10 Ott, 2009
GODO ALFANO. GRAZIE UMBERTO
Scritto da: F. Allegri In: Politica in generale| Segnalazione disservizi al cittadinoe letto 249 volte.
08/10/2009
da Il Fatto Quotidiano, 8 ottobre 2009
In questo momento di gioia irrefrenabile per i sinceri democratici, un pensiero di gratitudine va al vero vincitore della giornata di ieri: Umberto Bossi.
Il vecchio Senatur, pur acciaccato, non tradisce mai.
Da due giorni la Corte costituzionale discuteva animatamente se la legge fosse uguale per tutti o solo per qualcuno: un po’ come se un convegno di matematici dibattesse su quanto fa 2+2 e qualcuno proponesse un onorevole compromesso a 3 e mezzo.
Per salvare capra e cavoli, Palazzo Grazioli e Quirinale.
Al Tappone e Al Fano si eran pure portati a cena due ermellini.
Poi avevano sguinzagliato l’Avvocatura dello Stato, pronta a coprirsi di ridicolo pur di difendere una legge incostituzionale.
Cicchitto s’era levato il cappuccio, spettinandosi i boccoli, per organizzare una marcia su Roma pro-impunito.
Littorio Feltri chiamava a raccolta i lettori per una colletta ai bisognosi Fininvest.
Il duo comico Pecorella & Ghedini, i Gianni e Pinotto del diritto e soprattutto del rovescio, collezionavano un’altra figura barbina sostenendo che l’Utilizzatore Finale è un “primus super pares”: il più alto fra i bassi.
Mancava solo Giampi Tarantini, momentaneamente ristretto, nel collegio difensivo. Insomma il pateracchio sembrava inevitabile.
Poi è entrato in scena Umberto B., che Dio lo benedica.
Ha chiamato alle armi il popolo padano, compresi galli, celti, cimbri e teutoni.
A quel punto anche qualche ponziopilato in ermellino s’è guardato allo specchio: “Ma porc@#§%&$£! Possibile arrivare a 90 anni di onorata carriera per farsi minacciare da uno che inneggia a Odino, brandisce fuciletti a tappo e ampolle di acqua fetida, si pulisce il culo col Tricolore e si crede Alberto da Giussano?
Che diranno i nostri nipoti?
Che scriveranno i libri di storia?
Che ce la siamo fatta sotto e abbiamo devastato la Costituzione, rinnegando tutto quel che abbiamo studiato e insegnato per una vita, per salvare le chiappe a un puttaniere corruttore che ne ha combinate di tutti i colori e poi è andato in politica per farle pagare a noi?”.
L’urlo di battaglia dell’Umberto, astutamente studiato a tavolino e piazzato lì nel momento del bisogno, ha fatto pendere la bilancia dalla parte giusta.
Ha dato coraggio ai pavidi e li ha spinti al colpo di reni. Altro che Pd: i diversamente concordi non avevano voluto nemmeno firmare il referendum.
Ma là dove non poterono i pidini, potè l’Umberto.
E’ lui il Gran Visir che congiura contro il premier, evocato da Calderoli.
Oggi come nell’ottobre del ‘93, quando fu decisivo per abrogare l’autorizzazione a procedere.
Castelli, Maroni e Bossi tuonarono a una voce contro “l’inaccettabile degenerazione dell’immunità parlamentare… trasformata in immotivato e ingiustificato privilegio”, con “conseguenze aberranti”, trascinandosi dietro Fini, Gasparri e La Russa che aggiunsero sdegnati: “L’uso dell’immunità è visto dai cittadini e dai giudici come uno strumento per sottrarsi al corso necessario della giustizia”.
Nel ‘94 il replay, quando Bossi, sempre in tandem con Fini, costrinse il Cainano a ritirare il decreto Biondi che scarcerava corrotti e corruttori.
Poi, a fine anno, gli rovesciò il governo.
E ora dà un contributo decisivo a smantellare il Lodo Al Nano e a restituire il premier al suo habitat naturale: il Tribunale.
Grazie, Umberto.


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