Empoli: Ancora allarme rifiuti
Ma cosa sarà successo?
Ad Empoli sono nate le nuovissime minidiscariche. A causa della gente che disprezza la realizzazione di inceneritori e grandi discariche si è provveduto alla decentralizzazione di quest’ultime. Infatti già da tempo ad Empoli si possono ammirare le oasi della spazzatura. Gli empolesi si possono recare a scaricare i loro rifiuti senza dover più utilizzare i ben noti cassonetti. Speriamo che questo non porti al dover dire “ci vuole l’inceneritore” a causa di incompetenze di gestione del problema dei rifiuti. In consiglio comunale si è già parlato di inceneritore senza informare i cittadini su quello che comporta. Ben venga la produzione di energia termica, trasformata in meccanica e poi in elettrica ma noi preferiamo le centrali che già ci sono.

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Un inceneritore comporta un inquinamento enorme nonostante le ultime mode dei filtri e della tecnologia che li ha migliorati e per questo vengono chiamati termovalorizzatori. Bisogna che le amministrazioni pubbliche sensibilizzino la gente ad inquinare meno e soprattutto la grande distribuzione cambi le loro decisioni strategiche e commerciali dopo che che ai banchi gastronomia propongono l’affettato in vaschette già confezionate in modo che i clienti non si fermino ad aspettare il loro

Centro raccolta rotonda tennis pozzale
turno (comodo ora ma in futuro?) se vogliono l’affettato. Un manager che non vede oltre il suo naso non è degno di ricoprire la carica di questa categoria di tutto rispetto, e sono loro che hanno la responsabilità altrimenti tutti sarebbero dirigenti. Ad esempio i contenitori dei detersivi. Perchè coop non si impegna a realizzare un contenitore per il detersivo liquido per i suoi clienti i quali lo possono riempire (e quindi utilizzare più volte) comodamente all’interno del negozio e ovviamente pagare alla cassa la ricarica? Così si ridurrebbe l’uso di contenitori plastici e mi dispiace per chi li produce. Inoltre si segnala il grande successo del fontanello realizzato in Via Della Maratona ad Empoli zona stadio. Molte persone, per il fatto che è tutto “a gratis” riempiono le bottiglie in vetro e/o plastica, così: 1) non devono comprare l’acqua, 2) non inquinano con la plastica delle bottiglie come si vede dalle foto 3) pagano una quota parte dell’acqua utilizzata da tutti e se qualche parassita tende a sprecarla si sentono in dovere di richiamare il demente.
Circa tre anni fa, coloro che come noi nutrono una certa sensibilità verso l’ambiente, gioirono alla notizia che Revet, l’azienda pubblica incaricata di provvedere alla raccolta differenziata di rifiuti riciclabili, aveva dato avvio ad una produzione di manufatti fabbricati con plastica riciclata, dando così un senso concreto all’impegno di tutti coloro che prima di gettare via i propri rifiuti li separano accuratamente.
Tale progetto fu realizzato grazie ad un contributo a fondo perduto di oltre 4 milioni di euro, che la Regione Toscana concesse a Revet Spa. Peccato che questo grande impegno economico sia servito solo a produrre pochi esempi di panchine e tavoli che abbiamo visto esporre in occasione di manifestazioni come Terrafutura o Festambiente, dove Revet ha persino raccolto premi per l’impegno nell’innovazione. Di sicuro c’è che al di fuori di simili eventi, le panchine e i tavoli di Revet non li abbiamo più visti ed in concreto quel tavolo e quella panchina sono costati a noi contribuenti quanto sculture del Canova, ma ancor più sconcertante è sapere che da oltre un anno Revet ha chiuso l’impianto deputato alla produzione tali manufatti, oltretutto senza darne una motivazione oggettiva.
E’ senza dubbio inquietante vedere come ingenti capitali pubblici siano spesi senza alcuna responsabilità da parte di chi è investito dell’autorità per amministrarli e che iniziative interessanti siano soppresse per incapacità gestionale, ma ancora più grottesco è scoprire che progetti analoghi riescono a funzionare in uno dei paesi più poveri del globo, basta visitare il sito dell’associazione non governativa senza fine di lucro Lvia http://www.lvia.it, per vedere che a Ouagadougou, in Burkinafaso, è attivo un impianto che raccoglie, seleziona e ricicla plastica post-consumo chiudendo l’intero ciclo di filiera con la fabbricazione di prodotti finiti.
A questo punto, presa visione dei fatti, non ci resta che invitare i responsabili di Revet a formare le proprie capacità sulle esperienze dei loro colleghi sud sahariani, molto meno pagati ma molto più efficienti.
Intanto la plastica continua ad ammassarsi ai piedi dei cassonetti stracolmi.