De Reditu Suo: Una legnata (molto cortese) perfino da Sampei

08/12/2009

Del Prof. I. Nappini

Mi è  capitato un fatto curioso. L’ultima domenica di novembre ho assistito alla proiezione gratuita del film giapponese su “Sampei il ragazzo pescatore” con sottotitoli in italiano.

Si tratta di una trasposizione, l’ennesima in questi ultimi anni, di un fumetto giapponese in un film con attori in carne e ossa.

Il regista della pellicola Yojiro Takita è molto quotato nel suo settore professionale e gli stessi attori, per quel che posso capire, mi son sembrati ben dotati di talento e capacità.

Purtroppo non ho potuto apprezzare fino in fondo l’opera perché non ho mai amato la serie animata di Sampei pur avendola vista più di una volta da pre-adolescente perché ho una certa estraneità rispetto al piacere della pesca e alla sua cultura.

Il film mi è sembrato gradevole per altri motivi: il regista ha giocato con la storia di Sampei per creare un ritratto di famiglia giapponese segnata da un lutto familiare gravissimo: la morte di entrambi i genitori.

Il film è  impostato sulla rappresentazione di un Giappone rurale pre-industriale quello di Sampei e del nonno che si scontra e incontra un Giappone tecnologico e competitivo incarnato dalla sorella di Sampei Aiko e con un Giappone che nel contatto con il mondo Statunitense ha perso di vista le ragioni profonde dell’esser giapponesi, quest’ultimo ruolo è affidato al pescatore professionista orbo che anche nella serie animata segue Sampei nelle sue imprese.

La sorella maggiore, peraltro interpretata da una donna di rara bellezza, è venuta da Tokio per portar via il piccolo pescatore prodigio e ricollocarlo in città lontano dai boschi, dalle sorgenti, dalle montagne e dai ruscelli dove va a pescare.

Il nonno di Sampei con il sostegno del pescatore sportivo di professione porta Sampei e la sorella a pescare un pesce enorme in un luogo remoto presso delle sorgenti che conosce solo lui.

Si tratta di una sfida che ha in palio l’affidamento di Sampei e il completamento di qualcosa d’importante che il padre del piccolo pescatore prodigio ha lasciato a metà a causa della morte prematura.

Altro non dirò  perché qualche lettore potrebbe aver la curiosità di cercarsi il film.

QUELLO CHE MI PREME È LA RIFLESSIONE SUL MODO CON CUI È RAPPRESENTATO IL GIAPPONE RURALE; NEL FILM EMERGE UN SENSO DI SOLIDITÀ DEI SENTIMENTI E DEI VALORI CHE DAVANTI ALLA SFIDA E AL MOMENTO DEL RICORDO RIEMERGONO POTENTISSIMI, ED EMERGONO IN UN CONTESTO DI ACQUE LIMPIDE, NATURA INCONTAMINATA, DI BOSCO ANIMATO CON I SUOI SUONI.

C’è perfino una cascata di acque cristalline nel luogo dove avviene la pesca miracolosa.

Ora il film mi lascia il senso di una cortese bastonata fra capo e collo perché  mi son chiesto: esiste qualcosa del genere che racconta l’Italia di oggi?

Credo proprio di no.

La cultura “popolare”, uso questo termine perché non ne ho altri sottomano, non si è incontrata con la cultura alta; l’Italia oggi viene raccontata o in modo dozzinale dai Cine-Panettoni o da film di denuncia o da pellicole con smanie intellettuali.

MANCA QUEL TONO LEGGERO, QUASI LUDICO, DA FUMETTO O MANGA CHE DIR SI VOGLIA CHE RENDE ORDINARIO E BANALE IL RIPORTARE SUL GRANDE SCHERMO UNA POSSIBILE IMMAGINE DEL PROPRIO PAESE.

Evidentemente nell’Arcipelago questo è possibile senza troppi problemi anche ingaggiando un regista famoso e quotato.

Alle volte ho il sospetto che il modo nostrano di descrivere il Belpaese nasconda un complesso d’inferiorità evidentemente collettivo e non dichiarato e che sia giocoforza per gli italiani leggerlo attraverso le lenti dei film di denuncia, del comico, del grottesco o della visione intellettuale.

Quindi ecco oltre alla sorpresa di un film ben fatto su un simile soggetto arriva la bastonata intellettuale, data in modo molto cortese, che spinge alla riflessione e alla meditazione.

Mi è  arrivata da Sampei il ragazzo pescatore, questo mi dà da pensare non poco.

Il Professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it

Un Commento a “De Reditu Suo: Una legnata (molto cortese) perfino da Sampei”

  • Franco Allegri scrive:

    caro professore ho gradito molto questo suo scritto che all’interno della sua raccolta è uno dei minori.
    Lo scritto mi ha fatto riflettere sul cinema italico e ho constatato che di fatto il nostro cinema non è più una forma d’arte. Siamo a dei prodotti confezionati su commissione per soddisfare bisogni elementari e talvolta inconfessabili.
    Grazie per quello che fa.

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