De Redito Suo – A ciascuno la sua mattina

A ciascuno la sua mattina

08/12/2009

Di I. Nappini

Quando mi ritrovo la mattina presto con me stesso con la prospettiva di andare al lavoro mi vengono in mente tanti pensieri fastidiosi.

Mi capita di ripensare al passato, alle tappe della vita vissuta che mi hanno portato dove sono.

Sono pensieri in velocità.

Messi assieme mentre faccio altro, talvolta sono fulminanti, brevi constatazioni della mia realtà che sottintendono riflessioni e osservazioni più ampie che si sono concentrate e concretizzate in quel modo.

MI VIEN FATTO PENSARE IN ULTIMI TEMPI CHE I MEZZI CON CUI VADO AL LAVORO, TRENO O AUTOBUS, TRADISCONO LA CONSIDERAZIONE E LA POSIZIONE SOCIALE.

I personaggi inventati della pubblicità in fin dei conti non usano treno, autobus e cose simili; non sono pendolari, non hanno come compagni di viaggio degli anonimi provenienti dai ceti medio – bassi, le loro mattine non sono mai grigie per le nuvole, buie o piovose.

Ora che ci penso un fenomeno simile prende pure le vacanze dei VIP veri o presunti tali, sarà un caso ma quando mi avvicinavo all’edicola quest’estate mi son detto ma come è possibile che sulle teste di calciatori, veline, presentatori, personaggi televisivi non cada mai una goccia di pioggia.

Le vacanze di costoro a giudicare dalle foto che vedevo in copertina sono sempre all’insegna del bel tempo a priori.

QUASI PER PRIVILEGIO DIVINO IL VIP DELLE NOSTRANE RIVISTE HA IL DIRITTO A SOTTRARSI AL TEMPO CATTIVO.

Mi viene il sospetto che la realtà si sia scissa, non l’immaginazione o la finzione ma proprio la realtà in quanto tale.

La creazione pubblicitaria e propagandistica è parte integrante della realtà, non si limita più a incollarsi sopra di essa, ne è diventata, per così dire carne e sangue, il racconto alterato dei fatti si è trasformato nella unica, sola, certa realtà.

Mi basta questa piccola evidenza per riflettere sul fatto che questi anni si presentano come un mondo umano altro rispetto ai precedenti.

Le mie mattine reali e concrete e quelle finte o illustrate della pubblicità si trovano sullo stesso piano in quanto sono qui e ora, tuttavia le mie sono esperienze personali reali e concrete le seconde illusioni create con arte e abilità dai pubblicisti e dagli esperti del settore.

Eppure proprio queste clamorose finzioni si sono quasi sovrapposte alla concreta realtà, l’accompagnano, formano i desideri e le aspirazioni di milioni d’italiani magari in modo inconsapevole.

Questo condizionamento ha dalla sua due fattori: È MOLTIPLICATO MIGLIAIA DI VOLTE AL GIORNO DA MANIFESTI, SPOT TELEVISIVI, PROGRAMMI D’INTRATTENIMENTO, IN SECONDO LUOGO RIESCE A COLPIRE L’IMMAGINAZIONE DEI MOLTI ALLE PRESE CON LA BANALITÀ DELL’ESISTENZA.

L’irreale della pubblicità diventa così parte del quotidiano senza aver la concretezza intima del vissuto ma essendo al contrario una rappresentazione deforme e tendenziosa di esso.

Fra le poche fortune della mia vita c’è stata e finora c’è una vena di misantropia che mi fa dubitare della felicità propria e altrui, questa natura mia intima mi rende sospetta quella rappresentazione finta del mondo.

Mi rendo conto che questa rappresentazione ossessiva dell’albero della cuccagna e delle fantasie umane prima o poi troverà i suoi limiti e perderà il suo potere sugli esseri umani.

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Il Professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it

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