DEPRESSIONE E INFLAZIONE

Questo articolo di allegri era rimasto in attesa di pubblicazione per cause tecniche, nel frattempo la situazione è collassata ed è successo di tutto, articolo molto interessante per capire cosa ci stà venendo incontro, e questo è niente adesso saranno le aziende a chiudere e la disoccupazione esploderà, sono uccelli senza zucchero i così detti cazzi amari. 

Tratto da Futuroieri copyleft
http://digilander.libero.it/amici.futuroieri
Anche questo uragano si è abbattuto sulle borse, è stato forte, ma non fortissimo. La borsa italiana si è stabilizzata tra quota 25000 e 26000 sui livelli che scrissi a luglio e (salvo sorprese) dovrebbe restare su queste dimensioni. La borsa di Londra è scesa sotto i 5000 punti mentre quella americana resta sopra i 2080. Tokio è a 11300. Sono tutti livelli che possono resistere tre mesi pur oscillando leggermente. A dicembre o anche all’inizio di gennaio, o in entrambi tali periodi avremo certamente nuovi problemi che preciserò nei prossimi articoli.

Andrebbe considerato a parte il solito raid sull’Iran che può avvenire in ogni momento e che fonti internet prevedono per il 26 ottobre. Tuttora va tenuto presente ma escluso momentaneamente dalle analisi, certamente sarebbe un ulteriore aggravio dei problemi.


Voglio cominciare a parlare del nuovo anno: la finanza disperata continuerà a speculare sui cibi e provocherà il rialzo dei prezzi e nuova inflazione che sarà alimentata anche da altri processi economici. Speculano sul grano da due anni e nel 2009 attaccheranno il caffè, lo zucchero e il cacao.
L’anno prossimo una tazzina costerà un euro dappertutto. Lo sappiamo da sei mesi!
In borsa non c’è più guadagno, almeno per i piccoli risparmiatori. Anche i grandi non stanno meglio, ma loro hanno i mercati alimentari e quello cartaceo del petrolio. Devo ribadire che la speculazione sul petrolio riparte dal fatto che il costo base del petrolio è intorno ai 6 dollari (TRASPORTO ESCLUSO) al massimo. Il resto è guadagno normale (DITE VOI QUANTO) E SPECULATIVO.
“I risparmiatori non dovrebbero entrare nel giogo delle borse” è una verità semplice, ma anche io ho dovuto leggere Nader per capirlo. La gente desidera il denaro senza lavorare. Non è possibile. E’ più facile perdere soldi, anche molti se si finisce nelle mani di operatori di borsa incapaci e disinformati. Sono la maggioranza, poi non dimenticate che se tizio guadagna a Forlimpopoli e perché caio ha perso a Vattelapesca.
L’infatuazione per le borse non è un pensiero assurdo, fa parte dei concetti culturali dominanti. Queste ideologie prevedono anche il trasferimento in Cina degli impianti industriali, l’abbandono degli anziani nelle mani di donne straniere in fuga da quei paesi dell’est che vivono la prima crisi dopo il crollo del comunismo.
Solo un prezzo non aumenterà: quello delle case! In America le abitazione perdono valore a vista d’occhio. Quest’anno si parla di cali che vanno dal 10% al 25%. In parte questa crisi arriverà in Italia nei prossimi mesi. Chi vuol comprare aspetti qualche mese. Basta che abbia i soldi, fare un mutuo oggi è quasi come suicidarsi.
Intanto continuano le bancarotte a catena, in USA crollano anche le imprese e falliscono le compagnie aeree dappertutto. Anche la salvezza di Alitalia è tutta da dimostrare e da mettere alla prova del volo.
Non bisogna dimenticare che il crollo delle borse, anche quello appena avvenuto porta con se chiusure di imprese, licenziamenti, perdite di salari e questo non accadrà solo in USA. Parlo di una recessione globale quasi universale. Hanno soldi da spendere sia la Cina che l’India, sia il Brasile che la Russia, ma non sono giganti economici e questi stati possono solo ritardare le sofferenze. Hanno da comprare il grano e il riso e non si tratta di modiche quantità. Pagheranno le merci ai prezzi imposti ovvero si assoggetteranno alle inflazione e poi si rifaranno con le esportazioni dei loro prodotti. Il circuito inflattivo si attiverà e si allungherà. La fortezza europea e la sua super banca sono in allarme e coscienti. Lo sono meno le componenti politiche e le popolazioni.
E’ diverso il caso dei paesi OPEC, ma certamente nei prossimi anni vedranno calare gli ordinativi di greggio. Ma l’inflazione da greggio è meno forte di quella che graverà sulle necessità primarie che hanno già portato il pane a costare 6000 lire al chilo in città come Milano.

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