Sul De Reditu Suo: Gli ultimi pezzi pubblicati
Sul De Reditu Suo: Gli ultimi pezzi pubblicati
20/05/2010
Di F. Allegri
Oggi voglio riflettere sugli ultimi pezzi pubblicati dell’opera del Professor Nappini. Mi riferisco agli scritti intitolati: “Vecchie e nuove tenebre” del giorno 08/02/2010; “Questo potere trasforma il mondo umano” del 09/02/2010 e “Dove sei Italia, antica terra gentile?”.
Il primo scritto è dedicato a Giordano Bruno. Concordo con il professore: nessuno ricorda le idee del monaco eretico!
Siamo noi che dobbiamo portare avanti il principio del “libero esame” e della libertà della ricerca.
Oggi non c’è più la censura che fa la riga nera, si è diffusa l’altra ovvero quella che diffonde l’informazione falsa in modo generalizzato e non verificabile.
Pensiamo solo per un momento all’eventualità che l’uomo non sia mai stato sulla Luna, cosa ogni giorno più probabile, per non dire ormai certa!
Pensiamo alla comunicazione politica gestita dagli addetti stampa del premier di turno o “travisata” dalle tante posizioni di parte legate all’opposizione spesso consociativa.
Io ogni tanto faccio delle verifiche dirette e ho scoperto, ad esempio, che certe leggi scellerate erano delle leggine insipide e soprattutto ho scoperto che al parlamento europeo è diffuso un doppio delirio: da un lato si vuol tagliare il 20% dei gas serra e dall’altra, minimo, il 30% (si pretenderebbe il 40%) per evitare, udite udite, la desertificazione in Italia! Meno male che piove da mesi!
Del nucleare impossibile ho già scritto, di quello costoso parlerò attraverso la traduzione di un nuovo scritto di Ralph Nader.
Riprendo il professore da quando dice: “OGGI I NUOVI POTERI SONO INQUINATI DA UN POTERE CHE È PER SUA NATURA ILLEGITTIMO QUANDO HA A CHE FARE CON LA POLITICA ED È IL POTERE DELLA FINANZA”.
Qui invito il lettore a non guardare alla Grecia! Ho visto in giro molta confusione e allora devo precisare che la crisi di quel paese ha un natura politica, in maggioranza ed economica a livello secondario!
La grande speculazione viene dopo, molto dopo!
C’è una domanda che devo fare il professore: “da quanti anni c’è il dominio della finanza?
Non so cosa mi risponderebbe, mai io puntualizzo che questo nacque con la Compagnia delle Indie e si è evoluto nel corso delle guerre mondiali.
Nel 1970 iniziò la rivoluzione dei mercati finanziari globali, fu il professor Tobin che denunciò lo scandalo delle speculazioni sulle obbligazioni monetarie!
Oggi queste sono acqua fresca visti i nuovi prodotti finanziari, ma la ricetta Tobin conserverebbe un certo livello curativo anche per questi nuovi veleni finanziari!
Caro professore, contro il dominio della finanza basterebbe una PATRIMONIALE SULLE TRANSAZIONI DI BORSA.
Ho già spiegato il meccanismo in altri scritti: si tratterebbe di una tassa dello 0,x% da pagarsi ogni volta che si vende un titolo! Non sarebbe più possibile la vendita di un titolo 100 volte al giorno!
Concordo con il professore quando dice: “IL POTERE CHE CEDE ALLA LOGICA DI SERVIRE LE PICCOLISSIME MINORANZE DI RICCHI SI CANDIDA A NON ESSERE UBBIDITO NEL MOMENTO DEL BISOGNO O DELLA DISGRAZIA, È QUINDI UN POTERE DEBOLE CHE SPESSO TROVA PESSIMI CAMPIONI E PESSIMI CAPI E NESSUNA AUTENTICA FEDELTÀ”. Caro professore quel momento è adesso e dopo l’ultimo salvataggio europeo fatto la settimana scorsa siamo arrivati alla fase dei sommersi e dei salvati.
C’è un errore nel suo ragionamento: la politica non serve l’egoismo dei pochissimi; a mio avviso le fila dei servi sciocchi di questo progetto di auto distruzione sono abbastanza cospicue.
Di fatto, le ha create la pubblicità, la disinformazione e l’inganno!
La macchina era frenabile e dominabile, ma i pochi oppositori italici sono divisi e in gran parte incompetenti! Ad oggi non posso e non voglio dire che saremo travolti, certamente non saremo i primi a cadere.
Passo al secondo scritto che si intitola “Questo potere trasforma il mondo umano”.
Per il professor Nappini la terza rivoluzione industriale ha raggiunto un esito non da poco: ha travolto e modificato il mondo umano precedente e solo pochi illuminati l’avevano capito e denunciato. Tra questi emerse Pasolini!
Oggi la pubblicità ha emarginato la cultura, questa invade i notiziari e spezza gli approfondimenti culturali e politici. In alcuni TG ho visto dei servizi giornalistici che sono solo degli spot mascherati di una ditta, così si evita anche di pagare qualche tassa e il servizio può essere scontato!
Noi di Empolitica abbiamo cambiato qualcosa, dimostriamo che si può risalire la corrente e riscontro che la comunicazione politica nei nostri comuni è cambiata negli ultimi mesi: in quantità e qualità. Devono fare meglio di noi e per questo ci vengono dietro!
Noi abbiamo conquistato attenzione e abbiamo stimolato certi informatori titubanti, me ne compiaccio e non pretendo ringraziamenti che non arriverebbero.
Un fatto è certo: noi abbiamo rivoluzionato l’uso dei nuovi strumenti tecnologici e di comunicazione, per ora siamo un’eccezione positiva e cosciente.
C’è qualcosa di vero nell’uomo tecnologico? Si, basta pensare alle ragazzine con l’I-pod o mentre chattano con il telefonico.
Quando la tecnologia conquista le nostre donne vince, oddio che abbia già vinto?
Chiudo chiedendomi: “Dove sei Italia, antica terra gentile?”
Il professore pensa: “La mia persuasione da alcuni anni a questa parte è che le difformi genti del Belpaese siano in fuga dalla realtà e forse dalla propria libertà”.
Egli ha dedicato vari scritti al condizionamento pubblicitario e in gran parte li ho condivisi.
Sul discorso della fuga dalla libertà vorrei approfondire perché prima di tutto bisogna intendersi sul cosa sia la libertà. Per il professore la libertà si coniuga con la responsabilità della cittadinanza attiva, ma per altri essere liberi è sinonimo di sballo o di eccentricità!
Il professore mi dice: “Per libertà intendo libero esercizio di un pensiero critico intorno alla realtà del mondo umano. Qualcosa è cambiato negli ultimi quindici anni, l’Italia degli italiani è diventata qualcosa di molto diverso, è un cantiere sempre aperto dove viene demolito il passato e sostituito con qualcosa di temporaneo e incerto”.
Egli s’interroga su questa seconda repubblica e si rende conto delle tante stranezza e della precarietà diffusa ad ogni livello.
Quando ero giovane a filosofia politica studiammo la fine della civiltà come realizzazione di una democratizzazione post comunista. Al tempo il professor Zanfarino, con imbarazzo e timore, mi espresse le sue perplessità su quello che pensavano i suoi colleghi.
Certamente nessuno ha previsto questa degenerazione e soprattutto è difficile prevedere gli esiti futuri. Non credo che il professor Nappini rimpianga la prima repubblica, ma ha ragione quando dice: “Le popolazioni del Belpaese da un lato hanno demolito le antiche forme arcaiche e tradizionali del vivere con gli altri e nella continuità di una storia vissuta dai padri e dai nonni e dall’altro hanno inserito, più o meno volontariamente elementi di cultura e civiltà consumistica statunitense nel loro quotidiano”.
Questo è un punto centrale: noi scopriamo gli USA nel loro momento più basso e a ben vedere tutto cominciò negli anni novanta a bordo di un panfilo che si chiamava Britannia. Sigh!
Ecco perché: “L’Italia di oggi è un mostro orrendo, una cosa informe perché la somma di pezzi confusamente inseriti di macerie delle forme di vita nostrane e cose strane e nuove che vengono dalla civiltà Anglo-Americana”.
A ben vedere noi non stiamo copiando gli USA, ogni giorno mi convinco delle ragioni del professor Sartori: noi copiamo il Messico, quello delle grande personalità rivoluzionarie che una vera rivoluzione non l’hanno mai fatta! Io mi fermo qui!
P. S. negli ultimi anni gli anglo – americani hanno dimenticato come si vince una guerra e soprattutto hanno privatizzato anche questo settore!
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Franco Allegri e il professor Nappini sono amici da una vita.
Questo potere della finanza a cui faccio riferimento è legato strettamente alla presente civiltà industriale. Il potere economico e finanziario assume una forza crescente in virtù dell’indebolimento di poteri dinastici, ecclesiastici, nobiliari, tradizionali, questo processo si sviluppa nel Settecento ed è parallelo alle prime fabbriche inglesi e ai processi rivoluzionari che investono l’Europa e Gli Stati Uniti. Il potere politico viene a trovarsi legittimato non da Dio o da una serie di vittorie sui campi di battaglia in nome del diritto di conquista del più forte ma dal popolo, ossia da una volontà non divina ma umana, non aristocratica ma di masse di esseri umani. Il dissolvimento delle loro profonde ragioni d’esistere e la debolezza politica dei vecchi poteri apre le porte a una civiltà industriale espressione delle esigenze e delle ambizioni dei ceti borghesi, nuova forza emergente fra Settecento e Ottocento, il diritto stesso cambia e cambiano le logiche con cui si guarda agli esclusi dal benessere e ai sovversivi. Quando i poteri politici, economici, corporativi, di carattere nazionale o espressione di qualche forma di civiltà si indeboliscono o smarriscono le loro ragioni più profonde i poteri economici e finanziari occupano lo spazio che prima era di questi soggetti e di fatto danno loro l’indirizzo politico e culturale delle società umane che arrivano a controllare o a condizionare. Si pensi a quanto è cambiato il mondo umano fra gli anni Novanta e questo nuovo millennio sotto il peso della sedicente New Economy e dei suoi sviluppi. La trasformazione e l’informatizzazione di tanta parte delle esistenze di miliardi di esseri umani è stata resa possibile da concretissimi interessi economici e da una spinta, anche speculativa, che proveniva dal mondo degli affari made in USA e non solo. Prima, e questa è la grande differenza, il potere economico e speculativo aveva come suo limite perchè altri poteri in grado di esercitare un contrasto anche molto forte alle trasformazioni che esso poteva creare. Oggi non ci sono poteri così forti in Europa e negli Stati Uniti e il potere finanziario, per i motivi descritti tante volte da me e dagli amici, non trova un contrasto degno di questo nome.
Questo potere della finanza a cui faccio riferimento è legato strettamente alla presente civiltà industriale. Il potere economico e finanziario assume una forza crescente in virtù dell’indebolimento di poteri dinastici, ecclesiastici, nobiliari, tradizionali, questo processo si sviluppa nel Settecento ed è parallelo alle prime fabbriche inglesi e ai processi rivoluzionari che investono l’Europa e Gli Stati Uniti. Il potere politico viene a trovarsi legittimato non da Dio o da una serie di vittorie sui campi di battaglia in nome del diritto di conquista del più forte ma dal popolo, ossia da una volontà non divina ma umana, non aristocratica ma di masse di esseri umani. Il dissolvimento delle loro profonde ragioni d’esistere e la debolezza politica dei vecchi poteri apre le porte a una civiltà industriale espressione delle esigenze e delle ambizioni dei ceti borghesi, nuova forza emergente fra Settecento e Ottocento, il diritto stesso cambia e cambiano le logiche con cui si guarda agli esclusi dal benessere e ai sovversivi. Quando i poteri politici, economici, corporativi, di carattere nazionale o espressione di qualche forma di civiltà si indeboliscono o smarriscono le loro ragioni più profonde i poteri economici e finanziari occupano lo spazio che prima era di questi soggetti e di fatto danno loro l’indirizzo politico e culturale delle società umane che arrivano a controllare o a condizionare. Si pensi a quanto è cambiato il mondo umano fra gli anni Novanta e questo nuovo millennio sotto il peso della sedicente New Economy e dei suoi sviluppi. La trasformazione e l’informatizzazione di tanta parte delle esistenze di miliardi di esseri umani è stata resa possibile da concretissimi interessi economici e da una spinta, anche speculativa, che proveniva dal mondo degli affari made in USA e non solo. Prima, e questa è la grande differenza, il potere economico e speculativo aveva come suo limite altri poteri in grado di esercitare un contrasto anche molto forte alle trasformazioni che esso poteva creare. Oggi non ci sono poteri così forti in Europa e negli Stati Uniti e il potere finanziario, per i motivi descritti tante volte da me e dagli amici, non trova un contrasto degno di questo nome.
Non vorrei esser frainteso, ma ho l’impressione che stia prendendo forma una sorta di nuovo millenarismo, di crisi di fiducia nel futuro e in questa realtà che si traduce in credenze di tipo magico, ufologico, New Age. Sento e percepisco una crisi di valori e di senso tanto profonda quanto reale che striscia fra le pieghe dei discorsi, che narra di inquietudini enormi che sono la manifestazione di paure inconfessabili o ancestrali. Percepisco una crisi del fatto religioso non come istituzione ma come senso profondo, come fede in quanto tale. Ho fatto una piccola ricerca privata su youtube e su certi autori, che mi ha disturbato molto, intorno a certi aspetti pseudo-religiosi dei diversi “esperti” di alieni come von Däniken, Zecharia Sitchin, Malanga. Ho letto le loro convinzioni come una ricerca di un qualcosa di divino e sacro non più rintracciabile nelle forme della società contemporanea. Questa ricerca del sacro che guarda a possibili presenze aliene nel remoto passato della terra è indice di una crisi radicale dei valori e delle credenze e anche se finora essa è limitata a una cerchia di appassionati a temi legati all’occulto capisco che esa è il segnale di paure sedimentate nella società industriale. Il senso della vita è in crisi profonda nella presente civiltà perchè questo sistema di valori premia il possesso dei beni e milioni di esseri umani sono esclusi dalla grande festa dell’abbondanza finta o non ci credono più. Ecco che le paure profonde e le inquietudini inconfessabili si materializzano in una sorta di pesante attenzione misticheggiante alle teorie clipeologiche, ufologiche e della cospirazione. C’è qualcosa di spaventoso nella piega che ha preso questa civiltà industriale giunta al suo terzo tempo.
Qualcosa che non riesco a collocare in una precisa definizione o congettura.
E’ difficile rispondere ai due commenti, oggi faccio il primo.
Dunque.
Di potere finanziario in senso moderno si può parlare anche nel rinascimento e si deve tornare alla repubblica di Venezia e anche alla famiglia Medici.
La prima svolta politica ci fu nel 1700 in Inghilterra e la seconda dopo la prima guerra mondiale.
Non è cambiata molto dopo il 1929, semmai è cambiata la moneta e la politica.
Oggi possiamo dare un nome alla new economy, possiamo cominciare a chiamarla non economy.
PER IL RESTO C’E’ IL MIO DIARIO SULLA CRISI E LE SOLUZIONI PROPOSTE A LIVELLO ECONOMICO RESTANO QUELLE.
HO MOLTE COSE DA SCRIVERE E IO SO COSA ACCADRA’, IL FUTURO ECONOMICO E FINANZIARIO E’ IL PIU’ FACILE DA PREVEDERE E L’HO SEMPRE PREVISTO.
Scriverò presto.