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03 Feb, 2010

Riflessioni su uno scritto di M. Travaglio su Gianfranco Fini

Scritto da: F. Allegri In: Politica in generalee letto 114 volte.

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01/02/2010

Di F. Allegri

Torno a meditare sulla grande battaglia politica di Marco Travaglio che presto sarà  tra noi per presentare il suo ultimo libro: il 17 febbraio alle 17:30 sarà ad Avane!. Tenete gli occhi aperti e venite a vederlo.

Venerdi scorso ho letto ancora il suo giornale (per la quinta volta) e ho visto che aumenta la pubblicità. E’ il segno che il giornale interessa e che cammina con le sue gambe. In tempi di crisi diffusa è un segnale della controtendenza.

Oggi mi occupo di un suo pezzo scritto il 02 dicembre 2009 e titolato “Il compagno Gianfranco Fini” che ricevetti via mail, come tanti altri.

Travaglio inizia con una constatazione: “L’unica certezza è che quando il regno di Silvio Berlusconi sarà caduto, nulla sarà più come prima”. Egli basa questa asserzione sul colloquio registrato tra il Presidente della Camera e il Procuratore di Pescara, Nicola Trifuoggi.

Per Travaglio le distinzioni tra sinistra e destra hanno un significato residuale. Non sono d’accordo, per me quella conversazione dimostra un’altra cosa: nel PDL ci sono molte divisioni e queste sono momentaneamente accantonate quando si tratta della normale amministrazione. Ritornano quando si parla di riforme importanti. Le divisioni sono figlie del nuovo sistema politico e nipoti di quello precedente. In generale le distinzioni politiche vengono sempre da lontano e hanno origini importanti!

Considero un limite per il pensiero di Travaglio quello di non volere (sapere) distinguere tra destra e sinistra. Per me questo fatto impedirà a Travaglio di coniugare la questione morale con quella sociale laddove i temi vanno divisi e temo anche dove le due questioni si incontrano. Qui devo attendere qualche mese per capire se Travaglio saprà dare il giusto spazio ai lavoratori in lotta per il posto di lavoro e se saprà denunciare certe multinazionali o certi predatori di imprese!

Ho atteso tanto a commentare questa vicenda perché volevo verificare una sensazione che avevo già espresso in un altro scritto: “Il confronto tra Fini e Berlusconi è destinato a finire con tarallucci e vino e soprattutto non può avere esiti diversi?”

Oggi constato i tarallucci e vino, con pochi mugugni e questioni regionali in Puglia (sostanziali) e nel Lazio(pure schermaglie quotidiane)!

Vediamo cosa diceva Travaglio di Fini: “Fini può piacere o non piacere. Può legittimamente dar fastidio il suo passato (recente) da post-fascista. Oggi però a contare è un’altra cosa: in un momento in cui l’Italia appare sempre più smarrita e impaurita, Fini è il solo politico a parlare da uomo delle istituzioni. Dire che governare è diverso da comandare; spiegare che in parlamento può valere la categoria della ragionevole lealtà, ma non quella della riconoscenza; aggiungere che la magistratura ha il dovere di verificare (con la massima accuratezza e velocità possibile) ogni notizia di reato, anche e soprattutto quando i sospetti riguardano chi ricopre una carica elettiva, dovrebbe essere ovvio. Non lo è però in Italia, un paese in cui ormai citare la Costituzione fa correre il rischio di essere bollati da pericolosi rivoluzionari”.

Fossi stato Travaglio sarei stato più prudente, non avrei messo la frase sui pericolosi rivoluzionari e avrei preso un arco di tempo più ampio per valutare l’operato di Fini. Le elezioni regionali non sono una variabile irrilevante e si deve pensare che in teoria dopo il voto avremmo tre anni di continuità governativa. Sarebbero tre anni utili, ma si sa che i periodi di quiete attesi nascondono sempre molte insidie.

Travaglio prosegue nel suo discorso ma anticipo che trovo questa seconda parte ancora meno convincente! Io resto favorevole ad una frase detta da Agnelli qualche anno fa. “Se vince Berlusconi vinciamo tutti, in caso contrario perde solo lui!” Per caso questo vale anche per l’intera classe politica?

Facciamo parlare e concludere Travaglio: “Così Fini si trova all’improvviso a sedere sulla poltrona di capo di un’opposizione che non c’è. Se si andasse oggi ad elezioni buona parte dei suoi consensi verrebbero raccolti nelle file di chi votava Partito Democratico. Non perché Fini sia di sinistra. Ma solo perché in queste settimane pare ragionare da persona normale. E questo, per i cittadini che ancora pensano con la loro testa, è già molto”.

Io rispetto Travaglio, ma ho qualche consapevolezza in più: so che chi vota PDL lo fa con ragionamenti e convinzioni. Sono scelte consolidate e ribadite!

Al contrario non vede la gente del PD che voterebbe Fini, considero limitati e di circostanza certi pareri di singoli militanti democratici e soprattutto fossi nel presidente della camera mi preoccuperei dei sostenitori reali. Ci sarebbe anche la questione dei motivi che hanno portata alla nascita di un simile aggregato moderato: definirlo un listone sarebbe riduttivo. Ho già parlato di cocktail folle e non mi ripeterò, per ora mi fermo costatando che servirebbe di meglio contro la crisi e sono convinto che questo meglio non ci sia!

Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche con una tesi sulle relazioni fra stato e chiesa e si dedica alla libera informazione politica ed economica. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.

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