Nessuno s’illuda sul voto Abruzzese
Dico subito che considero errate la gran parte delle valutazioni espresse sui giornali e in TV in merito al voto regionale Abruzzese di domenica e lunedì scorso.
Il primo dato importante è quello del vincitore dato che tali elezioni servivano ad eleggere il presidente della regione destinato a sostituire il dimissionario Ottaviano Del Turco.
Ha vinto Chiodi, questo è il dato principale e ha avuto il 48% dei voti contro il 42% del candidato della sinistra e dell’Italia dei Valori.
In consiglio non avrà una maggioranza consistente, ma potrà governare. Nel maggioritario basta arrivare primi, serve un voto in più e non conta tanto che voti il 50 o il 90% degli aventi diritto.
Anzi se vota meno gente è meglio (questo lo sostengono i politologi, io illustrerò la mia idea poco sotto).
Tutte le analisi che hanno valutato i risultati delle varie forze politiche lasciano il tempo che trovano perché fanno finta di considerare il secondo dato importante: L’ASTENZIONE.
L’importanza degli astenuti va chiarita: essa ha rilevanza solo rispetto ad eventuali elezioni future, ad esempio le prossime europee alle quali questa gente potrebbe decidere di partecipare.
Ricordo che un astenuto non fa solo la scelta di non partecipare, esso
accetta anche la decisione espressa dalla maggioranza.
Il crollo del PD è poca cosa, le nuove inchiesta e la loro carenze di progetti politici porteranno a nuove perdite future. Queste saranno maggiori se diventeranno più evidenti le collusioni corporative fra il vecchio polo speculativo di destra e quello burocratico di sinistra.
Non sono contento nemmeno del risultato della lista del giudice Di Pietro: AL NETTO DELLE ASTENZIONI HA SI AUMENTATO I SUOI VOTI, ma se si fa una proporzione con gli astenuti i voti ottenuti ci dicono che tale lista non ha raggiunto il 10% dei voti espressi in un elezione normale.
Certamente la maggioranza degli astenuti aveva votato in passato il centro sinistra ma una parte di loro aveva scelto polo e destra e per ora stanno alla finestra, poi non è facile considerare i troppo anziani che smettono di votare e quei giovani che sicuramente hanno ritardato la loro prima decisione.
Dico questo anche per introdurre la riflessione finale sulla struttura dell’IDV.
Quando nacque questo partito fui tra i fondatori, sia a Firenze che a Empoli dove lo fondammo io, due fiorentini e una coppia di sposini appena arrivati in città che negli anni ho perso di vista. Fu un incontro a cinque che non poteva avere futuro anche perché le mie dissidenze con Di Pietro mi avevano già persuaso a lasciare quella lista.
Il problema di quel partito è semplice e duplice.
Da un lato non si può rifondare un sistema politico nel contrasto fra onesti e ladri, una delle due parti non è ammissibile e l’onestà dovrebbe essere un requisito generale non un tratto distintivo di un partito.
Dall’altro il partito degli onesti ha un presidente fondatore che lo gestisce e lo regola a suo piacimento in modo personalistico, senza rispettare come si dovrebbe le regole democratiche e la partecipazione.
Abbiamo visto quanti parlamentari selezionati da lui (per non dire raccomandati o cooptati) sono saliti e scesi dal suo carro negli anni passati e questo dipende dal fatto che quel partito non seleziona bene i suoi dirigenti e non favorisce la sua base attiva che del resto non è consistente.
Come chiudere: forse dicendo che un’elezione abruzzese non ha mai cambiato il mondo!
Io preferisco sottolineare che per il 2009 prevedo una crisi sia economica che politica per l’Italia e che questo tema meriterà nuove riflessioni in futuro. Ne riparleremo.
pur condividendo alcune cose espresse, tengo molto alla lingua italiana:
astensione/astensioni!!! e non astenzione/astenzioni