Quando a Pisa salvano l’acqua

Quando a Pisa salvano l’acqua
09/05/2010
Di F. Allegri
Per la prima volta, da quando scrivo su Empolitica, torno su un tema trattato in Consiglio Comunale: questo è dovuto al fatto che nel corso dell’ultimo consiglio si è manifestato in sala un “fantasma”: quello sulla mozione sull’acqua di Pisa. Tale mozione è stata archiviata on line con l’oggetto “Salva l’acqua”.
Ho trovato il testo e lo commenterò con lo stesso criterio che uso per il porta a portuccia!
Premetto due definizioni tratte dal Devoti Oli.
A pagina 1138 leggo che la parola speculazioni significa anche attività o iniziativa intesa a deformare a proprio favore l’obiettività dei fatti e, più spesso a gettare il discredito sugli avversari.
A pagina 1174 si dice che l’aggettivo strumentale significa eseguito per mezzo o con l’ausilio di strumenti adeguati.
CAPIRETE ALLA FINE QUESTE DEFINIZIONI.
Nella mozione si PREMETTE:
“L’acqua rappresenta fonte di vita insostituibile per gli ecosistemi, dalla cui disponibilità dipende il futuro degli esseri viventi”.
E SUBITO DOPO SI DICE:
“L’acqua costituisce, pertanto, un bene comune dell’umanità, il bene universale, un bene sociale”.
Come inizio mi tocca spiegare cosa sia l’acqua, per paradosso!
Dunque l’acqua non è un bene per 2 motivi:
a) è inesauribile in natura;
b) di solito viene gestito sulla base di costi di scala pari a zero, salvo l’usura degli acquedotti che sarebbe ammortizzabile.
Da qualche mese sappiamo che l’acqua è anche sulla Luna e se pensate al deserto, vi informo che il costo per desalinizzare un litro d’acqua in medio oriente è pari a mezzo centesimo di dollaro, si può fare (si parla sempre in economia di scala). Del resto esistono solo altri 2 casi, quello di Robinson Crosue e i conflitti tra stati per l’acqua. Qui non ci riguardano, condivido la quarta premessa.
Tutto il resto che avete letto sono per ora speculazioni semplici, di natura politica ed ideologica.
Cambiamo prospettiva ed andiamo avanti e guardiamo la TERZA PREMESSA:
“Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile: l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti, l’accesso all’acque deve essere garantito a tutti come un servizio pubblico”.
Senza le ultime 2 parole sarebbe una frase senza senso, per assonanza si capisce cosa si intende e cosa si desidera, ma vari difetti restano: non si vuole dare il 40% degli acquedotti ai privati come se oggi i cittadini gestissero secondo i loro desideri una grande percentuale. Qualcuno difende le attuali gestioni di partito, in Toscana sono a sinistra altrove possono avere colori diversi. Entrambi le parti possono avere il cosiddetto “buon cliente”.
L’aggettivo inalienabile va tolto in ogni caso perché presuppone che tale diritto esista da sempre e per sempre. Ricordo solo che nell’ottocento l’Italia unita aveva pochi acquedotti e tutti privati.
Una trentina di volte si tennero dei referenda per pubblicizzarli, ma non ci riuscirono mai e non ci andarono nemmeno vicini ed eravamo nell’Italia pre – liberale.
ANDIAMO ALLA QUARTA PREMESSA CHE, come ho detto, CONDIVIDO:
“L’accesso all’acqua, già alla luce dell’attuale nuovo quadro legislativo, e sempre più in prospettiva, se non affrontato democraticamente, secondo i principi di equità, giustizia e rispetto per l’ambiente, rappresenta una causa scatenante di tensione e conflitti all’interno della comunità internazionale”.
L’ultima premessa è oscura: proverò ad interpretarla:
Una vera emergenza democratica è un terreno obbligato per autentici percorsi di pace sia a livello territoriale sia a livello nazionale ed internazionale”.
Io interpreto che per alcuni consiglieri siamo all’ennesima emergenza democratica (mi concentro al livello locale) e che in questo caso si deve fare il consueto fronte popolare contro ogni possibile assetatore di italiani. E’ una mia interpretazione, ma non sono del tutto convinto di aver capito!
Subito dopo la mozione fa una divagazione interessante che inizia con un VALUTATA:
“la positività dell’impatto che una distribuzione gratuita di acqua “sfusa” attraverso i cosiddetti “fontanelli” avrebbe non solo sul piano economico, ma anche su quello dell’inquinamento, dal momento che con i “fontanelli” si riducono notevolmente la produzione della plastica per l’imbottigliamento, il trasporto dell’acqua per la distribuzione, lo smaltimento dei rifiuti che dal consumo di acqua “del supermercato” derivano”.
Premesso il mio favore per i fontanelli che ho difeso e valorizzato più volte, mi chiedo: “Cosa c’entra questa constatazione?”
Mi risparmio un secondo quesito: “Da quando al supermercato si vendono i diritti inalienabili?”; ma la domanda a vuoto me la pongo.
Forse si parla di fontanello per non parlare della gestione dei partiti e dei loro sodali? Se pensate in modo affermativo, tale frase suddetta è da considerare una strumentalizzazione semplice, non è una speculazione perché svia e non indirizza!
Andiamo avanti: “IL CONSIGLIO COMUNALE SI IMPEGNA A:
1. Costituzionalizzare il diritto all’acqua come diritto sociale, attraverso le seguenti azioni: ….”.
Riprendo tra un poco, ma se non si volesse fare una riforma aggiuntiva alla costituzione qui si usa un verbo sbagliato, lo statuto si riforma e un nuovo articolo si introduce con l’approvazione.
VEDIAMO COME SI “COSTITUZIONALIZZA” IL DIRITTO ALL’ACQUA:
Riconoscere anche nel proprio Statuto comunale il diritto umano all’acqua, ossia l’accesso all’acqua come diritto umano, universale, indivisibile, inalienabile e lo status dell’acqua come bene comune pubblico;
Confermare il principio della proprietà e gestione pubblica del servizio idrico integrato e che tutte le acque, superficiali e sotterranee, ance se non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa da utilizzare secondo i criteri di solidarietà;

Riconoscere, anche nel proprio Statuto comunale che la gestione del servizio idrico integrato è un servizio pubblico locale privo di rilevanza economica, in quanto servizio pubblico essenziale per garantire l’accesso all’acqua per tutti e pari dignità umana a tutti i cittadini, e quindi la cui gestione va attuata attraverso gli artt. 31e 114 del D. lgs: 267/2000;
Assegnare alla Commissione consiliare competente il compito specifico di integrare/modificare lo Statuto secondo le indicazioni sopra specificate, entro il termine di 30 gg. per la conclusione dei lavori, da sottoporsi all’approvazione del successivo Consiglio Comunale.
La terza azione è condivisibile, è quella del primo referendum dei tre sull’acqua; è l’unico che potrei sostenere, magari tale concetto si poteva precisare ed esprimere meglio.
Voglio chiarire qui che un diritto all’acqua esiste, ma non si può confondere con diritti come quello alla vita, quello alla libertà o come quelli politici e civili, siamo nel caso di un diritto sociale secondario, non di più. Non si può parlare di bene comune pubblico, sono 2 aggettivi con lo stesso significato e in questo caso bastavano le parole “bene pubblico”.
La seconda azione pecca di ingenuità ed si rileverebbe inefficace laddove non si facessero delle opportune specificazioni tecniche.
PROSEGUIAMO E PASSIAMO AL SECONDO IMPEGNO:
“2. Promuovere nel proprio territorio una cultura di salvaguardia della risorsa idrica ed di iniziativa per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato attraverso le seguenti azioni ….”.
Dunque: io condivido la prima parte, ma sulla seconda mi chiedo: “Per caso, qualcuno non ha garantito un diritto inalienabile, fino ad oggi?”
Con preoccupazione, vado a vedere le azioni:
“Informazione della cittadinanza sui vari aspetti che riguardano l’acqua sul nostro territorio, sia ambientali che gestionali;
Contrasto al crescente uso delle acque minerali e promuovere l’uso delle acque dell’acquedotto per usi idropotabili, a cominciare dagli uffici, dalle strutture e dalle mense scolastiche;
Promozione di una campagna di informazione/sensibilizzazione sul risparmio idrico con incentivazione dell’uso dei riduttori di flusso, nonché studi per l’introduzione dell’impianto idrico duale;

Promozione, attraverso l’informazione, incentivi e la modulazione delle tariffe, della riduzione dei consumi in eccesso;
Promozione di politiche che mirino a contrastare le perdite idriche dell’acquedotto comunale;
Informazione puntuale della cittadinanza sulla qualità dell’acqua con pubblicazione delle analisi chimiche e biologiche di ogni quartiere;

Incentivare meccanismi di aggregazione che portino alla costituzione di una forte ed efficiente gestione del servizio idrico toscano, soprattutto ai fini di positive ricadute tariffarie per i cittadini”.
Dunque non ho capito tutto, mi sembra quasi di essere all’anno zero per l’acqua, ma so che se pensassi questo mi sarei lasciato condizionare: certamente l’ultima constatazione è falsa, pericolosa e ingiusta. Potrei aggiungere anche estranea alla città di Pisa, ovvero una area urbana situata sulle due sponde di un fiume nazionale e a 7 chilometri dal mare. Un ente regionale per l’acqua sarebbe più difficile da controllare, asservito ai partiti, costoso e soprattutto omogeneo per realtà che sono diverse. A ciascuno la sua acqua, in parti divise con giustizia!
Non so se a Pisa c’è penuria di informazioni sull’acqua, a me risulta che il cittadino vuol sapere solo quanto paga e possibilmente vorrebbe tariffe più basse. Negli ultimi anni sono aumentate quasi ovunque, questa è la verità e non credo che questa asserzione sarà unita alle molte altre informazioni auspicate.
Sono favorevole al risparmio dell’acqua, ma questo principio non dovrebbe essere un imperativo dalle Alpi alle Piramide, ci sono territori dove questa azione ha dei meriti sociali, a Pisa si potrebbe usarne di più se è disponibile!
PASSIAMO AGLI ALTRI IMPEGNI:
“3. Aderire e sostenere le iniziative del Coordinamento Nazionale “Enti locali per l’Acqua Bene Comune e per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato” recentemente costituitosi;
4. A prevedere entro il 2010la creazione di un numero congruo di “fontanelli” da dislocare su tutto il territorio comunale.

5. Sottoporre all’Assemblea dell’Ambito Territoriale Ottimale l’approvazione delle proposte e degli impegni sopra richiamati oltre ai seguenti:
- Sensibilizzazione all’importanza della riduzione dei consumi di acqua in eccesso attraverso informazione, incentivi, nonché attraverso una modulazione della tariffa tale da garantire la gratuità di almeno 50 litri per persona al giorno;

- Propone, inoltre, di destinare un centesimo al metro cubo di acqua consumata per interventi di costruzione di strutture di captazione e distribuzione di impianti idrici attraverso la cooperazione internazionale.
6. A ridurre ogni forma di spreco durante le sessioni del Consiglio stesso e delle Commissioni attraverso l’installazione di distributori d’acqua ‘sfusa’”.

Il punto tre non mi interessa, il successivo contiene un errore infatti i fontanelli sono possibili sono in prossimità degli impianti di potabilizzazione delle acque: la gente se vuole un’acqua buona e gratuita deve farsi una piccola passeggiata. L’esperienza ci dice che viene fatta.
Sui 50 litri d’acqua, si è abbondato, da altre parti sono stati più parsimoniosi, ma quel numero pro capite conferma che a Pisa si può abbondare e la cittadinanza abbonda.
In passato mi sono occupato di Pozzi in Africa e so che tale questione non è un problema di finanziamenti, ma mancano i macchinari, i pezzi di ricambio per la riparazione e spesso gli idraulici. Questo è un chiarimento da dare a chi fa solidarietà internazionale nei ritagli di tempo e per fare bella figura!
Lascio stare il punto 6 e vado a concludere.
Forse, le mozioni sull’acqua sono delle speculazioni strumentali? Non solo si cerca di riorganizzare la lotta politica intorno a questioni inesistenti; un vecchio gioco che evidentemente funziona ancora., in questo caso bisognerebbe dire multi – strumentale. Abbiamo tanti falsi problemi, si difendono i funzionari dei partiti e si vuole creare il partito dell’acqua e dei soliti eminenti politici di una sinistra che la storia ha superato.
Povera Italia.

P.S. Non ho parlato dei commerci dell’acqua in bottiglia: si tratta di un tema economico e culturale a mio avviso, con i suoi molti lati negativi, ma la gente vuole quello e d’ora in poi vigilerò sui difensori dell’acqua pubblica.
—-
Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore e Ralph Nader, l’avvocato e antropologo giuridico e sociale americano. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.

3 Commenti a “Quando a Pisa salvano l’acqua”

  • Sandro Piccini scrive:

    concordo su quasi tutto!!!

  • Franco Allegri scrive:

    Ho costruito lo scritto unendo le mie opinioni all’intera mozione di Pisa.
    Da un lato mi sono lasciato il privilegio di controbattere, ma ho messo in grassetto l’idea che critico.
    Per questo interpreto il commento del presidente del consiglio comunale come un concordo con le sue critiche!
    In caso contrario c’è spazio per le rettifiche.

  • Francesco scrive:

    Io penso che il tuo lungo ragionamento e le tue critiche, che posso anche condividere, hanno però poco criticato l’operato degli attuali gestori del servizio idrico: le poche risorse investite sul miglioramento della rete a fronte die troppi aumenti delle tariffe. Un altro aspetto che non mi piace della privatizzazione dell’acqua? Che una società, magari multinazionale, si trovi a guadagnare su un servizio che dovrebbe avere soltanto utili sufficienti a mantenere una buona qualità dell’acqua e degli acquedotti e del sistema di gestione. E’ una deriva del servizio pubblico che non approvo… questione di opinioni, si sa!

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