La stampa empolese scopre la crisi mentre avanza la riforma finanziaria di Obama
Di F. Allegri
Oggi ho letto i giornali locali e ho guardato i TG locali con una curiosità nuova. Anche questi mezzi d’informazione hanno scoperto la crisi e l’hanno fatto perché siamo alla chiusura delle imprese e alla perdita dei posti di lavoro. Davanti alle imprese arrivano anche dei politici più o meno prestigiosi e qualche sindaco. I politici raccolgono le proteste, fanno due critiche al governo e poi vanno a pranzo o a colazione.
Pare che sia passato un secolo da quando su un quotidiano la chiusura di una ditta era nascosta sotto le belle gambe di una fotomodella e sotto un articolo che parlava di piccole “case chiuse”.
Dopo aver ricordato tutto questo inizio col dire che la crisi non è passata e se è vero che ottobre è il mese delle chiusure, sarà vero che tutto il 2010 sarà l’anno delle liquidazioni? Pare di si.
Per nostra fortuna questa devastazione caratterizzerà gli altri paesi europei, il nord America e forse le tigri asiatiche.
Noi ancora una volta avremo un destino meno peggiore grazie ad una piccola riforma fatta mesi fa ovvero il rinnovo dei crediti per tutto l’anno prossimo. E’ il caso di dire che abbiamo salvato l’argenteria.
C’è un però: l’Empolese e le aree circostanti resteranno fra le zone italiane più colpite visto che abbiamo il problema degli sbocchi commerciali locali e troppi grandi magazzini per piccole zone residenziali.
Ribadisco che il 2010 sarà l’anno in cui i nodi giungono al pettine e almeno noi ci siamo già pettinati.
Come ho scritto altre volte la nostra classe politica si distingue per il fare poco o nulla contro la crisi, stavolta hanno fatto poco e per qualcuno questo basterà.
Ottobre intanto è passata ed è accaduto solo quello che vi dicevo ovvero l’euro a 1,50 sul dollaro.
Il grande problema finanziario e crollo monetario spingono i nostri imprenditori verso un percorso obbligato: i nuovi mercati, il nord Africa, la Russia e il medio oriente.
Sarebbe bello pensare che il nostro capo del governo ha chiari questi concetti mentre solo una fattucchiera potrebbe dirci cosa è andato a fare a Mosca. Comunque sia è quello l’unico sentiero di salvezza.
A livello internazionale devo tornare sul tema finanziario e sull’unico accenno di riforma concreta portato avanti da Barack Obama.
Egli aveva promesso una – profonda – riforma del sistema finanziario e l’ha avviato attraverso la cospicua riduzione dei paradisi fiscali.
Per noi questo significa entrate nuove da 4 a 5 miliardi di euro e sono i soldi di quelli che non fanno nemmeno l’elemosina in chiesa.
L’America progressista non è contenta e si batte per il “single payer” ovvero una riforma sanitaria che eliminerebbe molto lavoro finanziario superfluo a favore del progresso medico e della diffusione della salute.
Con il nuovo sistema la sanità americana affiancherebbe alle tante punte di eccellenza una quantità di casi medici risolti che porterebbero questo settore fra le eccellenze del paese.
Potrei dire più sanità e meno finanza e magari aggiungere un meno guerra.
Con il single payer vedremmo degli Stati Uniti diversi.
Proseguiamo.
Comunque sia, fino ad oggi Obama è stato timido con i pezzi grossi di Wall Street e questi ultimi sono stupefatti dal fatto che l’amministrazione Obama non abbia imposto alla finanza regole severe.
Questa battaglia è appena cominciata, penso al film “Capitalismo” di M. Moore un tonico di quelli che danno vigore anche ai merluzzi surgelati e poi c’è Nader con la sua commedia che in Italia conosco solo io, o poco più: penso a “Only the Super Rich Can Save Us”.
La prossima lettera di Nader che tradurrò sarà ricca di particolari su questa opera.
Le richieste ad Obama sono state tante, da un lato si vorrebbe il ritorno alla separazione fra i due generi di banca quelle di affari e investimento da quelle che raccolgono i risparmi e fanno commerci poco rischiosi (ovvero la strada opposta a quella imboccata).
In generale si invocano regolamenti, ma questo vuol dire tutto o nulla, si dovrebbero precisare meglio i nuovi titoli e regolare i relativi acquisti. I nostri politici destrorsi parlerebbero di lacci e lacciuoli.
Il vero discriminante andrebbe posto sul SI o sul NO alla patrimoniale sulle varie categorie di transazioni: chiedere meno sulle transazioni di monete, e imporre il tasso massimo sulle vendite di titoli derivati!
Posso fermarmi perché sicuramente avremo un altro anno per parlare di questi temi ed io nel mio intimo continuo a pensare ad una crisi destinata a durare almeno 5 anni.
PER LEGGERE ALTRE PAGINE DEL DIARIO ECONOMICO:
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