De Reditu Suo: Cassa, Cassa, e ancora problemi di cassa
Del Prof. I. Nappini
La Cassa è il dramma, forse l’unico dramma della politica professionale di questo Belpaese. Tutta la vita sociale e politica d’Italia passa per la cassa, il denaro è l’elemento centrale delle banali esistenze degli abitanti del Belpaese.
In questi anni qualcosa però è cambiato, il problema centrale è diventato l’unico problema e tutto il resto è di fatto accessorio.
Ne deriva un paese tristissimo dove tutto è in vendita perfino la dignità degli esseri umani.
LA CRONACA NERA DI QUESTE DISGUSTOSE SETTIMANE DI NOVEMBRE CI MOSTRANO, IN COINCIDENZA CON LA CENTRALITÀ DEL DIO – QUATTRINO, LA PROFONDA DEGENERAZIONE CIVILE E MORALE CHE SI È FATTA STRADA NEL BELPAESE E ALL’INTERNO DELLE SUE SEDICENTI CLASSI DIRIGENTI.
Questa non sembra più l’Italia degli scandali del recente passato, ma il momento nel quale la Repubblica inizia a tracimare, nel quale la decomposizione annuncia mutazioni sostanziali.
PERCHÉ ALLORA QUESTA IDOLATRIA DELLA CASSA?
Mi sono risposto che i valori morali, politici, civili precedenti sono trapassati, consegnati da coloro che ci credevano al regno delle ombre.
Ciò che resta è quanto si rivela reale e tangibile qui e ora, ossia i quattrini da prendere al volo con qualunque mezzo.
Finite le narrazioni ideologiche e i presunti valori universali l’essere umano del Belpaese rivela una natura animale, una specie di pulsione vitale spinge le genti nostre a pensare a se stesse, a far conto che non esista altro che la concretissima realtà di questo mondo umano materiale e legato alla terra nel senso peggiore del termine.
La condizione di chi vive di lavoro e s’alza la mattina presto magari quando fa freddo ed pure buio è se possibile peggiore rispetto ad altre categorie perché la trasformazione del lavoro in una realtà esclusivamente legata al profitto o a logiche d’impresa trasforma gran parte della vita quotidiana in una parte del meccanismo economico e sociale, il lavoro diventa un bene da vendere o da comprare.
Questo tempo scellerato è umiliante per gli italiani dei ceti medio-bassi che vivono del loro lavoro, li umilia due volte come appartenenti al Belpaese e come soggetti umani che lavorano per vivere.
Credo che da questi ceti sociali schiacciati fra la povertà e il disagio in basso e incapaci o impediti nell’ascesa sociale produrranno delle risposte molto dure alla cieca violenza dei pochi miliardari che puniscono milioni d’esseri mani con la povertà e con la distorsione dei poteri, valori morali e della politicapoliticante.
Non si possono umiliare nel senso più completo e profondo milioni d’esseri umani e sperare che come tanti imbecilli s’accontentino di qualche mancia o di qualche spettacolo televisivo.
Alla fine la violenza sociale produce una reazione, e stimo che la reazione non verrà tanto dai ceti poveri o bassi ma da quelli che si sono impoveriti.
Colui che ritiene di esser stato colpito dalla malvagità umana da innocente di solito cova un rancore e un desiderio di rivalsa e vendetta che non ha pari potenza fra i sentimenti umani.
Forse ritroveremo una sorta di uomo nuovo ma in una condizione psicologica e vitale certamente poco raccomandabile.
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Il Professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it
