10/02/2009 IN FUTURO GLI ANZIANI PARLERANNO DELLA CRISI DEL 2009

Di F. Allegri
Ad inizio ottobre T. Pulsinelli su carmillaonline riflettendo sulla crisi delle borse scrisse un articolo che titolò: “Wall Street al tappeto”. All’inizio dell’articolo Pulsinelli ricordava i vari lunedì neri che si erano succeduti, parlò del settembre nero della borsa e definì il 2008 l’anno nero del secolo. Condivido molte sue affermazioni, soprattutto quella dove parla dei derivati che ammontano a 20 volte la ricchezza mondiale e quella dove ricorda che il piano Paulson aumentò il debito nazionale di un terzo. Però a mio avviso le cose non stanno così perché l’anno nero della recessione sarà il 2009. In futuro si parlerà della crisi del 2009 come si fa oggi quando si dice la crisi del 1929.
Non solo; l’anno scorso la crisi ha colpito duro, ma non tutti mentre nel corso del 2009 essa toglierà qualcosa a tutti e in tutto il mondo. In questo contesto l’Italia non è il paese che rischia di più, anzi non avrebbe grandi problemi (FIAT a parte) se non avesse il debito che ha.


L’economia italiana si basa sui distretti industriali e ognuno di loro affronterà la crisi a modo suo. Avranno molti problemi il Piemonte e le aree Fiat nel sud d’Italia e avranno problemi vari distretti industriali ma non altri.
Tra questi è in crisi da alcuni anni quello del cuoio e della pelle della Valdelsa e le previsioni si fanno più tetre ogni giorno mentre è al lumicino la produzione di vetro ad Empoli, anche in questo caso il malessere viene da lontano e le cause principali sono tutte nazionali.
Questa super crisi colpisce realtà già colpite e ferite dalla globalizzazione perché di questo si tratta. E’ la globalizzazione che ha trasformato Cina e India nelle fabbriche del mondo trasformando milioni di poveri contadini in operai senza diritti e con stipendi bassi. E’ una storia che si ripete, già vista mille volte.
Continuando a parlare della nostra crisi, devo dire che i problemi non finiscono qui. C’è anche intorno a noi una crescente crisi politica, di sinistra che ha una natura nuova e mai vista.
Essa ha due caratteristiche: da un lato che definirei privato i partiti di sinistra si stanno trasformando in burocrazia elitarie e composte da un numero limitato di persone che si occupano di tutto ma raggiungono e si rivolgono a fasce limitate di popolazione.
In tempi di crisi questo distacco privato conduce in breve tempo ad un distacco dalle istituzioni e dalle manifestazioni politiche e anche sindacali. Per la prima volta ieri sera ho visto in TV, sul canale La7 la pubblicità di uno sciopero credo previsto per il 13, ma non ne sono sicuro.
Dal lato pubblico abbiamo la crisi delle istituzioni che possiamo misurare solo dalle attività di comuni e province, ma vi dico che ci sarebbe anche un aspetto amministrativo interno dovuto ad un pessimo testo unico che presto sarà abolito: speriamo in meglio!
I nostri comuni sono in crisi quasi tutti (fanno eccezione Vinci e Montelupo) e da tempo. Ora la crisi arriva ad Empoli e sarà percepita attraverso la crisi del commercio e del traffico.
Nei prossimi mesi la vita cittadina sarà paralizzata dagli ingorghi: oggi è sotto gli occhi di tutti quello di Viale Boccaccio, ma dopo questo avremo ingorghi dovuti ai lavori lunghissimi al ponte vecchio poi avremo ingorghi al Terrafino per i lavori in quella zona e li avremo tra Marcignana e Ponte a Elsa e forse anche fra l’Isola e La Scala. Ci attendono ingorghi ovunque e per mesi.
Potremmo avere ingorghi anche in prossimità di Cortenuova, la dove ci sono i ruderi della vecchia vetreria perché anche in quella zona dovrebbe sorgere un grande magazzino. Quello della destra, si parla di un PAM o di un ESSELUNGA, ma il tema è delicato.
Comunque anche li avremo presto nuovi ingorghi e anche per quella zona i progetti non hanno fatto i conti con la crisi e il mondo che cambia.
Empoli si prepara a ricevere nuove strade e nuovi grandi magazzini in un periodo di crisi, questa è la verità. Si aggiungono piccoli sconvolgimenti al grande problema.
Questa smania urbanizzatrice della nostra giunta che prevedeva grandi magazzini ovunque sarebbe stata comprensibile negli anni d’oro del consumismo, ma in anni bui come questi si va contro la storia e si creano problemi enormi al commercio locale.
Da un lato sono entrati in crisi tanti esercizi del mega stabilimento Coop dall’altro sono chiusi vari esercizi in centro. Certo: la crisi ha ridotto i consumi della gente in modo generalizzato.
Gli empolesi farebbero bene a preoccuparsi un po’ di più.

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