FIABE DAL MONDO DELLA POLITICA

8 ) Sul commercio del “sale spezziato” a Doppio Meridione

12/01/2010

Di F. Allegri

Il mondo politico di Doppio Meridione ebbe un unico grande argomento di discussione nel suo antico parlamento nato sin dalla fondazione dello stato, quello del commercio del “sale spezziato”. All’epoca si riteneva che questa sostanza avesse effetti prodigiosi sulla salute e sull’intelligenza delle persone. Si pensava anche che le spezie rasserenassero i sogni! Va detto che il ricchissimo Rockerduck Drakma Soldoni era il principale mercante di tali spezie e che faceva politica per tutelare i suoi interessi. Le scelte su questa questione erano alla base di tutte le altre, uniche eccezioni i soldi (ovvio) e il nome del Partito Del Penultimo Nome. Ma su questo ho già scritto.

Quello che stupisce è il numero di leggi che furono proposte e approvate in un arco relativamente breve di anni: quindici. Ci furono 18 leggi adattate e condizionate dal grande commerciante che grande non era. Forse è il caso di rammentare che il mercante commise reali penali, contrasse debiti fiscali e societari, praticò ogni genere di imbroglio e condusse una vita notturna ancor più scellerata di quella diurna ed era prigioniero della sua immagine!

Ma perché  allora questo antico satrapo resta una figura mitica della storia antica?

Tanta notorietà  si deve forse alla sua mitica corte e alla folta schiera di personaggi che lo contornava. Egli disponeva della corte più incredibile che si rammenti, c’erano grandi oratori, cantanti o poeti, studiosi e teologi, guerrieri di valore, donne avvenenti, giocolieri e saltimbanchi e tanti cortigiani.

Rocherduck nella sua profonda solitudine e a causa dei suoi profondi timori voleva essere amato da tutti e per questo solleticò le debolezze di ogni avversario, antagonista o collaboratore. In quegli anni Doppio Meridione fu asservito al suo satrapo e cadde l’oblio sui pensieri dei primitivi. E forse non fu un problema di spezie! Non si può considerare Doppio Meridione una dittatura, ma un paese poco libero con scarso sapere e poca libertà sì.

Furono le spezie che fecero dimenticare i reati commessi o meno dal commerciante?

Furono le spezie che tolsero fondamento alle accuse?

Furono le spezie che tolsero attendibilità a particolari testimonianze o invalidarono le prove?

Certamente allora non c’erano le televisioni e la disinformazione di massa, di conseguenza resta solo un’ipotesi: i Doppio meridionali vivevano in un sistema politico primitivo con un economia in crisi perenne e senza una morale civile condivisa! Ma questa è solo la fredda constatazione di un archeologo del futuro.

POST SCRIPTUM

Questa fiaba è stata ispirata dalla lettura dell’articolo del 12/11/2009 di Marco Travaglio: “Assuefazione da conflitto” che trovate postato al commento uno, consideratelo un’allegato.

FIABE PRECEDENTI

7 Il discorso di Prometeo Diogene detto Il Solitario

6 L’economia in crisi di Doppio Meridione

5 Il governo dell’uomo più ricco del paese

4 Il mondo della politica al tempo della grande crisi

3 Il Partito Del Penultimo Nome

2 Lo chiamavano Bipolarismo

1 Le cronache di “Doppio Meridione”

Un Commento a “FIABE DAL MONDO DELLA POLITICA”

  • F. Allegri scrive:

    Assuefazione da conflitto

    12/11/2009

    Di M. Travaglio

    Ricapitoliamo: siamo a 18 leggi (o tentativi di legge) in 15 anni per salvare il Cavaliere dai suoi presunti reati penali, dai suoi presunti debiti fiscali e societari, dai suoi presunti imbrogli, dai suoi presunti affari diurni e notturni. Ammiriamo la pura abnegazione dei suoi eserciti parlamentari e la perpetua insonnia dei suoi legali ingaggiati ormai a dozzine e sottoposti a tour de force legislativi per scovare viti, chiodi, mastice, bulloni e riuscire a tenere in piedi tutto quello che va in pezzi, scivola, si sfalda, traballa, non si incastra, per tenere il Capo fuori dai guai, protetto, addirittura nascosto sotto a coltri di nuove leggi e sofismi, incapsulato nel plexiglass, visibile alle masse, invisibile alla giustizia.

    Diciotto leggi. Con la progressiva assuefazione di quasi tutti i commentatori politici che alla vigilia di questo nuovo assalto alla prescrizione (100 mila processi cancellati) e nuovo scudo immunitario per i parlamentari, discutono nel dettaglio i labirinti dalle nuove (eventuali) normative, la loro efficacia, i contraccolpi che produrranno nella maggioranza e nella opposizione, quanto e come reggeranno il vaglio della Corte o se verranno polverizzate. E con quali conseguenze: si andrà a votare? Passerà la Finanziaria?

    Ma si dimentica sistematicamente il primo e fondamentale dettaglio della storia: i reati commessi (o non commessi) dal Cavaliere. Se siano fondate oppure no le accuse. Se siano attendibili le testimonianze e le prove. Verosimile la ricostruzione dei fatti. E l’analisi degli indizi. Esattamente come si è fatto e si fa – fino al gioco grottesco dei processi da talk show – negli innumerevoli casi di cronaca, da Cogne a Garlasco, dall’omicidio di Meredith a quello di Gabriele Sandri. Tutti rivelandosi sommamente interessati all’involucro della storia, ai vantaggi di occuparsene per finta, e invece indifferenti al cuore del problema.

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