri
Sabato 3 settembre ho letto per la prima volta il nuovo giornale di Padellaro e Travaglio.
“Il Fatto” è un buon giornale, piccolo e ben fatto: le notizie ci sono e molte sono di quelle che da altre parti vengono filtrate.
Di tanto in tanto lo rileggerò e penso che il battesimo del fuoco sia stato superato.
Chi mi conosce bene sa che io da vari anni non acquisto più giornali di carta e non ho fatto eccezione nemmeno questa volta.
Il computer e la mia rete internet mi danno una gamma di informazioni vasta ed esauriente. Ribadito questo, voglio dire che “Il Fatto” è consigliabile e c’è un mondo che attendeva di leggerlo!
Colgo l’occasione per tornare a parlare di Travaglio e voglio riflettere su un suo scritto che fece il 5 settembre e che titolò: “La guerra dei Berluscloni”. Penso che l’abbia pubblicato sul settimanale L’Espresso.
Il pezzo commenta un giudizio del “Time” sulla stampa italiana e poi ci offre un panorama desolante sul nostro sistema informativo, sia quello pubblico che quello privato.
Per il “Time” la stampa italiana sarebbe inaffidabile per due motivi:
a) parla a una ristretta élite;
b) mette in secondo piano le notizie.
NON CONCORDO!
L’inaffidabilità della stampa deriva da altre tre cause superiori:
1) Il disinteresse generalizzato per l’informazione da parte dei tartassati;
2) Dal sistema di finanziamento supplementare della stampa (rivelato da Beppe Grillo);
3) L’appartenenza di ogni pubblicazione a poteri politici e/o economici.
Le cause citate dal Times sarebbero superabili in una prospettiva di medi periodo (da 1 a 3 anni), quelle che cito io non lo sono.
Nel proseguo del suo scritto Travaglio ci ricorda che ” … negli ultimi mesi sono cambiati una ventina di direttori fra tv e giornali” e afferma che questo sarebbe accaduto per ordine o su auspicio del presidente del Consiglio.
Travaglio argomentò la sua idea e fece vari esempi, ma a me pare opportuno aggiungere il fatto che tutti i giornali hanno venduto di meno e che nei paesi normali i giornali falliscono come tutte le imprese bollite. Vi invito a cercare gli scritti di Moore su GM e a constatare con il brillante regista ha raccontato il fallimento dei giornali della sua città Flint, Michigan.
Una stampa che dipende da poteri forti non può avere direttori prestigiosi. Non era per capriccio che Montanelli affermava: “Unico padrone il lettore!”
Berlusconi cambia i direttori dove vuole, sia i suoi che di altri, perché la nostra stampa non ha autonomia finanziaria e senza questa non c’è nemmeno quella politica o culturale.
Questa verità la conosce anche Travaglio, ma non la cita e sbaglia laddove lascia intuire che servirebbe un presidente del consiglio illuminato e aulico che non si curasse della politica spicciola e quotidiana! Il problema è anche questo: abbiamo un governetto che naviga a vista e che sa affrontare solo queste questioni minori, ma nessuno lo sollecita per andare contro ad uno qualsiasi dei tanti e grandi problemi.
La nostra informazione senza i Mieli, gli Anselmi e i Mentana e con i nuovi nominati dal Sultano è la stessa di prima, solo Matrix è leggermente peggiorato, ma di poco e chi non la riceveva prima non la riceve oggi.
C’è un’altra constatazione da fare e riguarda Sky, la TV imperiale – mondiale voglio chiamarla così visto che per qualcuno è una ventata di novità. Questa TV internazionale come le sue colleghe americane ripropone a livello internazionale le piccole beghe italiche e ci offre pietanze solo all’apparenza sono diverse dato che usano gli stessi ingredienti delle altre.
L’articolo di Travaglio ci offre un ricco dettaglio sulla stampa e i nuovi direttori delle pubblicazioni della famiglia Berlusconi. A mio avviso abbiamo sempre gli stessi nomi che si spostano, qualcuno è promosso e qualche altro è degradato, nulla di più.
Voglio chiudere con una riflessione sull’informazione e sul relativo dovere e l’eventuale diritto. Io credo che esista solo un dovere civico ad informarsi perché non si dovrebbe concepire un generico diritto umano all’informazione. Questo non è mai esistito e non servono manifestazioni come quelle di sabato per conquistarlo.
Io so che nei paesi civili si parla di pluralità dell’offerta informativa, di qualità delle notizie e soprattutto di indipendenza del quarto potere. E’ con questi principi che si migliora la classifica e si scavalca Kiribaki.
