La sfida tra Fini e Berlusconi: scacchi, poker o tarallucci e vino
Di F. Allegri
Da molti mesi assisto allo scontro politico fra Berlusconi e Fini e ad oggi posso constatare che ci sono state molte critiche e dissensi fra i due, ma in fin dei conti non è successo niente! Sinceramente la cosa non mi sorprende anche se non riesco a capire completamente quello che è accaduto. In passato ho pensato che fosse in corso una trattativa dura sui candidati per le regionali, ma molte persone e soggetti politici mi hanno assicurato che c’è di più. Sarà vero?
La prima constatazione che mi sento di fare è che nei paesi normali uno scontro simile avrebbe avuto qualche conseguenza politica evidente, qui niente! La seconda cosa che voglio evidenziare è che in un periodo di crisi come questa un confronto di palazzo di questo tipo nasconde quelle lotte sociali che non coinvolgono una parte vasta della popolazione, ma solo quelle.
Ho scelto questo titolo dello scritto per un motivo semplice: voglio domandarmi se lo scontro fra Fini e Berlusconi sia reale e di che tipo e lo farò in modo sintetico!
Per me è reale e si tratta di un trittico, una sfida su tre livelli: giocano a scacchi sul piano parlamentare, a poker sul piano politico e a chi mangia più tarallucci e vino su quello strategico.
Sul piano parlamentare la partita a scacchi è evidente, l’unico tema di confronto è quello sul voto agli stranieri e potete stare certi che una questione simile si può trascinare per anni, sarebbe un film già visto! Il poker politico è dovuto al fatto che la PDL esiste grazie a Berlusconi e può esistere senza Fini mentre il tarallucci e vino strategico si capisce se si pensa che la rottura non conviene a nessuno dei due.
Per adesso non posso aggiungere altro, ma voglio dedicare la seconda parte del mio scritto a Marcello Veneziani e ad un suo scritto del 21 novembre 2009 apparso su “Il Giornale” e intitolato “Dieci domande al gemello intellettuale di Fini”.
Faccio questo perché la mia riflessione su quell’articolo mi aiuta ad avvalorare quanto ho appena sostenuto e contemporaneamente è la migliore dimostrazione del fatto che il conflitto Fini – Berlusconi ha avuto dei momenti di asprezza reali.
In quello scritto Veneziani sostenne con ironia che Fini non avesse scritto con la sua penna il suo ultimo libro “Il futuro della libertà”, ma che tale opera fosse stata realizzata da un inesistente gemello omozigote che il celebre intellettuale denomina Gianfranco Findus. Tale opera ha dato a Fini dei risultati eccelsi e nel complesso sono stupito del fatto che il Presidente della Camera non abbia replicato a tale critica allusiva e di fatto non del tutto dimostrata.
Per Veneziani il leader di An non ha la cultura per scrivere tale opera, ma d’altro canto questa critica andava rafforzata almeno con una lista di nomi che elencasse i reali autori e l’onere della prova è tutta di Veneziani (se tale scritto aveva delle finalità non sottointese). Non ritengo sufficienti le 10 domande di approfondimento poste da Veneziani!
Sul tema del vero autore del libro non mi ritengo in grado di pronunciarmi e sinceramente non sono interessato alla questione anche se a suo tempo ho commentato tale opera così come fu presentata alla trasmissione “Che tempo che fa!”.
Quei giorni furono certamente i giorni di maggiore popolarità di Fini e per quanto mi riguarda io credo che l’articolo di Veneziani rappresenti la critica più forte che si potesse fare per fermare un qualunque progetto politico di Fini e contemporaneamente dimostra la sua debolezza che è quella di un politico che ha, ad oggi, limitate possibilità di manovra.
—–
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche con una tesi sulle relazioni fra stato e chiesa e si dedica alla libera informazione politica ed economica. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.
