De Reditu Suo – allegoria della seconda Repubblica – quarto foglio

De Reditu Suo
Allegoria della seconda Repubblica
Quarto foglio

I mercanti, i barrocciai, e gli ambulanti trassero dei sospiri di sollievo, il mostriciattolo stava sparendo dalla vista con il suo seguito di esseri indegni.
IL NANO AVEVA FATTO IL SUO LAVORO E FIN QUI LE COSE ANDAVANO BENE, CHISSÀ COME MAI AVEVA CHIESTO PROPRIO LA PARTE ALTRUI.
Ma erano pensieri inutili, pensare troppo non è bene per chi vive di vendere e comprare e deve spostarsi di qua e di là per piazzare la sua merce o per strappare a un concorrente un buon affare.
Il mattino era alto nel cielo e gli affari dovevano assorbire tutta la volontà e la capacità di concentrazione di coloro che si presentavano in piazza per vendere e per comprare.
QUESTA CONCENTRAZIONE IN UN SOLO LUOGO DI DIVERSA E VARIA UMANITÀ CREAVA UN PICCOLO MONDO ORA RIDICOLO, ORA PITTORESCO.
Là gentiluomo ben vestito contrattava il prezzo di una collanina da poco per la sua giovane amante con un venditore di cianfrusaglie e al suo fianco un mascalzone cercava presso il rivenditore di ferraglia degli attrezzi per fare un furto con scasso, nel mezzo della piazza un paio di saltimbanchi stupivano il pubblico per qualche moneta e un ciarlatano attirava qualche ingenuo con la scienza del suo occulto e truffaldino sapere.
A pochi passi da costoro un monaco impartiva benedizioni cercando qualche piccola donazione, alcuni contadini esibivano sui loro carretti frutta e verdura di stagione con la speranza di cavar abbastanza per comprar medicine e qualche coperta per il prossimo inverno, perfino un mendicante esibiva qualche moneta per pagarsi una bevuta di vino e un paio di stracci per coprirsi.
Da un lato non lontano da un muro usato come pisciatoio per i cani un tale, con qualche turba religiosa in testa, chiamava a raccolta i credenti contro il peccato.
Il fanatico era di fatto ignorato e non lontano da lui i venditori di vestiti e di piccoli oggetti richiamavano una folla di donne che cercavano un piccolo affare per portar a casa qualcosa con la certezza di aver spuntato un buon prezzo e non di esser state fregate.
Gli occhi delle signore brillavano di avidità e d’illusioni mentre i gli ambulanti declamavano la loro merce e raccontavano loro ciò che volevano ascoltare.
Il venditore di pentole e di oggetti in rame, con una faccia da straniero del sud, aveva raccolto una piccola folla. Dava qualche colpo ai suoi oggetti e li faceva risuonare per far sentire che c’era anche lui e che la sua mercanzia era bella e valida.
I bambini erano indecisi se era più interessante quella strana persona o il venditore di piccoli oggetti e giocattoli da poco, il maestro del paese intanto cercava il rivenditore di cianfrusaglie la carta e il materiale per scrivere.
AL CENTRO DELLA PIAZZA UN VECCHIO VENDEVA VECCHI VESTITI E SCARPE USATE CERCANDO D’IMBROGLIARE I CLIENTI SULLA QUALITÀ DELLA MERCE, A SINISTRA DEL SUO BANCO AVEVA IL VENDITORE DI DOLCIUMI E A DESTRA QUELLO DI VINO.
L’uno attirava i bambini pieni d’illusioni sulla vita, l’altro i vecchi delusi dall’esistenza che cercavano un paradiso alternativo a quello del prete con due litri di rosso scadente.
Qualcuno era felice e fra costoro il sensale di maiali, quello di pecore e il tale che combinava matrimoni e fidanzamenti.
I tre erano seduti comodamente nella bettola che faceva da taverna e da albergo per i forestieri e guardavano con interesse lo spettacolo di quel mondo umano in movimento e rigiravano fra le mani qualche buona moneta.
I tre pensavano che anche loro avrebbero avuto una parte di quel fluire di denari per il paese grazie ai loro commerci di lana, pecore, carni suine e ragazze da maritare.
Intanto il tempo passava, le voci si facevano meno insistenti, e le ombre s’allungavano.
Stava arrivando la sera e la piazza iniziava a spopolarsi, il mercato era quasi finito era venuto il momento di far gli ultimi affari svendendo la merce invenduta, di lasciar gli scarti per terra per la gioia dei miserabili e dei pezzenti e dei bambini abbandonati a se stessi.
ERA L’ORA E DI FAR I CONTI DEL GUADAGNO DEL GIORNO E QUINDI DI METTERE IN MANO AL NANO DEL CIELO LE TRE PARTI CHE GLI ERANO DOVUTE.
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(prossimamente la conclusione)
Scritto il 03/01/2010 Dal professor Nappini che collabora a Futuro Ieri e cura il sito:
http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it

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