De Reditu Suo: Analisi limpida, soluzioni immediate nessuna
Del Prof. I. Nappini
Per aprire questa serie di meditazioni in velocità e scritti sto usando come titolo conduttore il titolo di un componimento di Claudio Rutilio Namaziano (latino: Claudius Rutilius Namatianus; ) che è stato un poeta romano e un politico romano di nobile famiglia gallo – romana.
Come ricorda Wikipedia egli è nato: “forse a Tolosa, fu praefectus urbi di Roma nel 414.
L’anno seguente o poco dopo fu costretto a lasciare Roma per far ritorno nei suoi possedimenti in Gallia devastata dall’invasione dei Vandali.
Tale viaggio – condotto per mare e con numerose soste, dato che le strade consolari erano impraticabili ed insicure dopo l’invasione dei Goti – venne descritto nel De Reditu suo, un componimento in distici elegiaci, giunto all’epoca odierna incompleto.”
Quel che intendo fare è un lento ritorno verso quanto ho scritto e meditato in questi cinque anni perché da tempo ho capito che a fronte di tante analisi e riflessioni non c’è uno strumento vero d’intervento. Per esser sintetici: al pensiero non segue l’azione.
Del resto non voglio commettere l’indecenza di pensare a un banale ritorno al passato che è cosa impossibile. La calata dei barbari, come tramanda la storia antica, è lì a ricordarcelo.
Non è probabilmente neanche possibile pensare che in seguito alla parola o allo scritto possa sollevarsi una qualche potenza degna di nota dal momento che le forze che spingono verso logiche di scontro, di caos e di morte e di dominio del forte sul debole sono semplicemente potentissime e assolutamente dominanti su questo pianeta azzurro.
Quel che può prendere forma, ad oggi, è un compromesso fra le caste dominanti e la necessità di non distruggere il giocattolo del potere e del dominio globale a causa delle inimicizie e delle lotte fra i veri poteri che contano, ossia quelli finanziari.
Ma non sarà certo lo scritto o la manifestazione del cittadino democratico, da solo o in gruppo, a far mutare le condizioni ma al contrario sarà la necessità di metter mano almeno agli effetti più destabilizzanti della lotta per il potere economico, politico e militare fra le grandi potenze del pianeta.
Un colossale inciucio sul filo della catastrofe globale fra poche migliaia di miliardari e tra i leader politici mondiali è l’ovvia uscita da un fallimento di modello di sviluppo che è il fallimento della razza umana.
Del resto pensare una crescita infinita in presenza di risorse limitate e di poche regole nella gestione delle risorse finanziarie, umane, tecnologiche comporta necessariamente lo scontro fra le aspettative di crescita e la realtà, fra i limiti del pianeta azzurro e la follia umana.
L’alternativa al compromesso fra i poteri forti del pianeta azzurro è arcinota: la catastrofe delle civiltà a livello planetario, azzeramento delle posizioni di potere e la rigenerazione dell’umanità dall’oscurità del caos e della violenza.
Ora il Belpaese è stretto fra le rovine ideologiche e propagandistiche di un passato troppo cronologicamente vicino, ma già stramorto nei valori e negli esiti, e di un mondo umano del tutto nuovo che prende forma in modo caotico, aggressivo e tecnologico.
Forse c’è una missione civile e morale per le genti d’Italia in questi anni ed è ritrovare se stesse e darsi una civiltà che possa esser messa a confronto con quelle dominati e magari indicare un modo diverso di vivere e di costituire il consorzio umano.
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Il professor Nappini cura il forum http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it
