Stabilizzazione climatica: oltre gli accordi internazionali
Stabilizzazione climatica: oltre gli accordi internazionali
21/12/2009
Lester R. Brown
Nota: il testo seguente è stato scritto nel luglio 2009 prima della conferenza sul cambiamento climatico di Copenhagen.
Dal mio punto di vista pre – Copenhagen, gli accordi internazionali sul clima negoziato diventano velocemente obsoleti per 2 ragioni.
Primo, poiché nessun governo vuole concedere troppo a paragone degli altri, gli obiettivi negoziati per tagliare le emissioni di carbone saranno certamente minimali, nemmeno lontanamente vicini a quelli baldi che sono necessari.
E secondo, poiché ci vorranno anni per negoziare e ratificare questi accordi, noi possiamo semplicemente arrivare fuori tempo.
Questo non vale per dire che non dovremmo partecipare alle negoziazioni e lavorare duro per ottenere il risultato migliore possibile.
Ma non dobbiamo contare su questi accordi per salvare la civiltà.
Alcuni dei progressi più commoventi della stabilizzazione del clima, come il potente movimento di base che ha portato a una moratoria di fatto per le nuove centrali a carbone, ha poco a che fare con le negoziazioni internazionali.
In nessun momento i capi di questo movimento dissero che volevano cancellare le nuove centrali a carbone solo se lo faceva l’Europa, la Cina o se lo faceva il resto del mondo.
Si mossero per primi da soli sapendo che se gli USA non tagliavano in fretta le emissioni di carbone, il mondo sarebbe stato nei guai. Partecipiamo ad una corsa tra i progetti di base della politica e quelli della natura.
Si può tagliare le emissioni di carbone così velocemente da salvare i ghiacci in Groenlandia ed evitare la crescita del livello del mare?
Si può chiudere le centrali a carbone con una velocità tale da salvare i ghiacciai sui monti dell’Himalaya e sull’altopiano tibetano che una volta sciolti alimentano i grandi fiumi e i sistemi di irrigazione in Asia durante la stagione secca?
Si può stabilizzare la popolazione riducendo la fertilità prima che la natura si scateni e stabilizzi i nostri numeri aumentando la mortalità?
Sul fronte climatico, tutto sembra muoversi più velocemente.
Solo pochi anni fa in estate il mare di ghiaccio nell’Oceano Artico diminuiva, ma si riteneva che durasse per vari decenni.
I rapporti più recenti indicano che potrebbe scomparire in pochi anni.
Solo pochi anni sono passati dal più recente rapporto del Intergoernmental Panel on Climate Change (IPCC), ma già la crescita delle emissioni di anidride carbonica, la crescita della temperatura, e la crescita del livello del mare si muovono tutte più veloce di quanto pensato nello scenario peggiore del IPCC.
La buona notizia è che la corsa verso l’energia rinnovabile si verifica con un saggio e una scala che non si immaginava nemmeno 2 anni fa.
Considerate quello che accade in Texas, nel cuore dello stato del petrolio.
Gli oltre 8.000 megawatts generabili dalle centrali eoliche, i 1.000 megawatts in costruzione e un alto ammontare in sviluppo daranno oltre 50.000 megawatts di capacità energetica eolica (pensate a 50 centrali elettriche a carbone). Ciò andrà oltre la soddisfazione delle esigenze residenziali dei 24.000.000 di persone dello stato.
La Cina, con il suo programma di base per l’eolico lavora a 7 mega complessi eolici con una capacità di generare 110.000 megawatts.
E questo va ad aggiungersi alle molte imprese eoliche più piccole già operative e in costruzione.
Un rapporto recente su Science su un inventario delle risorse eoliche della Cina conclude che la nazione può incrementare da sola di sette volte la sua capacità di generare energia dal vento.
Recentemente, un consorzio di imprese europee e di banche di investimento hanno annunciato una proposta per sviluppare una grande capacità di generare il solare termico in Nord Africa, molta da esportare in Europa.
In totale, si potrebbero superare facilmente i 300.000 megawatts – rozzamente tre volte la capacità di generare elettricità della Francia.
E potremmo citare molti altri esempi.
La transizione energetica dai carburanti fossili alle fonti rinnovabili di energia si muove più veloce di quanto molta gente pensi.
In USA, per esempio, mentre l’uso del carbone è caduto del 11% negli ultimi due anni, si stima che 190 nuove imprese eoliche con oltre 16.000 megawatts di capacità energetica hanno iniziato la loro attività.
La domanda che si pone non è che cosa occorre fare perché ciò sembra abbastanza chiaro a quelli che analizzano la situazione globale.
La sfida è come farlo nel tempo che è disponibile. Sfortunatamente non sappiamo quanto tempo rimanga.
La natura è il cronometrista, ma non possiamo vedere l’orologio.
Nel mio libro recente, Plan B 4.0: Mobilizing to Save Civilization, progetto una strategia per stabilizzare il clima, frenare la crescita della popolazione, sradicare la povertà e ristabilire l’ecosistema danneggiato della Terra.
La componente climatica di quel piano chiede la riduzione netta delle emissioni mondiali di carbonio del 80% entro il 2020.
L’obbiettivo del 2020 guarda a ciò che serve per evitare il pericoloso cambiamento climatico, non a quello che è conveniente politicamente. Il piano B è ambizioso solo perché è ciò che va fatto per cambiare le cose.
Sarà difficile?
Non è la domanda.
La posta è alta?
Non è la domanda.
Il pensiero che ci fece entrare in questa idea non è quello che ci fa uscire.
Ci serve una nuova mentalità.
Permettetemi di parafrasare un commento dell’ambientalista Paul hawken in un discorso inaugurale di un college del 2009.
Riconoscendo l’enormità della sfida che fronteggiamo, disse: Primo dobbiamo decidere cosa va fatto. Dopo lo facciamo. E poi ci chiederemo se è possibile.
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Adattato alla prefazione di Plan B 4.0: Mobilizing to Save Civilization di Lester R. Brown (New York: W.W. Norton & Company, 2009), disponibile on-line a www.earthpolicy.org/index.php?/books/pb4
Tradotto da F. Allegri il 03/03/2010
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore e Ralph Nader, l’avvocato e antropologo giuridico e sociale americano. Fa parte del meetup di Beppe Grillo di Empoli, di Firenze e di molti altri a titolo amichevole. L’associazione è stata inclusa nella redazione “allargata” di Anno Zero e il suo sito è stato selezionato da O. Beha come uno dei 100 siti resistenti italiani. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.