De Reditu Suo: La storia un tanto al chilo
Del Prof. I. Nappini
La storia nel Belpaese è il gioco di tutti e di nessuno.
Viene usata come elemento della propaganda politica, come coronamento dei discorsi ufficiali dei politici di professione.
In realtà se davvero vi fosse stima per la materia le facoltà umanistiche oggi avrebbero una quantità cospicua di fondi e gli studenti meritevoli di Lettere e Filosofia potrebbero ragionevolmente aspirare a posizioni di prestigio nella società a partire dai loro studi e dalla loro competenza.
I dottori e i professori che per passione o diletto fondano associazioni o promuovono la divulgazione della filosofia, della letteratura, della storia sarebbero privilegiati nella ripartizione dei denari che i comuni e i quartieri dispongono per le attività benefiche e culturali.
L’interesse per la storia, la letteratura, la filosofia, essendo tali materie onorate e privilegiate, in questo caso ipotetico e fantastico calerebbe dalle altezze del potere economico e politico fino ai ceti più bassi della società e là in mezzo alle masse di uomini comuni produrrebbe delle mutazioni positive e benefiche.
In realtà le fonti di promozione sociale nel Belpaese al tempo di queste due Repubbliche son state principalmente tre: l’attività politica che crea “amici” e reti di relazioni; i protettori con ruoli di prestigio che come nell’Antico Regime consentivano ai loro protetti e ai loro pupilli l’ascesa sociale; e infine il denaro, non importa ottenuto come, profuso nelle direzioni giuste e in gran quantità.
Questa è la nuda realtà, le eccezioni a queste tre vie non mancano, ma non sono certo la regola.
La promozione sociale è strettamente collegata a ciò che viene apprezzato in un consorzio umano, se la cultura è onorata gli uomini di potere saranno degli eruditi e degli umanisti come nel Rinascimento.
L’evidenza rivela che attualmente nel Belpaese la cultura non è disinteressata e entra in rapporto con i veri poteri solo nella veste di strumento per far questo o quello.
Quindi la cultura umanistica conta il giusto in un contesto simile, è quindi perfettamente normale che proprio la storia si trasformi nel discorso politico, e in quello del banale signor Mario Rossi, come una cosa da appiccicare qua e là, una cosa su cui dividersi staccata dal senso e dal contesto che certi fatti hanno avuto nello spazio e nel tempo.
La storia nel Belpaese al tempo della Seconda Repubblica è una storia “Un tanto al chilo” e uso di proposito la famosa espressione attribuita al defunto Craxi.
Le sedicenti classi dirigenti del Belpaese sembrano intendere il loro rapporto con la storia come se fosse un mezzo, uno strumento, una forma del discorso retorico; di certo non una realtà culturale e pedagogica autonoma.
Ecco che vicende storiche e le radici storico – culturali dei nuovi partiti e movimenti politici si rivelano piene di sorprese, come se la storia con i suoi drammi, i suoi orrori i suoi “miti” fosse uno scaffale al supermercato delle identità politiche.
In questo contesto suscita stupore quanti si son sorpresi per certe dichiarazioni del Presidente della Camera o per certe identità politiche del Partito Democratico non esattamente di sinistra.
Questa è una Seconda Repubblica e sta riscrivendo, a mio avviso in forme inquietanti e con logiche da supermercato, il suo rapporto con la storia.
Stupirsi dei fatti è inutile, capire sarà difficile.
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Il professor Nappini cura il forum http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it
