De Reditu Suo – Il centro del Belpaese
De Reditu Suo
Il centro del Belpaese
10/12/2009
Fra le cose che mi disturbano profondamente c’è il “centro” del Belpaese inteso come luogo metafisico della politica nostrana.
Dal momento che mi son messo a far considerazioni sulla destra irriducibile di oggi son forzato a trattar brevemente del centro.
Personalmente con la fine dei grandi leader Democristiani come Moro e De Gasperi lo considero non una realtà politica ma un luogo di contrattazione, una specie di mercato al dettaglio di vite e carriere politiche che si risolvono all’ombra di quell’interesse o di quel potente o di quel gruppo di pressione.
Fra le rare cose opportune dell’Onorevole Berlusconi, considerino i lettori che leggo abitualmente Travaglio e grazie ai suoi scritti mi son formato la mia idea personale sul Presidente del Consiglio, c’è quella di aver svelato assolutamente la vera natura del centro politico del Belpaese assumendolo quasi integralmente nella sua realtà politica.
Del resto egli è parte del Partito Popolare Europeo.
Il centro è quella cosa senza forma né vita propria che è al soldo di chi offre di più; genericamente è cattolico e difende la proprietà privata dei ricchi ma se nel Belpaese prendessero il potere degli invasori alieni, di quelli che si vedono nei cartoni animati i nostrani politicanti del centro non esiterebbero un solo istante ad offrire i loro servigi per un modesto compenso anche a costoro.
La natura dell’uomo del centro è simile a quella dell’essere umano della destra irriducibile, solo che è vile. Mentre la destra irriducibile sa coltivare l’odio e il risentimento e trae forza da questi sentimenti l’uomo di centro cerca la mediazione, il piccolo guadagno, l’invenzione dell’espediente; l’Italia deforme è la biografia delle sue piccole malvagità e della sua ignavia.
Per fortuna l’uomo di centro è dannoso ma raro, i milioni di italiani di centro altro non sono che italiani con culture sociali e politiche provenienti da destra e da sinistra che per questioni loro si son travestiti rozzamente.
Sono dei finti centristi, talvolta anche finti cattolici e finti moderati; qualche artista si è improvvisato finto liberale.
Come un liberale italiano possa essere anche cattolico praticante nel senso autentico del termine è qualcosa che non intendo.
La carità cristiana conciliata con la durezza calvinista del capitalismo selvaggio e del libero mercato è qualcosa che mi sconvolge, mi appare un mostro deforme e osceno capace solo di degenerare qualsiasi cosa entri in contatto con esso.
Il centro politico è quindi tutto e niente, e in questo suo essere un niente contagioso è in compagnia: è il nessuno che deforma e corrompe ma non ha una realtà propria.
Personaggi illustri del remoto passato della Prima Repubblica hanno provato a dar un nome e un volto al mostro corruttore per riportarlo nella sua dimensione legittima di forza politica ma la sforzo è stato vano, sempre l’abominio è tornato alla sua deformità e ad essere colonia di ogni tentazione populistica e demagogica proveniente da ogni dove, anche dagli Stati Uniti d’America.
Questo è avvenuto quando l’Impero a stelle e strisce vinceva le guerre e difendeva i ricchi dal bolscevismo ateo, allora per il nostro centro era l’esempio. Arriverà la redenzione del “centro”? Non credo e comunque poco m’importa.
Personalmente mi basta che si riformi una civiltà da parte e per le diverse genti d’Italia, sarebbe molto ora come ora. Se il centro in un lontano futuro contribuirà alla Resurrezione del Belpaese si tratterà senza alcun dubbio dell’ennesima bizzarria della storia nostra.
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Il professor Nappini scrive anche su http://digilander.libero.it/amici.futuroieri