De Reditu Suo – 2° libro: La città e la memoria privata
De Reditu Suo – Secondo Libro
La città e la memoria privata
31/01/2010
Del Prof. I. Nappini
Un fatto banale l’aver confuso il nome di una struttura dove si tengono spettacoli con il nome di un’altra mi ha condotto a far un ritardo, nulla di pericoloso ma certo una cosa fastidiosa.
Ho attraversato una parte della città chiedendomi del perché di un simile errore, come è stato possibile sbagliare su una cosa del genere?
La città è cambiata prima quei luoghi si chiamavano diversamente e oggi che hanno un nuovo nome li ho confusi.
Per essere esatti ritornando verso casa ho avuto modo di osservare che in fin dei conti Firenze in certi suoi punti è proprio un’altra cosa.
Rosticcerie e friggitorie cinesi, rivenditori di Kebab, minimarket con l’esercente asiatico alla cassa, venditori ambulanti di colore danno il senso di un mondo umano altro che si è incluso e incastrato in ciò che credevo di conoscere e in qualche modo capire.
La mia memoria privata è in difetto perché confonde il passato remoto dell’infanzia e della pre-adolescenza con questa faticosa maturità appena iniziata.
Mi sono trovato davanti all’evidenza da me troppe volte ignorata che proprio nel mio quotidiano quel mondo che credevo di conoscere si è trasformato, ciò che ricordo talvolta non risponde a quello che c’è oggi perché la mia memoria privata rimanda al passato, alla mia esperienza personale.
Questa realtà mi comunica che lo spazio che credevo anche il mio non è più tale perché si è modificato, e non ci posso far nulla; i processi che hanno fatto questo sono materialmente incommensurabili rispetto alla mia vita di singolo.
Stavolta ho sperimentato sulla mia pelle l’enorme distanza fra la vita del singolo e l’enormità di tutto ciò che lo circonda; mi sono sentito un corpo estraneo, un soggetto isolato dentro un mondo umano dove sono solo di passaggio e dove i legami precedenti di natura culturale, storica, affettiva sono stati rimossi, tagliati o si sono ridimensionati.
La diversità della città rappresenta anche la diversità degli umani che ne sono parte, non è più possibile nel Belpaese ignorare l’evidenza della presenza di comunità straniere che sono ormai parte della popolazione delle città e dei paesi, non è possibile nascondersi dietro un dito e far finta che tutto sia come venti o trent’anni fa quando tutto sembrava poggiare su qualche regola certa, su qualche patto ancestrale fra popolazioni diverse che parlavano grossomodo la stessa lingua e si son trovate a subire alcune grandi tragedie della storia.
Quali che siano state le aspirazioni di coloro che sono vissuti nel passato oggi questa realtà riempie di sé tutto lo spazio e trova da sé le ragioni del suo operare e del suo trasformarsi sotto le insegne del Dio-denaro e delle illusioni della pubblicità commerciale.
Non c’è un senso nelle cose e nelle attività presenti nel qui e ora se non quello che gli umani impongono ad esse o che s’illudono di attribuire.
Quando tutto il pensiero umano è riconducibile o pesantemente condizionato dalle logiche del sedicente mercato è ovvio che ogni attività assume senso solo in relazione al profitto economico.
Questo fa sì che la mia memoria si trovi a disagio quando il ricordo che viene dal passato si confronta con questo immediato presente e con la sua unica logica.
—-
Il Professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it