LA PDL SPIEGATA AD UN BEVITORE ACCANITO.
Di F. Allegri
Invito i lettori (soprattutto quelli astemi) a considerare questo scritto di fantasia come una metafora inestricabile.
Per capire la PDL bisogna immaginare un bar ben fornito con ogni genere di liquore e di bevanda alcolica sui suoi scaffali o nei suoi ripostigli. Poi bisogna rendersi conto che tale partito è un miscuglio indivisibile di 14/15 liquori.
Prima di tutto prendete il secchiello del ghiaccio e accertatevi che sia vuoto e pulito.
Prendete una bottiglia di un liquore forte, da 40 gradi almeno e versatene almeno metà all’interno del secchiello. Va bene sia una grappa o il whisky.
Subito dopo prendiamo 5 liquori esotici tra quelli che non si vendono mai. Penso ad un liquore alle erbe svizzere o alla grappa al peperoncino o a quegli amari che lasciano in bocca una voglia irrefrenabile di sputacchiare il prima possibile.
Di ognuno di questi liquori si deve versare nel contenitore una minima parte, direi di usare un cucchiaio da minestra, come se fossero degli sciroppi per la tosse.
Questi liquori normalmente si perdono nella brodaglia, ma talvolta è possibile che lascino la loro impronta, di sicuro sorprendente, ma mai positiva e nemmeno come esperienza memorabile.
Adesso dobbiamo mettere una dosa di variabile di un altro liquore, l’importante che sia una bottiglia invecchiata o altrimenti va bene un qualsiasi “stravecchio” contenuto in bottiglie accattivanti. La dose varia da un grosso bicchiere a due e il tutto dipende dagli umori del momento di fini.
Subito dopo viene un liquore a fermentazione chimica, penso ad una grappa laica senza alcuna aggiunta, diciamo “nature”, magari fatta da un distillatore abusivo o d’occasione di quelli che in USA perseguitavano negli anni trenta.
Poi ci vuole il liquore del prete o un amaro trovato in qualche convento.
Questi due ingredienti vanno gettati nel secchiello insieme sperando che non impazzino l’intruglio, i due liquori come le forze politiche corrispondenti hanno gli interessi comuni e danno le risposte opposte a qualsiasi domanda.
Per finire la bevanda vanno aggiunte le bevande regionali, prima di tutto serve un liquore o un vino di Sicilia, anzi due. Un Marsala ribelle da un lato e magari un rosso forte da bistecche che in Sicilia sanno abbinare anche a certi piatti di pesce.
Ci vuole qualcosa di nordico e greve, semplice e di bassa gradazione. Poi ci vuole qualcosa di Lombardo e dolce, un liquore da bere anche con il panettone, forse un tocco di spumantino.
Infine ci vuole un vino povero di quello che si usa in chiesa nelle cerimonie.
Faccio un breve conto dovremmo essere arrivati a quattordici. Sì è cosi, manca solo il seltz ovvero quella forza che si ritaglierà il suo spazietto nella PDL da dopodomani. Il fatto non è certo, ma sempre probabile e per questo il seltz è un ingrediente che si può sempre mettere o meno!
Provate pure a berlo, ma non votate il secchiello perché come minimo cadreste distesi sul pavimento, sconsiglio le bevute di gruppo anche quelle con la solita compagnia.
Ringrazio il lettore di essere stato allo scherzo e segnalo che in fondo si tratta di alta metafora socio politica! Per approfondire girate nell’archivio di Empolitica e troverete uno scritto sull’eterogeneità del popolo delle libertà come causa prima delle tante carenze del governetto.
