FIABE DAL MONDO DELLA POLITICA

6) L’economia in crisi di Doppio Meridione

20/11/2009

Di F. Allegri

Il magico regno di Doppio Meridione era sempre stato un paese ricco, tra i più  ricchi del Mondo della Politica con aree più o meno piccole di povertà e di degrado.

Le due isole di tale regno avevano livelli di ricchezza diversi. Nel Meridione del Nord erano esistite delle zone ricchissime, forse quelle più ricche del mondo. Nel Meridione del sud invece c’era un livello di minimo benessere, c’erano tanti problemi quotidiani però ogni sera tutti andavano a letto con la pancia piena. Il Meridione del Sud aveva avuto aree poverissime, dove non c’era lavoro e dove era stata data la speranza di un futuro magnifico. I miliardari apolidi, i grandi campioni della finanza internazionale erano da sempre dei maestri nel diffondere questi inganni studiati ad arte. La criminalità organizzata faceva il resto; grazie alla mancanza o alle carenze delle autorità statali centrali e sotto l’influenza di leggi permissive e ultra garantiste!

Questa era la situazione economica e politica avanti della Grande Riforma Prima.

Tra le due isole scorreva uno stretto canale naturale che era sempre stato navigabile, fin dai tempi più antichi. Questo era stato un impedimento relativo ai rapporti fra le due isole sorelle, le due popolazioni avevano fraternizzato per secoli.

Poi un giorno qualunque fu approvata la riforma federale e nessuno se ne accorse.

C’era la crisi mondiale e non si pensò che con quella legge il grande Doppio Meridione era divenuto un paese impotente ed incapace di contrastare i nuovi problemi in arrivo: avevamo uno stato burocratico che si spacciava per federale!

Nel momento di maggiore difficoltà, ovvero del naufragio si attuò il principio più sbagliato: ognun per se e Dio contro tutti.

Oggi sembrerebbe paradossale, ma al tempo solo poche persone capirono l’aggravamento del disastro!

Il Meridione del Sud restò quello che era: quando uno è al tappeto può  solo rotolare o mettersi a scavare e anche il nostro povero paese fece queste due scelte.

Andò  peggio al Meridione del Nord. Intere aree super industrializzate furono smantellate o quasi azzerate e una grande fetta della classe imprenditoriale fu liquidata o invischiata in un sistema burocratico o infine dovette ricorrere alla tutela dei grandi monopoli e dei potentati politici.

Come capite furono tutti dei palliativi che non contrastarono il degrado e la degenerazione!

I loro operai furono più coraggiosi, davanti alla prospettiva di perdere tutto, sia i diritti che il lavoro riscoprirono il loro onore, il loro orgoglio e il loro coraggio. I più moderati riscoprirono l’importanza di fare lo sciopero e dello scendere in strada. Altri furono degli eroi. Salirono sui tetti delle fabbriche, occuparono i municipi o tornarono a fare politica. Chiaramente non persero tempo con i vecchi partiti. Nemmeno quelli che un tempo s’erano proclamati come operai.

I mandarini dominanti tremarono nei loro templi dorati, ma il più piccolo tra loro ebbe un’idea geniale o criminale a seconda della parte dalla quale la si osserva: fare un ponte tra le due isole!

Qui finiscono i reperti e non si può proseguire nel racconto, ma dai frammenti si capisce che tale scelta fu contrastata e lasciò il tempo che trovò.

Quel ponte non simboleggiò l’unione delle due isole, ma divenne lo stretto passaggio dove far passare le diverse genti di due terre all’improvviso distanti!

FIABE PRECEDENTI

5 Il governo dell’uomo più ricco del paese

4 Il mondo della politica al tempo della grande crisi

3 Il Partito Del Penultimo Nome

2 Lo chiamavano Bipolarismo

1 Le cronache di “Doppio Meridione”

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