E se non fosse un problema di successione a Berlusconi? La scissione nel PDL tra riforme e sottogoverno
E se non fosse un problema di successione a Berlusconi? La scissione nel PDL tra riforme e sotto governo.
23/08/2010
Di F. Allegri
Nei mesi scorsi, per qualche periodo ho pensato che il litigio Berlusconi – Fini fosse anche un problema di successione alla guida del PDL. Esiste un mito, mai ben verificato, che presume un Berlusconi malato e sempre pronto a lasciare. Il mito della nomina del delfino e del successore da nominare fanno il resto. In questi mesi caldi ci ho riflettuto e mi rendo conto che si tratta di pettegolezzi politici secondari. Tutta roba utile per chi non vuole parlare dei veri problemi della politica e del paese. Queste “manfrine” aiutano anche eventuali trattative segrete e mediazioni che partirebbero dal tenere segreti i veri problemi.
Premesso questo, io credo che non siano i corso i giochi per la successione, ma sia prevalente un conflitto tra Berlusconi e Fini su due temi:
a) rapporti con la lega e con le opposizioni;
b) agenda delle riforme da affrontare.
Berlusconi ha da anni un patto di ferro con la Lega che si è sempre basato sul tirare a campare e sul sottogoverno. Per anni il Federalismo era l’eterna promessa, ma da qualche mese, dopo l’introduzione del federalismo demaniale dei ruderi, dei palazzi abbandonati e spesso dei trucchi contabili per qualche ente sull’orlo della bancarotta, siamo giunti al primo punto nodale: la CEDOLARE SECCA SUGLI AFFITTI.
Anche questo non è federalismo, è una forma difficile (pre borghese) di autonomia impositiva dei comuni. Il centro sud avrà problemi ad attuarlo e non è detto che ci riesca il nord. Io credo che questo sarà il capro espiatorio per Berlusconi dopo l’eventuale approvazione formale dei cinque punti per l’avvio della fase della rottura dell’alleanza di centro destra.
Sull’agenda delle riforme dico solo che i 5 punti sarebbero un’agenda possibile per un Fini che credesse ancora nel PDL, ma ora lui non l’attuerà. Manca anche l’agenda alternativa perché Fini è da tempo un uomo da istituzioni e potere, ha sempre avuto dei limiti di immaginazione politica e la prudenza di fondo lascia poco spazio alla spregiudicatezza.
Lui ha bisogno di mesi per organizzare la sua forza politica, ma anche lui vorrà il voto e la sfida: lo ridico subito, per me voteremo a giugno 2011.
A CHI CONVENGONO LE ELEZIONI POLITICHE ANTICIPATE?
Berlusconi non può andare avanti con un governo minimo basato solo sul rapporto con la Lega.
Da un lato questa millanterebbe i suoi inesistenti successi elettorali per realizzare i suoi obiettivi politici, dall’altro Berlusconi continuerebbe a perdere l’appoggio di gruppi di interesse importanti e ci sarebbe un’ostilità culturale nel sud del paese. Il resto del lavoro lo farebbero le prossime crisi e le casse vuote. Di sicuro la Lega vuole per il suo partito il nome del candidato sindaco di Milano, cominceranno a parlarne presto! Si voterà anche a Bologna.
Solo il PD non vuole il voto, non so quali siano i loro problemi e progetti, so che il loro sprecare gli spazi televisivi per spiegare regole e competenze è suicidio politico, uno di quei modi di pensare che Occhetto doveva buttare a mare 15 anni fa! Il modo di parlare di un Fassino o di un Penati è burocrazia pura, la gente trova davanti il dipendente pubblico che non ha sbrigato la sua pratica il giorno prima……
Il voto serve al PDL, ma questo partito può solo uscirne ridimensionato e con un avversario in più. In ogni caso quel voto segnerebbe un cambio di epoca politica nella storia italiana: non so dirvi ora cosa subentrerebbe al quindicennio berlusconiano.
Fini sta fondando un partito, soprattutto nel centro sud ed è già un avversario politico del PDL. Non credo si tratti di quella “destra normale” che qualche democratico invoca a sproposito.
Sicuramente non avremmo un “paese normale”! I paesi normali non esistono esistono solo tanti casi particolari: una super potenza mondiale, varie potenze in ascesa, le potenze regionali, i paesi sovrani locali, gli stati indipendenti apparenti e le aree in sofferenza per guerra o fame; niente altro.
Noi usiamo la retorica del “paese normale” perché abbiamo una destra e una sinistra NON NORMALI.
Al congresso del PDL abbiamo visto un liberalismo economico di fino ottocento e a livello politico non si supera il 1848. A sinistra la degenerazione burocratica e le relazioni tra il partito e i propri interessi nascosti diffusi con enti amici avvelenano l’aria. Il PD è un ente pubblico aggiunto agli altri. Il centro è in formazione da 15 anni, a ferragosto è nato su una spiaggia il partito della nazione, devo dirlo al professor Nappini che è stato a Parigi e forse non ha avuto la notizia, certamente ne avrebbe fatto volentieri a meno.
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Franco Allegri è presidente dell’associazione Futuroieri e laureato in scienze politiche e si dedica alla libera informazione politica ed economica anche traducendo gli scritti e le lettere di Dennis Kucinich, Michael Moore, Ralph Nader e Lester R. Brown. Fa parte del meetup di Beppe Grillo di Empoli. Per approfondire visita il sito http://digilander.libero.it/amici.futuroieri e cercare il suo diario sulla crisi. Su Facebook è Futuro Ieri.
In effetti…
A che serve un Partito della Nazione se non c’è nessun valore o principio comune fra le disperse genti del Belpaese e le sue sedicenti classi dirigenti?
Un nuovo partito…come al solito!