EMPOLITICA ALLE FESTE DEMOCRATICHE

EMPOLITICA ALLE FESTE DEMOCRATICHE – S. MINIATO (PI)
Acqua tra referendum e realtà



16/07/2010
Di F. Allegri
Torno a parlare del rapporto tra acqua e politica dopo lo scritto di 2 mesi fa che intitolai: “Quando a Pisa salvano l’acqua”; l’occasione mi è offerta da un convegno organizzato dal PD di San Miniato nel corso dell’annuale festa democratica. Il tema dell’iniziativa coincide con il titolo del mio scritto.
Le mie convinzioni sui referenda sono quasi le stesse di 2 mesi fa, voterò per l’abrogazione sia nel quesito sul legittimo impedimento che su quello sul nucleare e non ritirerò le 3 schede sui quesiti sull’acqua proposti dalla sinistra ex parlamentare e da vari comitati, anche locali.
Ho cambiato idea sul quesito sull’acqua dell’IDV: Ho deciso di ritirare quella scheda e di annullarla. Da un lato credo che il nostro sistema di acquedotti sia migliore di altri, ma non me la sento di proporlo ad altre realtà geografiche, politiche e sociali. Del resto anche ieri sera i nostri relatori ci hanno detto che anche il sistema toscano va riformato …..
Il progetto dell’IDV propone all’Italia il modello Toscano: bene se l’Italia lo vuole deve conquistarselo a me non cambierebbe nulla. Il mio voto nullo quindi sarebbe in realtà una sorta di scheda bianca annullata e timbrata dal presidente di seggio.
Come è noto ai miei amici, io non voto mai scheda bianca!
Continuo a pensare che con questi referenda la sinistra ex parlamentare subirà nel breve/medio periodo una sconfitta sonora e storica, come ai tempi del referendum sulla scala mobile e anche oltre! Senza l’impegno del PD questi referenda non hanno un sostegno elettorale e diventa impossibile il raggiungimento del quorum, anzi c’è da chiedersi se l’affluenza alle urne sarà più vicina al 20 o al 30% (corte costituzionale permettendo). Io credo anche che un’eventuale adesione del PD non sarebbe stata decisiva perché la disaffezione per i referenda è più forte e spesso prescinde dalle passioni partitiche. In queste condizioni parlare d’acqua è anche parlare di velleitarismo, ma va fatto se si vuole contribuire alla crescita del pensiero politico di questo paese.

San Miniato dibattito sull'acqua pubblica, sul tavolo bottigliette  di acqua ninerale coop.

VENIAMO ALLA SERATA.
Il tema acqua proposto con quelle parole potrebbe sembrare forte, ci si potrebbe aspettare delle considerazioni dure contro i referendari, ma dico subito che queste non ci sono state.
La frase di Bersani – “ho simpatie per i referendari” – ha caratterizzato l’andamento del dibattito. Da un lato non è emersa una chiara indicazione di voto, dall’altra ci ricorda che dietro al dibattito ideologico di basso livello c’è un confronto tutto politico e organizzativo riservato agli addetti ai lavori che pensano sempre alle alleanze elettorali per i voti politici. Questa frase imprecisata rappresenta bene lo stato del dibattito nel PD e del resto anche fuori da tale partito non siamo messi bene. Io penso che il condizionamento politico e il raggiro ideologico con tutti i suoi travisamenti siano il male storico delle nostre tante repubbliche e credo anche che questi referenda siano un nuovo veicolo per la vecchia infezione.
Al dibattito c’erano 2 relatori: Vittorio Bugli (capogruppo del PD in regione) e Antonio Marrucci presidente dell’ATO 2. Il PD continua a tenere una posizione autonoma e distante dai comitati referendari e lo fa anche perché elogia il modello amministrativo toscano e dei vari enti locali che governa.
Il primo intervento che trovate nel video è di Marrucci, il presidente dell’ATO 2 ha iniziato a parlare delle 100.000 firme raccolte in Toscana per i referenda. Il numero è notevole e sufficiente per aprire la discussione sul tema dell’acqua.
A suo avviso la legge del governo è inaccettabile in quanto “a senso unico” e ideologicamente orientato verso il privato.
Viste le leggi attuali si profilano 2 scenari per il 2011 ogni realtà che gestisce gli acquedotti dovrà trovare n partner nel privato gestionale al 40% oppure affidarsi ad una gestione privata.
Le spa multiservizi dovranno scendere sotto il 40% dopo il 2013 e sotto il 30% entro il 2015.
Marrucci si è chiesto quasi subito cosa fosse l’acqua: è un diritto della persona? È un servizio pubblico? Oppure è una gestione industriale?
Per Marrucci, questi interrogativi non si affrontano con i referenda che sono destinati a non raggiungere il quorum. Egli crede anche che tale sconfitta avrà delle conseguenze negative …. Non ha sviluppato il concetto, ha preferito fare un cenno alla proposta di legge di iniziativa popolare portata avanti da 2 dirigenti storici di Lega Ambiente, gli onorevoli Ferrante e Della Seta.
Marrucci ha difeso il modello toscano nel quale l’acqua è pubblica e dove ci vuole un’autorità che si occupi delle situazioni di bisogno, della tariffa e del piano degli interventi. In questo contesto ci vuole anche un processo di industrializzazione.
In conclusione se è vero che i referenda hanno riaperto la discussione, per Marrucci, questo tema non può essere trattato con quello strumento. Per ora spera nella corte costituzionale e nelle nuove leggi regionali.
Subito dopo è intervenuto Bugli stimolato dal conduttore della serata a parlare del documento sull’acqua del PD, del soggetto unico toscano che dovrebbe sostituire gli ATO, del programma degli investimenti sull’acqua, della tariffa sociale e di altre questioni che trovate nei video.
Per Bugli i referenda sono molto accattivanti, anche per quelli che normalmente comprano l’acqua minerale (o la bevono ai dibattiti politici, nota mia).
Tutti vogliono una tariffa equa e anche per lui l’acqua è un bene di tutti, ma a suo avviso questi referenda allontanano dalla soluzione dei problemi. Egli ha raccontato la storia di Publiser e la sua esperienza di sindaco fino alla nascità di Acque spa. Questa impresa non perde soldi con l’acqua perché ha aggregato tanti comuni e tale azienda (e quelle come lei) è ancora troppo piccola.
Questo è il concetto base sostenuto dal PD e contro il quale nessun referenda avrà efficacia: chi avesse idee diverse deve considerare il PD come un nemico irriducibile.
Per Bugli e il PD, vanno tutelati altri 2 principi:
a) l’acqua è un bene pubblico;
b) il gestore pubblico deve avere la maggioranza.
In ogni caso non sarà possibile un ritorno all’acquedotto comunale. La validità del modello toscano è data anche dai 300 milioni di investimenti privati attratti dalle nostre imprese pubbliche e in parte private! Anche i nostri acquedotti perdono acqua: siamo al 30% e serviranno altri milioni di investimenti. Solo nel finale di questo primo intervento ha accusato le sinistre di aver strumentalizzato il tema acqua.
La seconda parte della serata è stata dedicata alle questioni internazionali legate all’acqua. Nel comune di San Miniato vivono molti volontari che si sono occupati di questo problema in Burkina Faso con risultati che conosco e considero all’avanguardia dopo aver superato tutti gli errori che l’inesperienza può causare. Consideratela come una divagazione interessante, io l’approfondirò un’altra volta.
Il dibattito sull’acqua italiana è ripartito dalla constatazione che in questo settore il controllore è anche il controllato. Si può parlare di conflitto d’interesse per i comuni?
Il PD ha delle osservazioni da fare alla destra che fa queste considerazioni, in ogni caso il problema sarà affrontato presto nel contesto della sostituzione degli ATO.
Nella fase conclusiva Marrucci ha puntualizzato che con gli investimenti attuali non abbassiamo la vita media degli impianti quindi bisogna chiedersi un che fare?
In Europa le tariffe oscillano tra il doppio e il triplo rispetto alle nostre e per mantenere la nostra tariffa si deve aggregare e riorganizzare l’ATO.
Marrucci ha parlato anche di depurazione: siamo al 64% in Italia e al 72% nell’ATO 2 il dato Europeo è del 90%. A questo punto permettetemi di domandarmi quale sia il dato di Cerreto Guidi e di fare il provinciale. Io ipotizzo un 20%, ma se qualcuno disponesse dei dati reali è pregato di farmeli avere.
D’altro lato siamo terzi nel mondo per consumi d’acqua minerale. Ci superano solo gli Emirati Arabi Uniti e il Messico (che non ha molta acqua davvero potabile, nota mia).
Bugli ha iniziato l’intervento conclusivo ricordando che ci sono voluti 20 anni per trasformare gli acquedotti in realtà semi industriali e siamo giunti al momento di iniziare una fase nuova.
Il nuovo è nell’aggregare ancora e nella creazione dei grandi gestori: solo quelli potranno fare quello che manca. Egli considera il mondo dei servizi come dei motori forti per la crescita. In Emilia c’è già un’azienda unica per tutti.
Egli spera che la regione riesca a trovare i fondi per investire in questo settore e che si vada al gestore unico.
Ci sono stati alcuni interventi dal pubblico molto ricchi di spunti e noi abbiamo proposto a Bugli di fare dei fontanelli in prossimità dei grandi magazzini per permettere la libera scelta ai consumatori che forse non hanno alternative quando comprano l’acqua.
Come salutarvi? I referendari sono soli e pochi contro il destino cinico e baro, si profila una sconfitta come quella sulla scala mobile e io approfitto per parlare dell’organizzazione della nuova sinistra. Secondo me, questi referenda servono a riorganizzare tali partitelli minori, per serrare i ranghi e creare una nuova ideologia minoritaria. Tra questi Grillo e i meet up sono i convitati di pietra, l’estraneo e il prigioniero, ma qui dovrei allargare troppo il discorso e non ho voglia di farlo.
Certamente l’Italia non avrà bisogno di una sinistra ecologica e libera condizionata da una simile vocazione minoritaria e metafisica.
Se c’è un partito che ha bisogno di una metafisica è quello democratico, parlo di quella della sinistra democratica americana che in realtà nemmeno Veltroni ha capito bene e fino in fondo o non ha potuto farlo.
Lunedì siamo in comune come al solito, dalle 17:30 più o meno.
—-

Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore e Ralph Nader, l’avvocato e antropologo giuridico e sociale americano. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook puoi fare amicizia con lui cercando Futuro Ieri.

7 Commenti a “EMPOLITICA ALLE FESTE DEMOCRATICHE”

  • iacopo nappini scrive:

    Questa riflessione sul nesso referendum e partiti extraparlamentari merita una messe di commenti, ma poichè tardano scriverò qualcosa.
    Il Belpaese vive a livello di sedicenti classi dirigenti una duiplice scissione una temporale e una di buonafede.
    Temporale perchè chi vive di politica pensa di vivere nel 1948 e di poter pasturare le plebi elettorali con slogan e promesse, ma mentre fa questo sa con una parte della sua testa di vivere nel 2010 e di doversi rapportare con i rapporti di forza di questo nuovo millennio. Una specie di coscienza infelice che vive due livelli di realtà scissi che si congiungono in una improbabile alchimia di contrari che si sviluppa nell’azione e nella propaganda politica. Con risultati curiosi e talvolta bizzarri come le posizioni già ricordate da Franco Allegri sui referenda.
    La seconda scissione riguarda la buonafede, troppo spesso i politici usano linguaggi diversi, si adattano a chi hanno davanti creano delle verità di comodo e parlano in modo diverso a seconda degli uditori e delle circostanze. Questo può avere un senso ma solo fino a un certo punto perchè c’è un confine fra l’adeguamento del linguaggio e la verità di comodo, magari non una ma una per uditorio. Aggiungo che troppo spesso la metafisica è stata un comodo alibi in politica per evitare di ragionare di forze sociali, proposte, maggioranze parlamentari, strumenti di controllo, interventi politici e questioni legate alla “sovranità limitata” del Belpaese. La sinistra è stata forte quando era una cosa concreta legata a forze sociali ben radicate sul territorio, dove questo non era possibile, ad esempio in tanta parte del Mezzogiorno, la “sinistra” non ha avuto forza e radicamento. Sull’acqua occorre far chiarezza, non può essere la solita battaglia di retroguardia per opposizioni rissose e risentite o banale scaramuccia polemica; dietro c’è davvero qualcosa che è una questione di fondo legato al ciclo della vita sul pianeta azzurro. In questo caso è bene parlare, comunicare e pensare in modo chiaro e limpido.
    Accadrà?
    IANA

  • Franco Allegri scrive:

    Concordo su tutto tranne il finale che non capisco.
    Io so che l’acqua copre il 70% del pianeta “Terra” e che dissalare un biccher d’acqua costa mezzo centesimo.
    Poi conosco il caso del Burkina Faso e anche la storia che ha condotto i nostri acquedotti a divenire delle spa.
    I referenda sull’acqua sono altro da questo ovvero un momento per riorganizzare certi partiti su temi, ma in un certo modo.
    Il brutto è che come ho letto sul sito dell’acqua bene comune (o simile) per trasformare queste idee (per me false) in realtà umane ci vorranno 25 milioni di voti ovvero il PD e il PDL più diciamo rifondazione comunista.
    Troppi a mio avviso e non tutte le forze politiche minori coinvolte reggeranno il peso della sconfitta.

  • iacopo nappini scrive:

    E’ vero forse queste spinte generose a mettere in discussione le politche neo-liberali in materia di risorse primarie e di ciclo della vita qui nel Belpaese si son messe in trappola. Un referendum fallito potrebbe giustificare o rafforzare nuove politiche di privatizzazione delle risorse pubbliche e l’ennesima contrazione dello stato sociale. Proprio perchè l’acqua è associata alla vita e alla natura del pianeta azzurro l’effetto di una privatizzazione diffusa e legale avrebbe un forte impatto simbolico ed emotivo. Il concetto che tutto inclusa l’acqua deve avere un padrone e deve produrre lucro rafforzerebbe quel fenomeno di sviluppo capitalistico e industriale che nega i suoi limiti anche quelli banali di sostenibilità del modello di produzio ne e consumo dovuti alle risorse del pianeta. Non dico che questa sia ideologia, di certo ha al suo interno una dimensione etica.
    A proposito del problema della privatizzazione della vita e dell’acqua faccio riferimento all’ottimo documentario di Joel Bakan THE CORPORATION edito in Italia da Fandago e di facile reperibilità.

  • iacopo nappini scrive:

    Ovviamente scrivo di dimensione etica in relazione alle difformi e talvolta confuse forze che contrastano in diverso modo le politche neo-liberali e la prassi di privatizzazione del ciclo della vita.

  • Franco Allegri scrive:

    Forse esistono in Italia le forze che citi, ma io penso ai quei partiti che solo di recente hanno scoperto la fine del comunismo e sono ripartiti da questa idea referendaria dell’acqua che è ideologica e anche velleitaria.
    Alessandro è tra i primi ad aver capito il mio discorso e ha lanciato la proposta concreta di mettere i fontanelli dell’acqua potabile in prossimità dei grandi magazzini.
    Ti garantisco che sarebbe un gran passo avanti, la gente passerebbe davanti alla possibilità di scegliere.
    I referenda sono velleitari per due ragioni:
    a) non raccoglieranno mai 25 milioni di voti.
    b) non contrastano le burocrazie pubbliche che controllano e controlleranno gli acquedotti uniti in spa.
    A questo punto meglio una sola ATO, si ridimensioneranno 5 realtà burocratiche! In mancanza di meglio ……

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