De Reditu Suo – 3° libro: L’Italia della presente miseria

De Reditu Suo – Terzo Libro
L’Italia della presente Miseria

23/04/2010
Del Prof. I. Nappini
“Sono Povera con due bambini senza casa e lavoro aiutate mia famiglia con un poco di soldi per amor di dio grazia, dio di Protegga” così recitava il biglietto di una signora che chiedeva l’elemosina ai pendolari del treno Firenze – Pistoia in questo aprile 2010.
FORSE C’È ACCATTONAGGIO PATOLOGICO E PROFESSIONALE O FORSE C’È UNA REALTÀ DI VERA MISERIA CHE STA DIETRO AL BIGLIETTO.
Non saprei che cosa pensare.
Comunque ho associato questa cosa patetica a un diverso ricordo.
SI TRATTA DI UN QUADRO, UNA COSA CERTAMENTE DELL’OTTOCENTO CHE HO VISTO DUE O TRE VOLTE NELLA FACOLTÀ DI LETTERE NELLA SALA DOVE SI DISCUTONO LE TESI DI MATURITÀ E SI PROCLAMANO DOTTORI I CANDIDATI.
Il quadro rappresenta un borghese ottocentesco, forse è stato un antico barone universitario o forse un personaggio illustre della vita cittadina.
La sua figura è immersa in un corridoio buio, in un nero quasi innaturale.
Il volto dell’uomo lascia uno sguardo severo nella direzione di chi osserva, dall’alto di un tempo diverso e dell’immobilità del dipinto.
Quella figura con i suoi vestiti impeccabili, con il suo volto pulito, con la sua pancia e la calvizie ormai prossima sembra giudicarti, quasi fosse un ulteriore membro della commissione di laurea che trapassa con gli occhi tutta la vita del candidato.
ECCO QUEST’IMMAGINE PATERNALISTICA E AUTORITARIA CHE RACCONTA DUE EVIDENZE DELLA VECCHIA ITALIA: LA PRIMA È CHE SI TRATTAVA DI SOCIETÀ BORGHESE CHE PRETENDEVA DI REGGERSI SUI SUOI VALORI E DI GIUDICARE CON GIUSTIZIA SULLA BASE DI ESSI, LA SECONDA È CHE QUESTA SOCIETÀ È ENTRATA TUTTA NEL CORRIDOIO NERO DELLE COSE FINITE E MORTE.
Qui le due immagini quella del biglietto della mendicante e quella del ritratto del “borghese” della sala dove si discutono le tesi si confondono mettendo assieme passato remoto e immediato presente.
IL MONDO DI PRIMA CON LE SUE CERTEZZE È STRAMORTO, polvere di cose morte dispersa dal vento da decenni, quello nuovo si sta forgiando nell’incertezza e nella paura della povertà da parte proprio di quei ceti piccolo-borghesi e borghesi che prima erano il cemento sociale ed elettorale che permetteva ai “galantuomini” di giudicare il mondo umano dall’alto dei loro privilegi e delle loro certezze più o meno razziste e scientifiche.
Leggo il biglietto della mendicante e il ritratto appeso in facoltà come i due estremi di una vicenda umana: IL MONDO BORGHESE È AVANZATO GIUDICANDO, DISTRUGGENDO, CREANDO, RICOSTRUENDO e a furia di scaraventarsi in avanti È ARRIVATO AL CAPOLINEA IN QUESTO TEMPO.
Questi anni sono post-borghesia perchè tutto è già finito e quel mondo borghese forte e originario oggi privo di veri antagonisti ha smarrito le sue ragioni più profonde e la sua natura e si è corrotto assumendo atteggiamenti e modi d’esistere e di stare la mondo CHE NON ERANO I SUOI MA QUELLI DELLA DELINQUENZA E DELLA STRANEZZA.
Mi riferisco al modo con cui si è “borghesi” oggi: basta essere ricchi e possibilmente famosi a prescindere da come i denari siano arrivati, da quale sia la provenienza sociale, la storia personale, le origini della famiglia e della nazionalità.
MA QUESTA NON È PIÙ “BORGHESIA” MA ALTRO.

Il professor Nappini cura il sito http://noglobalizzazione.ilcannocchiale.it

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