De Reditu Suo – 2° libro: L’umano del Belpaese e il martellamento della pubblicità

De Reditu Suo – Secondo Libro
L’umano del Belpaese e il martellamento della pubblicità

10/03/2010
Del Prof. I. Nappini
La potenza della pubblicità commerciale ha determinato di fatto molto più della propaganda politica le aspirazioni e gli ideali della grandi masse della popolazioni.
Il martellamento a cui son state sottoposte le difformi genti d’Italia in trent’anni,1980-2010, di spot pubblicitari televisivi, annunci alla radio, foto e articoli su giornali e riviste ha determinato l’orientamento e il gusto della maggior parte della popolazione e l’accettazione di stereotipi rassicuranti che riguardano la famiglia, i figli, la merce, gli alimentari, la vita in generale.


NON LA GRANDE CULTURA POLITICA MA L’INTERESSE COMMERCIALE TALVOLTA MESCHINO ED EGOISTICO HA FORMATO I DESIDERI E LE ASPIRAZIONI DELLE GENTI DEL BELPAESE, di fatto la potenza del passato del Belpaese è rimasta inerte, un rudere disprezzato, una roba da ortiche e le aspirazioni popolari consciamente o inconsciamente sono state forgiate e plasmate dalla pubblicità commerciale.
Questo è stato possibile anche perché nel Belpaese si era consumato un duplice e non dichiarato distacco ai limiti dell’abiura.
Il primo addio le nostre genti l’avevano dato alla retorica roboante e sbugiardata del PATRIOTTISMO E DEI PRESUNTI PRIMATI CIVILI E MORALI D’ITALIA.
Gli italiani non credevano più a un BELPAESE IN MANO A PARTITI POLITICI che guardavano con interesse, o avevano i loro riferimenti politici e culturali, nella civiltà sovietico-russa o in quella Anglo-Americana quest’ultima neo-liberale, capitalista e calvinista.
Il secondo addio dato dalle genti del Belpaese riguarda la DIMENSIONE ELITARIA DELLA GRANDE CULTURA ITALIANA INCAPACE DI ABBASSARSI O ANCHE SOLO DI FAR COMPRENDERE LE SUE RAGIONI; fra la maggior parte della popolazione e la cultura delle università, degli intellettuali, dei seminari di studi raffinati di politica e arte l’abisso c’era e se è possibile si è allargato e approfondito.
LA CULTURA DEI POCHI, anche grazie al contrasto fatto da tanta parte dei ceti privilegiati alla scuola di massa e all’università di massa, è rimasta cosa dei pochi e negli ultimi tempi una messe abbondante di libri, articoli di giornale, scritti ha mostrato come questa grande cultura dei pochi fosse permeabile alla corruzione specie quando contatta cose come fondi pubblici, ricerca sovvenzionata, borse di studio, cattedre universitarie.
DUE ABIURE QUINDI: UNA VERSO UNA CULTURA DEI POCHI E DEI CETI RICCHI E PRIVILEGIATI, L’ALTRA VERSO LA POLITICA E I SUOI PUNTI DI RIFERIMENTO FORESTIERI.
La grande impresa della pubblicità commerciale di costruire il consumatore italiano non ha quindi trovato potenti forze di contrasto perché non c’erano e ad oggi, a mio avviso, non ci sono.
Il consumatore coincide di fatto con il cittadino e quindi le due realtà si fondono e si confondono ed è ovvio che al momento del voto o alla chiamata dell’impegno politico prevalga chi riesce, assumendo le società di pubbliche relazioni o gli esperti qualificati, con profusione ampia di denari a catturare l’interesse del votante attraverso richiami alla sua natura di consumatore e di imbuto celebrale attraverso il quale passano migliaia di immagini pubblicitarie ogni giorno.
LA POLITICA DEVE SCENDERE A PATTI CON LA NECESSITÀ DI LAVORARE ENTRO I CONFINI DI UNA SOCIETÀ DI MASSA, LA GRANDE CULTURA PER ORA SI SOTTRAE AL CONFRONTO, DI FATTO NESSUN POTERE DEGNO DI QUESTO NOME PENSA ALLA CREAZIONE DI UNA CIVILTÀ ITALIANA.
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Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it

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