CRONACHE DA FUCECCHIO – Sulle lotte per la Silla Lamiere
CRONACHE DA FUCECCHIO
Sulle lotte per la SILLA LAMIERE
Di F. Allegri
21/02/2010
Venerdì ho assistito alla conclusione del consiglio comunale aperto e ordinario del comune di Fucecchio che ha discusso sulla chiusura della Silla Lamiere e poi ha approvato un Ordine Del Giorno. Inizio la mia riflessione dalla fine ovvero dall’intervento di un operaio dello stabilimento che ha fatto un suo intervento in comune. Lui ha raccontato dei suoi 12 anni di lavoro e ha fatto una sintesi della storia dell’impresa. Fino al 2004 la Silla aveva più di 15 operai, in passato del resto ne aveva avuti molti di più e spesso era stata prospettata l’ipotesi di un ampliamento a San Miniato Basso.
Dopo il 2004 la Silla scese sotto i 15 operai e i suoi lavoratori trovarono un sistema diverso e minore di tutele. Per il lavoratore della Silla, l’azienda si è “spenta” volutamente e per gradi. Anche le forze politiche della sinistra sono concordi.
Condivido il suo amaro auspicio: “Mai più una storia simile; speriamo che serva da esempio”.
Qui mi sento chiamato in causa, dato che sono il massimo esperto di questa crisi e devo dire al lavoratore che questo è solo un primo caso, forse emblematico, della crisi che si avvicina e cresce.
I mesi duri della crisi sono davanti a noi e sarà luglio quello decisivo. Alla fine il lavoratore si è chiesto quale risposta può dare l’istituzione comunale e ha chiesto di ripartire dall’articolo 41 della costituzione.
Queste riflessioni hanno ispirato il sindaco Toni che ha fatto un intervento preciso e articolato, lo riassumo nella parte finale.
Prima voglio valutare i documenti IDV e di maggioranza, devo dire che la destra non ha detto nulla nel momento in cui ero in sala, salvo un richiamo al regolamento non pertinente. Forse è intervenuta prima, di certo non ha presentato documenti e le parole si dimenticano in fretta. La maggioranza ha presentato un ordine del giorno presentato dal Partito Democratico e dal Partito dei Comunisti Italiani – Rifondazione Comunista e l’ha approvato in sede di consiglio comunale ordinario.
La sinistra riconosce che la crisi è arrivata anche in Valdelsa e si rende conto che è diversa da quelle precedenti: infatti e doppia e da una parte permanente, vedi economia socialista di mercato in Cina (queste ultime considerazioni sono mie)!
Subito dopo il documento di maggioranza sostiene: “Questa complessità rende difficile individuare gli interventi risolutori da adottare, e soprattutto rende difficile prevedere i tempi di fuoriuscita dalla crisi e il modo in cui ne usciremo. La difficoltà di interpretazione della situazione economica attuale, può partare a due riflessioni diametralmente opposte: da una parte può far pensare che al termine della crisi nulla sarà come prima, che interverrà, cioè un cambiamento radicale nel mondo, non solo quello produttivo; dall’altra, invece, può far credere che dalla crisi stiamo già uscendo, che il peggio è passato e che quindi presto il nostro sistema economico ricomincerà a crescere”.
La prima posizione è la mia, la seconda è quella di Berlusconi! Aggiungo qui, ancora una volta che per me la crisi è in avvicinamento e non è passata. Sui tempi della fine ricordo il mio diario e i tempi che individuai 2 anni fa poi per il resto sapete che per me questa crisi non ha misteri.
Subito dopo questa premessa che avrebbe una sua lucidità il documento perde vigore e credo che qualche politicante abbia tolto di mano la penna agli analisti e per questo salterò varie considerazioni minori. Riprendo da pagina 2 da dove si dice: “Il nostro territorio, difatti, ha fondato il proprio sviluppo su peculiarità piuttosto forti: un tessuto di poche medie imprese affiancate da numerosissime micro imprese, un marcato sviluppo della manifattura a cui si è agganciato un vivace tessuto commerciale e più recentemente dei servizi, una diffusa rete di solidarietà che è stata vera e propria linfa vitale per una coesione sociale di cui possiamo veramente andare fieri.”
Questo è il punto chiave. In tempi di crisi, i primi sistemi che cadono sono quelli malati. Ad esempio, dato che il documento non riesce ad arrivare al tema introduco io e qui il tema della fine della vocazione imprenditoriale. Pare che i proprietari della Silla non vogliano continuare! Questa frase non è ovvia e non ha un solo significato, magari semplice. Pensate a Max Weber e alle motivazioni come elemento base del capitalismo! Dico al lettore, non ai partiti. Chiaramente!
Aggiungo anche una seconda questione, ma siamo sicuri che ci sia un futuro per tante piccole imprese metalmeccaniche? Non parlo qui della Silla! Faccio una domanda generale, una domanda che guarda alla concorrenza sui prezzi della Cina o dei Balcani e a quella internazionale sulla tecnologia. Credo che tante piccole imprese siano tra l’incudine e il martello.
Torno al documento e riprendo da dove si dice: “Emblematici sono alcuni casi verificatesi nel territorio del Circondario Empolese – Valdelsa: la Fubiofin di Gambassi, la Dema di Certaldo, la Testi di Empoli, l’Allegri di Vinci, la Barbieri di Empoli. Come emblematici sono i casi di imprese storiche di Fucecchio, ultime in ordine di tempo la Ma-Mecc e la Silla Lamiere. Casi simili di crisi aziendali, ma che sono stati affrontati in maniera profondamente diversa. Se per la Ma-Mecc abbiamo assistito ad un comportamento responsabile e aperto al dialogo, sulla Silla Lamiere non possiamo dire altrettanto. E, da ultimo, non dobbiamo dimenticare che forse sono ancor di più quei casi che, nel silenzio, sfuggono alla conoscenza della collettività e che consumano i loro drammi in solitudine.”
Tra le riga, io riesco a leggere che il nostro sistema industriale ha dei difetti: è piccolo e questo è un grosso problema; non si aspettava la crisi e questo è un dramma; non sanno come affrontare la crisi se non con vecchi rimedi e questo non si potrebbe dire! Questo documento sottolinea che dalla crisi si esce insieme. Mi pare di sentire Berlusconi quando diceva che nessuno sarà lasciato indietro. Devo aggiungere che questi concetti valgono fino alla fine di luglio, dopo bisognerà vedere, non posso accreditare queste considerazioni come certe per il dopo, almeno ad oggi.
Nel finale il documento chiede al sindaco e alla giunta di supervisionare la vicenda contrastando eventuali speculazioni edilizie e finanziarie, di tutelare i lavoratori delle piccole imprese, di contrastare economicamente i riflessi sociali della crisi sopperendo anche le mancanze dello stato.
Questi dovrebbero essere gli impegni del PD, in seguito ci sono altri 4 punti che riguardano il rilancio dell’economia locale aprendosi ad imprese esterne, la realizzazione delle infrastrutture dopo nuove concertazioni con gli enti locali, la difesa delle manifatture e l’esplorazione della green economy. Al governo viene richiesta la revisione del patto di stabilità e il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali. I tempi cupi si avvicinano.
L’IDV è intervenuta per testimoniare la sua particolare posizione ovvero essa condivide solo una parte del documento. Sottolineo con piacere la parte che riguarda il popolo di Seattle e la globalizzazione. Questa parola è un tabù nell’altro documento!
A metà del documento si legge: “Torniamo al nostro articolo 41 della costituzione. Al secondo comma. L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”.
Mi sono chiesto spesso cosa significassero le ultime 3 parole. Certamente si applicano bene alla vicenda della Silla Lamiere. Si danneggia la dignità quando si salutano gli operai il venerdì e poi si fa arrivare le lettere il giorno dopo. Sicuramente l’IDV ha stuzzicato e pungolato i partiti della sua coalizione, vedremo nei prossimi giorni gli effetti.
Chiudo con l’intervento del sindaco che è stato preciso e puntuale. Toni ha affrontato tre questioni:
1) I rapporti con la Silla;
2) i tagli statali ai trasferimenti per il sociale;
3) chi delocalizza non metterà a frutto rendite immobiliari.
Per il sindaco questo è il primo caso di una chiusura di questo tipo. Ci sarà un nuovo tavolo di trattative tra lunedì e martedì. Egli ci confermato: “Qui abbiamo un’azienda sana che aveva progettato in passato il trasferimento per ampliare le sue produzioni e vendite”. Il sindaco ha concluso dicendo che la trattativa continua e che coloro che vogliono investire saranno benvenuti a Fucecchio.
Per ora mi fermo qui e auspico solo che i 13 operai possano ottenere i loro 9 mesi di cassa integrazione ordinaria e in deroga, come minimo. Ritornerò sulla questione non appena avremo delle novità.