La valigia dei sogni e delle illusioni: I vecchi e i giovani nel Belpaese che non c’è più
Del Prof. I. Nappini
Ho seguito con commozione e divertimento la serie di articoli del “Venerdì” di Repubblica del 16 ottobre 2009 dedicati ai pubblici timori dei nostri borghesi che hanno sotto controllo le piccole e medie imprese e che vedono i loro figli disinteressarsi dell’azienda o peggio dedicarsi ad altre cose nella vita.
In fin dei conti verso la fine dell’Impero Romano c’era l’abitudine, e la legge di Diocleziano l’imperatore, di render ereditario il lavoro di padre in figlio: si potrebbe rompere una tradizione.
Infatti come ricorda anche Wikipedia: “…Diocleziano ricorse allora alla precettazione, ossia l’obbligo per gli abitanti dell’impero a continuare il proprio mestiere e la negazione della scelta libera della professione, costringendo gli abitanti dell’impero romano a subentrare ai padri nelle loro attività produttive…”.
Fuor dalla facile battuta, che comunque ha un suo fondo di verità provo a tradurre in termini razionali il non detto di questi scritti.
Certo la paura della calata dei barbari o dei saraceni che attaccano dal mare è sempre viva nelle genti del Belpaese, e oggi ciò che la nostrana borghesia teme è l’emergere di un mondo nuovo dove la Penisola non è più loro ma è anche possesso delle comunità di recente immigrazione.
La torta da spartire al gioco dei forti avrà altri pretendenti appartenenti a comunità coese e ricche, assolutamente diversi dall’italiano borghese per il quale la regola è sempre e comunque: Ognun per sé e Dio contro tutti.
Dietro i timori del lasciare iniziativa e patrimonio agli eredi credo sia presente, anche se taciuta, l’evidenza di un Belpaese radicalmente trasformato; al punto che esso è irriconoscibile; neanche la popolazione è più la stessa. Perché la prole dovrebbe far eccezione.
Non dovrebbe a ragione e a suo modo esser diversa?
Cosa hanno poi lasciato le vecchie generazioni a questi giovanotti e signorine che ho davanti quando insegno al Liceo?
Quale forma ha preso il loro futuro e dove è mai finita la continuità con le tradizioni e con i padri?
Chiunque sia onesto nell’animo e nei sentimenti dovrà ricondurre le responsabilità di queste mutazioni non agli adolescenti, che per definizione non hanno potere politico o economico degno di nota, ma agli anziani e a qualche uomo maturo.
Il potere nel Belpaese è tendenzialmente senescente, gerontocratico, maschilista e di limitata intelligenza e malamente condito da eccessi di furberia e di stupidità.
E’ tempo di parlare e di ragionare di questo Belpaese fra i pochi che hanno ancora la testa funzionante, se ci sarà una civiltà italiana nel futuro deve iniziare qui e ora lentamente, a piccoli passi, con qualche flebile sussurro.
